lunedì 17 febbraio 2025

Tom Collins: l'alternativa fresca e frizzante al Gin Tonic

 

Stanco del solito Gin Tonic? Il Tom Collins è la scelta giusta per chi cerca un drink più complesso, fruttato e altrettanto dissetante. Con il suo perfetto equilibrio tra la botanica del gin, l'acidità del limone e l'effervescenza della soda, questo cocktail è una delle alternative più eleganti e soddisfacenti al mondo dei long drink.

La storia del Tom Collins è un affascinante intreccio di leggende. La più famosa risale al 1874, quando a New York si diffuse una burla virale: si raccontava che un certo Tom Collins andasse in giro a sparlare della gente, spingendo molti a cercarlo nei bar della città . I bartender, per rispondere a tutti quelli che chiedevano di questo fantomatico personaggio, inventarono un cocktail a lui dedicato .

In realtà, le origini sono probabilmente inglesi e risalgono alla metà dell'Ottocento. Si narra che un barman di nome John Collins, che lavorava al Limmer's Hotel di Londra, preparasse un drink simile con gin, limone, zucchero e soda . La ricetta venne poi codificata da Jerry Thomas, considerato il padre della miscelazione moderna, che la incluse nel suo celebre "Bartender's Guide" del 1876 .

La caratteristica che distingue il Tom Collins dal fratello John Collins è l'uso di un gin specifico. La ricetta tradizionale prevede l'Old Tom Gin, una versione leggermente più dolce e rotonda rispetto al più comune London Dry Gin .

L'Old Tom era popolare nell'Inghilterra del XVIII secolo, quasi scomparso durante il proibizionismo e riscoperto solo di recente grazie al movimento dei cocktail artigianali . Oggi è prodotto da diverse distillerie, ma se non lo trovi, un buon London Dry Gin funzionerà benissimo .

La preparazione del Tom Collins è semplice e veloce, ma richiede attenzione agli ingredienti e alla tecnica.


Ingredienti :

  • 50-60 ml di Old Tom Gin (o London Dry Gin)

  • 25-30 ml di succo di limone fresco (appena spremuto)

  • 15-20 ml di sciroppo di zucchero (o 2 cucchiaini di zucchero semolato)

  • Soda (o club soda) ghiacciata

  • Ghiaccio

  • Per guarnire: fetta di limone, arancia e ciliegia al maraschino


Preparazione :

  1. Raffredda il bicchiere: Riempi un bicchiere Collins o Highball con cubetti di ghiaccio.

  2. Miscela gli ingredienti: In un altro bicchiere o shaker, versa il gin, il succo di limone e lo sciroppo di zucchero. Se usi lo zucchero semolato, assicurati che si sciolga bene.

  3. Costruisci il drink: Versa il composto nel bicchiere con il ghiaccio.

  4. Aggiungi la soda: Riempi il bicchiere con la soda ghiacciata. Un consiglio: versa la soda per ultima senza mescolare troppo, per non far perdere le bollicine .

  5. Guarnisci: Completa con una fetta di limone, una fetta d'arancia e una ciliegia al maraschino.


La struttura del Tom Collins (distillato, agrumi, zucchero e soda) è così versatile che ha dato vita a un'intera famiglia di cocktail. La variante più famosa è il John Collins, che sostituisce il gin con il bourbon o il whiskey . Altre versioni includono il Vodka Collins, il Ron Collins (con rum) e il José Collins (con tequila) .



domenica 16 febbraio 2025

Chartreuse Swizzle: il cocktail verde che ha conquistato il mondo

 


Il Chartreuse Swizzle è un cocktail che porta l'erboristico del liquore dei monaci certosini direttamente nel cuore della miscelazione tropicale. Il suo colore verde brillante e il suo sapore unico lo hanno reso un classico moderno, molto amato nei bar di tutto il mondo.

Il Chartreuse Swizzle è nato nel 2003 a San Francisco per mano del bartender Marcovaldo Dionysos. La ricetta vinse un concorso sponsorizzato dalla Chartreuse e debuttò al Harry Denton's Starlight Room. La sua grande popolarità, però, arrivò nel 2008, quando entrò nel menu del rinomato Clock Bar. Il cocktail ha avuto un ruolo chiave nel rilanciare la popolarità della Chartreuse, che aveva visto un calo di vendite negli anni '80 e '90.

