domenica 26 gennaio 2025

Sazerac, "the unforgettable" drink nato a New Orleans

 

Cocktail complesso e armonico; al palato si presenta caldo, maestoso e con note amare. Il Sazerac è un drink che vanta oltre 200 anni di storia e che ancora oggi vanta numerosi sostenitori. Da molti considerato il vero e unico First American Cocktail, ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della miscelazione, tanto da essere definito "the unforgettable" nella lista ufficiale IBA .

Il Sazerac non nasce come miscelato ma come rimedio medico. A quei tempi, infatti, si era soliti definire il distillato di vino – perfino in etichetta – "Medicinal brandy" per via delle sue proprietà ricostituenti e digestive . La sua storia inizia a New Orleans, città cosmopolita e meticcia, intrisa di eleganza e influenze creole, luogo mitico ed evocativo, culla e rifugio del jazz ma, soprattutto, dispensatrice generosa di piaceri alcolici.

Nella prima metà dell'Ottocento, la principale città della Louisiana era un crocevia di commerci, soprattutto di whiskey, e incontri di popoli diversi tra loro: creoli francesi, nativi americani, neri, spagnoli e italiani. New Orleans pullulava di hotel, ritrovi, bar e locali concentrati nel Vieux Carrè, il quartiere francese che rappresentava il vero cuore della città. Ogni locale si distingueva per un proprio drink, sempre forte, deciso al palato e privo di sciroppi o succhi, bevuti soprattutto al mattino dagli uomini d'affari che si riunivano per assumere la giusta carica .

Il Sazerac deve la sua nascita ad Antoine Amedee Peychaud, farmacista-erborista di origine francese arrivato a New Orleans nel 1795 come rifugiato. Proveniva da Haiti dove la sua famiglia era proprietaria di una piantagione di caffè, da cui era stato costretto a scappare in seguito alla ribellione degli schiavi .

Nel 1834, diventato farmacista, Antoine aprì un suo negozio di spezie al 123 di Royal Street dove iniziò a inventare tonici, amari e pozioni dalle qualità portentose. Tra le altre cose, creò anche l'American aromatic bitter cordial, un vero e proprio tonico medicinale la cui ricetta segreta – fatta di radici e cortecce amare – veniva tramandata dalla famiglia Peychaud da generazioni .

Si racconta che alla sera il farmacista fosse solito riunire gli amici nel retrobottega per offrire loro del cognac a cui aggiungeva una miscela segreta contenente acqua, zucchero, scorza di limone e qualche goccia del suo famoso bitter. La bevanda veniva servita nel portauovo, che in francese si chiama coquetier, che agiva da vero e proprio jigger. Dalla storpiatura linguistica del termine coquette, secondo alcuni, sarebbe nato il termine cocktail .

Il drink ideato da Peychaud venne servito unicamente in un bar di proprietà di Sewell Taylor che ne deteneva l'esclusiva in quanto unico importatore del fortunato cognac. Successivamente il bar prese il nome di Caffè Sazerac e, nel 1870, fu acquistato da Thomas Troy Handy, il quale sostituì il cognac con il Rye Whiskey .

Secondo alcuni la sostituzione fu dovuta alla voglia di assecondare i gusti degli americani, ma più probabilmente il motivo fu l'epidemia di fillossera che in quel periodo devastò i vigneti francesi, compromettendo la produzione del cognac. A ciò si aggiunga che la Guerra di secessione americana (1861-1865) rendeva difficile gli approvvigionamenti del celebre distillato francese, che divenne molto più costoso del locale Rye o del Bourbon .

Handy, a un certo punto, modificò ulteriormente la ricetta originale aggiungendo l'assenzio, seguendo la nuova moda che arrivava dall'Europa e che negli Stati Uniti stava assumendo gradualmente i contorni di una vera e propria mania .

Il successo del nuovo drink favorì la successiva commercializzazione del prodotto, già pronto in bottiglia. Handy riuscì ad assicurarsi i diritti di produzione del Peychaud's bitter e del nome del cocktail stesso, approfittando della sfortuna in cui cadde Antoine Peychaud, costretto a vendere il suo negozio con la formula e il nome del marchio dei suoi famosi bitter .

