C'è un momento, nella vita di un uomo o di una donna, in cui si smette di bere per ubriacarsi e si inizia a bere per capire. È il passaggio dall'istinto alla consapevolezza, dalla quantità alla qualità, dal caos all'armonia. È il momento in cui ci si siede davanti a un bicchiere non come davanti a un nemico da abbattere, ma come davanti a un libro da leggere, a una sinfonia da ascoltare, a un quadro da contemplare.
Questo è il mondo della mixology e dell'enologia. Un mondo fatto di storia, chimica, pazienza e, soprattutto, amore per il particolare.
L'umanità beve da quando è umanità. Il vino accompagna l'uomo da 8.000 anni, la birra forse anche di più. Ma il concetto di "bere bene", di mescolare con intenzione, di creare qualcosa che sia più della somma delle sue parti, è relativamente moderno.
La mixology, intesa come arte, nasce negli Stati Uniti della seconda metà dell'Ottocento. L'epoca d'oro dei saloon, dei bar di lusso, dei barman in giacca bianca che non erano semplici versatori ma veri e propri alchimisti. Jerry Thomas, considerato il padre della mixology americana, pubblica nel 1862 "How to Mix Drinks", il primo manuale che codifica ricette e tecniche. È l'inizio di tutto.
Poi arriva il Proibizionismo (1920-1933) e l'arte di mescolare diventa clandestina, si rifugia negli speakeasy, si impoverisce. La qualità lascia spazio alla quantità, l'arte alla sopravvivenza. Ci vorranno decenni perché la mixology risorga, e oggi, finalmente, possiamo dire di vivere in una nuova epoca d'oro. Quella in cui il bartender è tornato ad essere un artigiano, uno scienziato, un artista.
Prima di mescolare, però, bisogna capire cosa si mescola. E il vino è la base di tutto. Non solo perché è una bevanda a sé, ma perché è la scuola del gusto. Imparare a bere vino significa imparare a riconoscere la terra, il clima, l'uva, l'anno, la mano dell'uomo.
Un vino non è "buono" o "cattivo" in assoluto. È giusto o sbagliato per quel momento, per quel piatto, per quella compagnia. Un Barolo richiede rispetto e tempo, si apre lentamente come una persona riservata. Un Sauvignon Blanc è immediato, fresco, quasi impertinente. Un Amarone ti avvolge come un abbraccio invernale.
Il vino insegna la pazienza. Insegna che le cose migliori hanno bisogno di tempo. Insegna che l'acidità non è un difetto ma un equilibrio, che i tannini non sono un nemico ma una struttura, che il legno non è un sapore ma un abbraccio.
La mixology è la sorella minore del vino, ma non meno nobile. È l'arte di prendere distillati, liquori, amari, sciroppi, frutta, erbe, e trasformarli in qualcosa che nessuno di loro sarebbe mai stato da solo.
Un grande cocktail è come un grande amore: deve avere equilibrio, sorpresa, profondità. Non deve urlare, deve parlare. Non deve sopraffare, deve sedurre.
I distillati di base sono la struttura. Il gin, con le sue note botaniche, è architettura leggera. Il whisky, affumicato o morbido, è architettura pesante, da cattedrale. Il rum, dolce e complesso, è architettura tropicale. La vodka, neutra per definizione, è la tela bianca su cui dipingere.
Poi arrivano i modificanti. Vermouth, amari, liquori. Sono loro che danno profondità, che aggiungono strati, che trasformano un miscuglio in un cocktail. E infine gli aromatizzanti: agrumi, erbe, spezie. Il tocco finale, la firma dell'artista.
Oggi vi propongo un classico rivisitato. Non il solito Negroni, che tutti conoscono. Ma una variante elegante, fresca, adatta a chi vuole stupire senza cadere nel banale.
Storia: Il Negroni nasce a Firenze, al Caffè Casoni (oggi Caffè Giacosa), intorno al 1919. Il Conte Camillo Negroni chiese al barman di rinforzare il suo Americano sostituendo la soda con il gin. Nacque un mito. La versione "sbagliata" con il prosecco al posto del gin è un'aggiunta più recente, nata per caso a Milano negli anni '70, e diventata celebre per la sua preparazione facile e la sua eleganza.
Ingredienti:
3 cl di Campari
3 cl di Vermouth Rosso (consigliato il Carpano Antica Formula o il Cinzano Rosso)
3 cl di Prosecco di Valdobbiadene DOCG (ben freddo)
Una fetta d'arancia
Ghiaccio in cubetti grandi
Preparazione:
Prendete un tumbler basso, dalla base larga. Il vetro deve essere spesso, pesante, che si senta in mano.
Riempite il bicchiere di ghiaccio fino all'orlo. Il ghiaccio deve essere bello grosso, che si sciolga lentamente, perché l'acqua di fusione è nemica dell'equilibrio.
Versate il Campari e il Vermouth Rosso direttamente nel bicchiere. Mescolate delicatamente per 5-6 secondi con un cucchiaino dal manico lungo. Non dovete scuotere, dovete sposare.
Aggiungete il Prosecco. Versatelo lentamente, inclinando il bicchiere, per preservare le bollicine. Il Prosecco non va mescolato dopo, deve rimanere leggero, frizzante, quasi impertinente.
Guarnite con una fetta d'arancia fresca. Non una scorza, non uno spicchio. Una fetta sottile, che galleggi tra il ghiaccio e che rilasci il suo olio essenziale sulla superficie.
Il risultato: Un cocktail ambrato, rosato, con le bollicine che salgono lente. Al naso senti l'arancia, le erbe del Campari, la vaniglia del vermouth. In bocca è amaro ma non troppo, dolce ma non stucchevole, fresco ma strutturato. Un equilibrio perfetto tra la tradizione del Negroni e la leggerezza italiana.
Il Negroni Sbagliato è un cocktail versatile, adatto all'aperitivo ma anche a un dopo cena leggero. Ecco alcuni abbinamenti raffinati:
Con il cibo: Perfetto con taglieri di formaggi di media stagionatura (un Parmigiano 24 mesi, un pecorino toscano). Ottimo con salumi non troppo grassi (prosciutto crudo di Parma, bresaola). Si sposa a meraviglia con olive in salamoia, magari quelle grandi e verdi della Sicilia.
Con il momento: Ideale per un aperitivo elegante, magari sul terrazzo al tramonto, con la luce che cala e gli amici che arrivano. Perfetto anche come aperitivo prima di una cena di pesce, perché la sua acidità pulisce la bocca e prepara al pasto.
Con lo stato d'animo: Da bere quando si vuole rallentare. Quando si ha voglia di parlare, non di urlare. Quando la compagnia è quella giusta, e non servono eccessi per divertirsi.
C'è una regola che vale per il vino come per i cocktail: bevi quello che ti piace. Sembra banale, ma non lo è. Quanti di noi si sono fatti intimidire da un sommelier o da un bartender? Quanti hanno ordinato un vino "importante" solo per status, per poi berlo senza capirlo?
Il vino e i cocktail sono piacere, non competizione. Sono cultura, non snobismo. Sono condivisione, non esibizione.
Un bicchiere ben fatto è un piccolo miracolo quotidiano. È la sintesi di storia, tecnica, passione. È un momento di pausa in un mondo che corre troppo. È, in fondo, un modo per volersi bene.
E allora, alzate il bicchiere. Che sia un Negroni Sbagliato, un Barolo o una semplice birra artigianale. L'importante è che quel bicchiere lo alziate con consapevolezza, con gratitudine, e magari con qualcuno che vale la pena di avere accanto.