La ricetta ufficiale, riconosciuta dall'International Bartenders Association (IBA), è il punto di partenza per il perfetto equilibrio di questo drink.


Ingredienti:

  • 45 ml di Green Chartreuse

  • 30 ml di succo di ananas fresco

  • 22,5 ml di succo di lime fresco

  • 15 ml di Falernum (preferibilmente Velvet Falernum)


Ecco i passaggi per realizzare questo cocktail in pochi minuti.


Attrezzatura necessaria:

  • Un bicchiere Collins o Highball alto

  • Ghiaccio tritato o a cubetti

  • Uno swizzle stick o un normale bar spoon


Procedimento:

  1. Riempire di ghiaccio: Riempi quasi completamente il bicchiere di ghiaccio tritato. Il ghiaccio tritato è essenziale per questo drink, per raffreddarlo rapidamente e ottenere la giusta diluizione.

  2. Aggiungere gli ingredienti: Versa tutti gli ingredienti direttamente nel bicchiere, sul ghiaccio.

  3. Swizzlare: Inserisci lo swizzle stick o il cucchiaio nel bicchiere. Se usi uno swizzle stick, ruotalo rapidamente tra i palmi delle mani; se usi un cucchiaio, mescola energicamente con un movimento verticale. L'obiettivo è mescolare, raffreddare e creare la caratteristica glassa all'esterno del bicchiere.

  4. Completare e guarnire: Aggiungi altro ghiaccio tritato fino a formare una bella montagnola. Guarnisci con un rametto di menta fresca e una grattugiata di noce moscata.


Consigli per un drink perfetto

  • Falernum: È l'ingrediente segreto che conferisce note speziate di chiodi di garofano. Si trova nei migliori negozi di liquori sotto il nome di Velvet Falernum. Se non lo trovi, puoi preparare un infuso semplice con sciroppo, chiodi di garofano e scorza di lime.

  • Qualità del succo: Usa succo di ananas e lime appena spremuti. La freschezza di questi ingredienti è fondamentale per l'equilibrio del cocktail.

  • Chartreuse: La ricetta classica prevede la Green Chartreuse. La versione gialla, più dolce, altererebbe l'equilibrio del cocktail.


Il Chartreuse Swizzle è il cocktail perfetto se cerchi un drink che sia al tempo stesso rinfrescante, complesso e con una storia affascinante. Un viaggio tra le Alpi francesi e i tropici, racchiuso in un solo bicchiere.




sabato 15 febbraio 2025

Jungle Bird: il cocktail tropicale che ha sfidato le convenzioni

 


Nel variegato universo dei cocktail, pochi drink hanno una storia tanto affascinante e controcorrente quanto il Jungle Bird. Nato in un luogo inaspettato e con ingredienti che sfidano le regole della miscelazione tiki, questo cocktail è un perfetto esempio di come l'audacia possa creare capolavori.

A differenza della maggior parte dei cocktail tiki, che affondano le loro radici nei Caraibi o negli Stati Uniti, il Jungle Bird è nato a Kuala Lumpur, in Malesia, il 6 luglio 1973 . Fu creato da Jeffrey Ong, beverage manager dell'Aviary Bar al Kuala Lumpur Hilton Hotel, per celebrare l'inaugurazione del primo albergo a cinque stelle della capitale malese .

Il nome "Jungle Bird" deriva dalla grande voliera che si trovava accanto al bar, dove i clienti potevano ammirare uccelli esotici mentre sorseggiavano il loro cocktail . La presentazione originale era spettacolare: il drink veniva servito in bicchieri di porcellana a forma di uccello, decorati con orchidee. Peccato che questi bicchieri particolari sparissero a ritmi impressionanti, sottratti dai clienti come souvenir, e vennero presto sostituiti da calici più tradizionali .

Ciò che rende il Jungle Bird unico nel panorama della miscelazione tiki è la presenza di un ingrediente inaspettato: il Campari . In un mondo di drink dominati da sapori dolci e fruttati, l'amaro italiano sembrava un'eresia. Eppure, come spesso accade, è proprio questa combinazione apparentemente strana a funzionare meravigliosamente.