Ai primi del Novecento, tuttavia, intervenne un ulteriore cambiamento. In Francia e in molti Paesi europei fu vietata la produzione dell'assenzio, presumibilmente a causa delle sue proprietà allucinogene. Il liquore fu sostituito con il Pastis e l'Herbasaint, il che non impedì l'esplosione della Sazerac mania che indusse lo stesso Handy ad aprire altri due bar che, nel 1949, furono acquistati dall'Hotel Roosvelt insieme ai diritti sulla ricetta. A questi bar se ne aggiunse presto un terzo, il Sazerac bar, sito nella hall dello stesso albergo .

Negli anni, il Sazerac è diventato il simbolo stesso della Louisiana tanto che nel 2008 gli è stato conferito il riconoscimento di drink ufficiale dello Stato .

Nonostante la considerevole longevità, il cocktail è entrato a fare parte della lista ufficiale IBA solamente nel 2011, dove fa parte della categoria "The unforgettables" .

La preparazione del cocktail è semplice ma prevede un preciso rituale che va osservato rigorosamente in tutti i passaggi codificati, al fine di non compromettere il risultato finale.

Attrezzatura

  • Bicchiere old fashioned

  • Mixing glass

  • Pestello

  • Bar spoon

  • Strainer

Ingredienti

  • 5 cl di cognac

  • 1 zolletta di zucchero

  • 2 dashes di Peychaud's Bitter

  • 1 cl di assenzio

  • Per la decorazione: scorza di limone

Preparazione

  1. Riempire l'old fashioned con ghiaccio per farlo diventare ben freddo.

  2. Nel mixing glass mettere lo zucchero, qualche goccia di Peychaud's Bitter e una piccolissima quantità d'acqua.

  3. Con il pestello schiacciare lo zucchero e versare il cognac mescolando il tutto con un bar spoon.

  4. Versare l'assenzio nel bicchiere e, con l'aiuto dello strainer, filtrare il drink.

  5. Mescolare nuovamente il tutto e servire con una scorza di limone.


Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rivalutazione del Sazerac, che ha contribuito a riportare in auge non solo il cocktail ma anche l'assenzio . Oggi il Sazerac è considerato da molti il first American cocktail, un antenato del genere che ha influenzato l'intera tradizione della miscelazione statunitense . È un drink che rispecchia certamente il bere dell'epoca: nasce come dopocena ma negli Stati Uniti, dove è considerato uno short drink, qualcuno lo beve anche come aperitivo .



sabato 25 gennaio 2025

Lo Spritz secondo Gorfer: Profumi, Struttura e Colori

 


I bartender delle spiagge della riviera adriatica, dai lidi ferraresi fino a Rimini e Cattolica, hanno già un soprannome per questa novità: lo chiamano anti-spritz. È il nuovo cocktail dell’estate che, al famoso Prosecco, mescola due liquori della Gorfer di Mirandola, il Rosolio di Bergamotto e lo Spritzable, regalando una bevuta originale e dal gusto particolare. Una tendenza che sta contagiando, in queste settimane, anche l'isola di Formentera, dove l'azienda modenese è sbarcata con i suoi Training Day dedicati ai professionisti della miscelazione.

Gorfer, azienda artigianale specializzata nella produzione di liquori, porta avanti dal 1955 la migliore tradizione liquoristica italiana, con un occhio sempre attento al rilancio dei propri classici come il Liquore Prugna, e all'innovazione nel mondo della mixology.

La proposta di Gorfer parte da Mirandola e introduce due liquori pensati per stupire: il Rosolio di Bergamotto e lo Spritzable. Entrambi si posizionano nella fascia alta dei prodotti per aperitivi, sia per gradazione (rispettivamente 30 e 35 gradi) sia per la complessità della profumazione. Per questo, la loro complessità richiede un abbinamento con vini spumanti di grande personalità, e non certo il Prosecco da 2,50 euro.

Entrambi i liquori vanno miscelati “in purezza” con il Prosecco, lo Spumante o il Pignoletto, rispettando la dose di 1 a 4. Per gli aperitivi in casa o con gli amici, l'azienda ha realizzato delle comode bottiglie da 20 cl, la dose perfetta per una brocca con una bottiglia da 75 cl di Prosecco.

La scelta del Rosolio di Bergamotto non è casuale. La parola "Rosolio" deriva dal latino "ros olis", che significa "rugiada del mattino", un nome nato perché gli agricoltori raccoglievano le erbe e i fiori all'alba, quando il loro profumo è più concentrato. Questo stile di liquore, antesignano del vermouth e dell'amaro, era un tempo l'aperitivo servito alla corte dei Savoia, conosciuto come "l'Aperitivo di Corte".