La dolcezza naturale dell'ananas e dello sciroppo di canna Demerara si sposa perfettamente con l'amaro del Campari, mentre il lime fresco e il rum blackstrap aggiungono profondità e complessità . Il risultato è un cocktail che riesce a essere al tempo stesso rinfrescante e strutturato, dolce e amaro, tropicale e sofisticato.

Nonostante la sua popolarità in Malesia, dove è considerato il cocktail nazionale, il Jungle Bird è rimasto a lungo sconosciuto al di fuori del Sud-est asiatico . La sua prima apparizione in un libro di cocktail americano risale al 1989, ma fu solo nel 2002 che Jeff "Beachbum" Berry, famoso storico della cultura tiki, ne pubblicò la ricetta nel suo libro "Intoxica!", facendolo conoscere a un pubblico più ampio .

La versione che ha conquistato il mondo, quella ufficialmente riconosciuta dalla IBA (International Bartenders Association) dal 2024, è una rivisitazione del bartender newyorkese Giuseppe Gonzales, che sostituì il rum giamaicano con il più aromatico rum blackstrap e modificò le proporzioni .

La ricetta IBA

Ingredienti :

  • 45 ml di rum blackstrap

  • 22.5 ml di Campari

  • 45 ml di succo di ananas

  • 15 ml di succo di lime fresco

  • 15 ml di sciroppo di zucchero Demerara


Preparazione: Versare tutti gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio, shakerare vigorosamente e filtrare in un bicchiere rock pieno di ghiaccio. Guarnire con uno spicchio di ananas .


Il Jungle Bird è la dimostrazione che l'audacia in miscelazione paga. Un cocktail che osa mescolare tradizioni lontane e sapori contrastanti, regalando un'esperienza unica che ha conquistato il mondo. Oggi, da semplice drink di benvenuto in un hotel di Kuala Lumpur, è diventato un classico amato nei migliori cocktail bar del pianeta .


venerdì 14 febbraio 2025

L'incredibile storia di Uncle Nearest: l'uomo che insegnò a Jack Daniel a fare il whisky

 


C'è una storia che per oltre un secolo è rimasta sepolta nella polvere del tempo, nascosta tra le pieghe di una narrazione che aveva scelto di dimenticare. È la storia di Nathan "Nearest" Green, un uomo che fu schiavo, poi divenne il primo master distiller afroamericano mai registrato e, soprattutto, l'uomo che insegnò a Jack Daniel l'arte di fare il whisky. Un capitolo fondamentale della storia del Tennessee whiskey che è stato riscritto solo di recente grazie alla tenacia di una donna, Fawn Weaver.

Nathan Green, conosciuto come "Uncle Nearest", era uno schiavo che lavorava per un predicatore di nome Dan Call in una fattoria di Lynchburg, nel Tennessee. Fu proprio Call a presentare il giovane Jack Daniel, orfano, a Nearest, affidandogli il compito di insegnargli tutto ciò che sapeva sulla distillazione del whisky. Nearest era noto per la sua abilità nel processo di charcoal mellowing (la filtrazione del distillato attraverso carbone di acero), un passaggio che sarebbe poi diventato il segno distintivo del Tennessee whiskey, noto come Lincoln County Process.

Il ragazzo bianco e l'uomo nero crebbero insieme, in un rapporto che la ricerca definisce "uno dei primi casi di alleanza" in un'epoca in cui simili legami erano rari. Dopo la Guerra Civile e l'abolizione della schiavitù, Jack Daniel acquistò la distilleria di Call e assunse Nearest come suo primo master distiller. La loro collaborazione continuò, e dopo la morte di Nearest, tre dei suoi figli e due nipoti continuarono a lavorare per la distilleria. Una tradizione familiare che ha visto almeno un membro della famiglia Green lavorare per la Jack Daniel Distillery per sette generazioni, con tre discendenti ancora oggi impiegati nell'azienda.

Per oltre cent'anni, Nearest Green rimase una figura oscura, menzionata in una biografia del 1967 ma ignorata per decenni. La svolta arrivò nel 2016, quando un articolo del New York Times rivelò il suo ruolo cruciale come maestro di Jack Daniel.

Quell'articolo catturò l'attenzione di Fawn Weaver, una scrittrice e imprenditrice di successo. Senza alcuna esperienza pregressa nel settore degli alcolici, Weaver decise di approfondire la storia e, con un'intuizione che avrebbe cambiato per sempre il mondo del whiskey, acquistò la fattoria dove Nearest aveva vissuto e lavorato, un terreno che era rimasto invenduto per 15 mesi. Trascorse un anno intero a fare ricerche, collaborando con oltre 20 storici per ricostruire con certezza la vita e il lascito di Nearest Green.

Nel 2017, Weaver lanciò il Uncle Nearest Premium Whiskey, il primo marchio di liquori a portare il nome di una persona di colore e l'unico completamente posseduto da una donna afroamericana. La sua missione non era solo commerciale, ma anche storica: onorare il lascito di Nearest Green e reimpostare la narrazione del Tennessee whiskey.

L'azienda ebbe una crescita esplosiva. Nel giro di due anni, il brand era distribuito in tutti i 50 stati americani e in 12 paesi. Nel 2019, aprì la Nearest Green Distillery a Shelbyville, in Tennessee, oggi la settima distilleria più visitata al mondo con oltre 200.000 visitatori nel solo 2023. Dal 2019 al 2024, Uncle Nearest è stato il whisky (incluso il bourbon) più premiato al mondo, collezionando una serie di riconoscimenti che hanno contribuito a rivalutare l'intera categoria del Tennessee whiskey.

Oggi, Uncle Nearest è il marchio di spiriti di proprietà di afroamericani più venduto a livello globale, con una valutazione che ha raggiunto i 900 milioni di dollari. Weaver, lontana dal mondo del venture capital, ha costruito un impero che si espande ora verso il cognac, con l'acquisto di un terreno di 100 ettari in Francia, e che sta per entrare nel mercato della vodka.

Uncle Nearest è più di un whisky: è un monumento alla storia, una dimostrazione che il riconoscimento, anche se arriva con oltre un secolo di ritardo, ha il potere di cambiare il mondo. E ora, come si legge sul sito dell'azienda, ogni sorso di questo whiskey non è solo un brindisi, ma un atto per "costruire insieme il prossimo grande marchio americano".


giovedì 13 febbraio 2025

Margarita, o perfetto o imbevibile: i segreti per non sbagliare

 


Il Margarita è un cocktail che sembra semplice, ma nasconde insidie micidiali. Tre ingredienti, un bicchiere con il bordo salato e una storia avvolta nel mistero. Eppure, basta un piccolo errore per trasformarlo in un'esperienza deludente. La verità è che il Margarita non ammette compromessi: o è perfetto, o è imbevibile . Scopriamo insieme come prepararlo alla perfezione, svelandone la storia, il profilo e i segreti dei grandi bartender.

La storia del Margarita è un groviglio di leggende che si contendono la sua paternità, tutte collocate tra gli anni '30 e '40 del Novecento . Una delle più accreditate lo vuole nato nel 1948 ad Acapulco, opera di Margaret Sames, che combinò Cointreau, tequila e lime in un cocktail che sarebbe poi diventato famoso in tutto il mondo . Altre versioni lo attribuiscono a Daniel Negrete, che nel 1936 lo creò al bar del Garci Crispo Hotel in onore della sua futura cognata Margarita . C'è poi la storia del barman Carlos "Danny" Herrera, che nel 1938 al Rancho La Gloria, vicino Tijuana, lo inventò per l'attrice Marjorie King, allergica a qualsiasi distillato tranne la tequila .

La versione più affascinante, però, è quella che vede il Margarita come una diretta evoluzione del Whiskey Daisy, un cocktail molto popolare a fine Ottocento. La parola daisy significa "margherita" in inglese, e la sua traduzione in spagnolo è appunto margarita . Il passaggio dal whiskey alla tequila sarebbe avvenuto naturalmente quando la ricetta varcò il confine con il Messico, dove il distillato di agave era l'ingrediente locale per eccellenza . Il cocktail fece poi il suo grande ritorno negli Stati Uniti in concomitanza con la Seconda Guerra Mondiale, quando la scarsità di distillati americani favorì le importazioni di tequila, contribuendo al successo planetario del Margarita . Oggi è uno dei cocktail più venduti al mondo, un classico intramontabile che ha saputo conquistare i palati di ogni generazione.