L'azienda modenese, per lo sviluppo dei nuovi prodotti per la mixology, si avvale della consulenza del pluripremiato bartender Charles Flamminio, che è anche brand ambassador di Gorfer. Grazie alle dimensioni artigianali del liquorificio, la produzione permette virtuosismi che i grandi produttori non possono permettersi. Gorfer è al servizio dei professionisti del settore Horeca anche con il servizio private label e, soprattutto, con la possibilità di sviluppare prodotti con formulazione esclusiva per il cliente, in piccoli lotti a partire da 100 bottiglie.

Liquori Gorfer
Via Pacinotti, 2 – Mirandola (MO)
www.liquorigorfer.it




venerdì 24 gennaio 2025

Moscow Mule, storia e ricetta del cocktail servito in tazza di rame


Il suo nome evoca la Russia ma il celebre long drink, a base di vodka, ginger beer e lime fresco, è nato negli Stati Uniti e ha una storia sorprendente che merita di essere raccontata. Il Moscow Mule non è certo un cocktail di primo pelo: vive, tuttavia, una nuova giovinezza, dovuta alla recente riscoperta dello zenzero (ginger), suo elemento essenziale, o all'imponderabile che ogni moda si porta dietro. La sua storia è affascinante, ma poco moscovita e molto newyorchese.

Il Moscow Mule nasce nel 1941 al Cock and Bull Tavern di New York, un locale che oggi non esiste più ma che allora era molto frequentato. La genesi è legata a tre protagonisti e a tre elementi che, per caso, si incontrarono una sera:

  • John Martin era il proprietario della Hublein, una delle prime aziende americane a commercializzare la vodka Smirnoff. Il prodotto faticava a decollare perché gli americani preferivano il gin.

  • Jack Morgan era il proprietario del Cock and Bull Tavern e aveva una scorta invenduta di ginger beer, una birra allo zenzero che produceva direttamente nel suo locale.

  • Sophie Berezinski era una giovane immigrata russa che possedeva un'azienda di oggetti in rame e cercava disperatamente di vendere le sue tazze in rame, che nessuno voleva acquistare.

Secondo la leggenda, i tre si incontrarono una sera e, per risolvere i loro problemi, decisero di unire le loro risorse: la vodka Smirnoff di Martin, la ginger beer di Morgan e le tazze di rame di Sophie. Nacque così il Moscow Mule, servito nella sua caratteristica tazza di rame, che divenne immediatamente un successo .


Per promuovere il suo nuovo cocktail, Martin intraprese un tour negli Stati Uniti, viaggiando da un bar all'altro con un set di tazze di rame e una bottiglia di vodka. In ogni locale, lui e Morgan preparavano un Moscow Mule e lo facevano assaggiare ai clienti, convincendoli a ordinarlo .

Ma l'idea più geniale fu quella di scattare una foto in ogni bar che visitavano: Martin posava sorridente, con in mano la tazza di rame e la bottiglia di vodka. La foto veniva poi inviata ai giornali locali, creando un passaparola che alimentava la curiosità del pubblico . Un "antesignano dei selfie" ante-litteram, che funzionò a meraviglia.

Il risultato fu straordinario: il Moscow Mule divenne rapidamente un cocktail cult in tutti gli Stati Uniti, contribuendo a sdoganare la vodka presso il pubblico americano, fino ad allora restio a bere distillati "stranieri" .

Perché proprio "Moscow Mule"?

Il nome fu scelto per due ragioni . Da una parte, la vodka era associata alla Russia (Moscow). Dall'altra, l'effetto dello zenzero della ginger beer sul palato era così "calciante" che ricordava un calcio di un mulo (mule) . Un nome evocativo e perfetto per un cocktail che stava per conquistare l'America.

Il Moscow Mule è un long drink della famiglia dei "Buck", cocktail a base di ginger ale o ginger beer, e rappresenta la combinazione perfetta tra il gusto pungente e speziato della ginger beer, la freschezza agrumata del lime e la purezza della vodka .


Ingredienti:

  • 4,5 cl di Vodka

  • 12 cl di Ginger beer

  • 0,5 cl di succo di lime fresco

  • 1 fetta di lime

  • Ghiaccio


Preparazione:

  1. Riempire la classica copper mug (o un bicchiere Highball) di ghiaccio.

  2. Versare la vodka e il succo di lime fresco.

  3. Completare con ginger beer.

  4. Mescolare delicatamente con un bar spoon.

  5. Decorare con una fetta di lime.

La gradazione alcolica, secondo IBA (International Bartenders Association), è del 38,8° .