Il Margarita è un short drink dall'equilibrio perfetto tra sapori decisi. Il suo gusto è un gioco di contrasti: l'amaro e il vegetale della tequila si sposano con l'acidità brillante del lime fresco, mentre il triple sec (o il Cointreau) dona una dolcezza agrumata che lega il tutto. Il bordo di sale, infine, non è un vezzo ma un elemento funzionale: esalta gli aromi, smorza l'amaro e intensifica la percezione degli altri sapori . È un cocktail da sorseggiare, capace di essere al tempo stesso rinfrescante e complesso. Il suo grado alcolico si attesta generalmente intorno ai 25-30 gradi . La ricetta IBA (International Bartenders Association) prevede proporzioni precise: 50 ml di tequila (100% agave), 20 ml di triple sec, 15 ml di succo di lime appena spremuto .

La semplicità è l'arma a doppio taglio del Margarita. Ogni ingrediente deve essere di altissima qualità e la tecnica deve essere precisa. Ecco i segreti per non sbagliare:


La scelta della tequila

La tequila deve essere 100% agave. Le tequila economiche, che contengono solo il 51% di agave e il resto alcol di cereali, non hanno la complessità e il sapore necessari per un buon Margarita . Una tequila 100% agave, invece, offre note pulite e autentiche.


Il succo di lime appena spremuto

Questo è forse il punto più importante: usa solo lime fresco spremuto al momento. Il succo in bottiglia, anche se di buona marca, non regala mai la stessa freschezza e vivacità . Inoltre, quando spremi il lime, cerca di non andare troppo a fondo, perché la parte bianca vicino alla buccia è amara e potrebbe alterare il risultato finale .


Il ghiaccio e la miscelazione

Usa cubetti di ghiaccio grandi, che si sciolgono più lentamente e diluiscono meno il cocktail rispetto al ghiaccio tritato . Quando shakeri, fallo per non più di 15-20 secondi: il tempo giusto per raffreddare e amalgamare gli ingredienti senza annacquare il drink .


La bordatura di sale: una tecnica precisa

Per ottenere una bordatura di sale perfetta, usa un sale fine. Il sale grosso, troppo irregolare, non aderisce bene . Bagna il bordo del bicchiere (ben freddo) con un pezzo di lime, poi immergilo nel sale ruotandolo lentamente per ottenere uno strato sottile e uniforme. Attenzione a non esagerare: una patina leggera è sufficiente, non un tappeto di sale . Se vuoi, puoi salare solo metà del bordo, così i tuoi ospiti potranno scegliere se e quanto sale desiderano .


Il Margarita è un cocktail versatile. Si gusta sia come aperitivo che come after dinner , ed è il compagno ideale di stuzzichini salati come nachos, arachidi e mais gigante tostato . Se ami le varianti, prova il Tommy's Margarita, che sostituisce il triple sec con lo sciroppo di agave , oppure la versione frozen, frullata con ghiaccio per un risultato più fresco e cremoso .


mercoledì 12 febbraio 2025

Old Fashioned: Il Cocktail che ha fatto la Storia - Eleganza senza Tempo

 


L'Old Fashioned non è un semplice cocktail: è il cocktail. Un simbolo di eleganza senza tempo, un caposaldo della mixology che ha attraversato due secoli senza perdere un grammo del suo fascino . Sorseggiare un Old Fashioned significa assaporare un pezzo di storia, con lo stesso gusto autentico di oltre duecento anni fa .

La storia dell'Old Fashioned si intreccia con la nascita stessa della parola "cocktail". La prima definizione documentata del termine risale al 1806, quando un giornale statunitense descrisse il cocktail come un "miscuglio di spirito, bitter, acqua e zucchero" . Era proprio questa la ricetta base di quello che oggi conosciamo come Old Fashioned: un distillato a scelta, aromatizzato con bitter e addolcito con zucchero, servito su ghiaccio in un bicchiere basso .

Nel corso del XIX secolo, i bartender iniziarono a sperimentare, aggiungendo liquori, assenzio e ingredienti sempre più elaborati. Ma gli amanti della tradizione non ci stavano: volevano la ricetta "vecchio stile", quella semplice e autentica dei tempi che furono . Verso la fine del XIX secolo, per identificare questa bevanda alla vecchia maniera, si iniziò a utilizzare il termine Old Fashioned .

La ricetta codificata che conosciamo oggi ha una storia avvincente. Nel 1880, secondo la narrazione più accreditata, il colonnello James E. Pepper, un barman di vecchia scuola profondo conoscitore del Bourbon, servì per la prima volta la ricetta al Pendennis Club di Louisville, in Kentucky . Dopo averla perfezionata, Pepper partì per New York, dove la presentò al bel mondo al bar del leggendario Waldorf-Astoria Hotel . Da lì, la sua popolarità si diffuse rapidamente in tutti gli Stati Uniti.

La prima ricetta codificata la troviamo nel 1895, tra le pagine di "Modern American Drinks" di George Kappeler, che per primo mise nero su bianco le indicazioni per un drink a base di whisky con questa procedura: "Sciogliere una piccola zolletta di zucchero con un po' d'acqua in un bicchiere da whisky; aggiungere due gocce di angostura, un pezzetto di ghiaccio, un po' di scorza di limone e un jigger di whisky. Mescolare con un cucchiaino da bar e servire lasciandolo nel bicchiere" .

La ricetta dell'Old Fashioned è semplice, ma proprio per questo facilissimo da sbagliare . La sua magia sta nell'equilibrio perfetto tra pochi ingredienti di qualità, dosati con precisione.


Ingredienti

  • 45 ml di Bourbon o Rye Whiskey 

  • 1 zolletta di zucchero (o 2 cucchiaini di zucchero di canna) 

  • 2-3 gocce di Angostura Bitter 

  • 1 cucchiaio di soda (o acqua naturale) 

  • Ghiaccio a cubetti 

  • Scorza d'arancia e ciliegia al maraschino per guarnire 


Preparazione

La preparazione dell'Old Fashioned è un vero e proprio rituale, un momento di concentrazione e dedizione .

  1. Sciogliere lo zucchero: In un bicchiere Old Fashioned (o tumbler basso), posizionare la zolletta di zucchero e versarvi sopra l'Angostura bitter .

  2. Aggiungere l'acqua: Aggiungere un goccio di soda o acqua naturale .

  3. Amalgamare: Con un bar spoon (meglio se con il muddler, il piccolo pestello sulla testa del cucchiaio), schiacciare e mescolare fino a quando lo zucchero non si è completamente sciolto .

  4. Aggiungere il ghiaccio: Riempire il bicchiere per metà con cubetti di ghiaccio .

  5. Versare il whisky: Aggiungere il Bourbon o Rye Whiskey .

  6. Mescolare: Mescolare delicatamente con il bar spoon per circa 30 secondi, finché il cocktail non si è ben raffreddato e gli ingredienti si sono amalgamati . Aggiungere altro ghiaccio se necessario.

  7. Guarnire: Strizzare la scorza d'arancia sul bicchiere per rilasciare gli oli essenziali, strofinarla sul bordo e adagiarla nel drink. Aggiungere una ciliegia al maraschino .

L'Old Fashioned è un cocktail che non ha paura di farsi sentire. Con una gradazione alcolica che si aggira intorno ai 28-32 gradi, è un drink strutturato, pensato per chi ama il whiskey in purezza ma con un tocco di eleganza . Non è un cocktail da bere in fretta, ma da gustare lentamente, lasciando che il ghiaccio si sciolga leggermente e ne esalti le sfumature aromatiche .

Il suo profilo di gusto è complesso ma bilanciato: il whiskey porta note di vaniglia, caramello e legno, mentre l'Angostura aggiunge un pizzico di amarezza e spezie. Lo zucchero e la scorza d'arancia completano il quadro con un tocco di dolcezza e freschezza . Il risultato è un cocktail che riesce a essere intenso e raffinato allo stesso tempo, perfetto per un dopocena rilassante o come accompagnamento a una conversazione che merita il giusto tempo .

L'Old Fashioned ha attraversato epoche e mode, diventando un'icona anche nella cultura pop. È stato immortalato in film come "Crazy, Stupid, Love", dove Ryan Gosling lo prepara con esmero per Emma Stone, ed è il cocktail simbolo della serie tv "Mad Men", dove Don Draper lo sorseggia con inconfondibile stile . Da allora, l'Old Fashioned è diventato un must per chi vuole dimostrare di conoscere l'arte del bere bene . È un drink che ha saputo rinnovarsi, reinterpretandosi in infinite varianti, ma senza mai tradire la sua anima più autentica .


martedì 11 febbraio 2025

Aviation: il cocktail che celebra il volo

 

L'Aviation è un cocktail che evoca immediatamente l'idea del volo, dei cieli aperti e dell'avventura. Con il suo colore che oscilla tra il blu pallido e il viola tenue e il suo profumo floreale di violetta, questo drink è un classico che ha attraversato oltre un secolo di storia.

La nascita dell'Aviation si perde tra due ipotesi affascinanti. Secondo una leggenda, il cocktail fu creato durante la Prima Guerra Mondiale da un barman di un circolo di ufficiali di aviazione, che lo miscelò in onore dei piloti inglesi . Si racconta che venisse utilizzato come cocktail commemorativo, un rituale con il quale gli aviatori brindavano al loro ritorno in patria .

La versione più documentata, invece, attribuisce la paternità del cocktail a Hugo Ensslin, barman dell'Hotel Wallick di New York, che per primo ne trascrisse la ricetta nel suo manuale "Recipes for Mixed Drinks" del 1916 . Fu proprio Ensslin a dedicare il drink ai pionieri dell'aviazione, in un'epoca in cui il volo umano rappresentava ancora un miracolo e il termine stesso "aviation" conteneva una promessa di stupore e possibilità .

Per decenni, l'Aviation rischiò di scomparire. La ricetta originale includeva la crème de violette, un liquore floreale alla violetta che conferiva al cocktail il suo caratteristico colore azzurro pallido . Tuttavia, nel 1930, l'influente Savoy Cocktail Book di Harry Craddock pubblicò una versione senza questo ingrediente, probabilmente a causa della sua difficoltà di reperibilità .

La crème de violette scomparve dal mercato nella seconda metà del Novecento, e con essa l'Aviation cadde in un lungo oblio . Fu solo nel 2004 che lo storico David Wondrich riscoprì l'antica ricetta di Ensslin in un manuale del 1916, riportando alla luce il ruolo fondamentale della violetta . Nel 2007, la riapertura del mercato alla crème de violette, grazie all'importazione del prodotto Rothman & Winter dall'Austria, permise all'Aviation di riconquistare il suo posto nei cocktail bar di tutto il mondo .

Oggi l'Aviation è un cocktail ufficiale IBA, inserito nella categoria "The Unforgettables" . La ricetta ufficiale prevede ingredienti in proporzioni precise per ottenere l'equilibrio perfetto tra il secco del gin, l'agrumato del limone, la dolcezza del maraschino e il tocco floreale della violetta .


Ingredienti IBA :

  • 4,5 cl di gin

  • 1,5 cl di succo di limone fresco

  • 1,5 cl di maraschino (liquore di ciliegie)

  • 1 bar spoon (circa 0,5 cl) di crème de violette


Preparazione :

  1. Versare tutti gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio.

  2. Shakerare energicamente.

  3. Filtrare in una coppetta da cocktail precedentemente raffreddata.

  4. Guarnire con una ciliegia al maraschino o una scorza di limone.

Il segreto del successo dell'Aviation sta nel dosaggio preciso della crème de violette: una quantità eccessiva può rendere il drink troppo floreale, mentre la giusta misura regala un aroma delicato e un colore evocativo del cielo .


L'Aviation è un cocktail short drink, ideale sia come aperitivo, grazie all'assenza di componenti amaricanti, sia come after dinner, per la sua non eccessiva dolcezza . Il suo profilo aromatico, che unisce le note floreali della violetta al ginepro del gin e all'acidità del limone, lo rende una scelta raffinata e sorprendente, perfetta per chi cerca un drink elegante e ricco di storia .



 
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