La tazza di rame non è solo un elemento scenografico, ma ha una funzione pratica: il rame, essendo un ottimo conduttore di calore, mantiene il cocktail freddo più a lungo, permettendo di apprezzarlo nella sua freschezza per tutta la durata della consumazione . Inoltre, il rame conferisce una nota leggermente metallica al sapore, che molti appassionati ritengono esalti il gusto del cocktail .

Per garantire la sicurezza, le tazze originali sono rivestite internamente di acciaio inox o nickel, evitando che il rame entri in contatto diretto con il liquido . Tradizionalmente, la tazza è decorata con l'effige di un mulo .

Il Moscow Mule è un cocktail semplice ma estremamente versatile, che si presta a numerose varianti:

  • Il cetriolo: spesso servito come guarnizione, non è contemplato nella ricetta originale, ma si è diffuso come aggiunta comune in molti bar. Secondo alcuni, questa usanza deriva dalla tradizione dell'Europa orientale di bere la vodka accompagnata da cetriolini in salamoia .

  • Il rum: al posto della vodka, si ottiene un London Mule.

  • Il gin: si trasforma in un Gin-Gin Mule.

  • Il Mescal: il Mexican Mule, con un tocco affumicato.

  • Il whisky: il Kentucky Mule, con un gusto più robusto.

  • Per chi ama le bollicine: aggiungendo spumante, si ottiene uno Spritz Mule.

Il Moscow Mule rimane uno dei cocktail più amati al mondo. La sua storia, fatta di incontri casuali e colpi di genio, lo ha reso un'icona della miscelazione internazionale, mentre la sua ricetta, semplice e fresca, continua a conquistare nuovi palati.



giovedì 23 gennaio 2025

La Ganea, una perla in mezzo al verde



Ai confini del parco dell’Oglio, nel cuore della bassa pianura bresciana, sorge un locale di tendenza destinato a emergere nel panorama della miscelazione nazionale. Noi ci siamo stati e vi raccontiamo questa scoperta.

Villagana, piccola frazione di Villachiara in provincia di Brescia, è un luogo dove il tempo scorre senza i ritmi frenetici della città e le persone si conoscono ancora per nome. Qui, all'interno di un palazzo storico del Cinquecento, ha aperto i battenti La Ganea, un cocktail bar e ristorante che ha tutte le carte per diventare una piccola perla nel mondo del bere miscelato.

Il nome stesso racconta già una storia. "Ganea" è il termine latino per "ristoro" o "osteria": un punto di sosta per viaggiatori e mercanti che un tempo percorrevano queste strade . Oggi, questo antico significato rivive in un luogo che ha saputo reinventare l'ospitalità in chiave contemporanea.

Il locale sorge all'interno del seicentesco Palazzo Martinengo, un edificio storico circondato dal verde della campagna bresciana . A poche centinaia di metri dal fiume Oglio, la struttura è una testimonianza dell'antico splendore della nobile famiglia Martinengo, che per secoli fu feudataria di Villagana .

A raccontare il progetto è Maurizio, giovane titolare e discendente della famiglia Martinengo, che ha accolto l'invito a raccontare la sua scommessa. «Questa è casa mia!», risponde laconico alla domanda su perché abbia scelto Villagana anziché la più vivace Brescia. «La voglia di dare risalto e nuovo smalto al palazzo di famiglia, unito al bisogno di creare ciò che ancora non esiste nel panorama italiano, mi hanno portato a prendere questa decisione» [dalle informazioni fornite].

Il restauro, curato dallo studio di architettura Studio Mabb, ha saputo rispettare i vincoli imposti dalla Soprintendenza . Gli interni, sviluppati su una superficie di 200 metri quadrati, mantengono la planimetria originale dell'edificio, che in passato ospitava le scuderie . I materiali scelti – ferro, cotto e legno di conifera – richiamano la storia della tenuta e del territorio circostante .

La Ganea non è solo un cocktail bar: è un luogo dove l'offerta enogastronomica si declina in molteplici sfumature. La pizza alla pala gourmet, gli hamburger, le grigliate accostate a birre irlandesi e tedesche e a un'ottima carta per la miscelazione rendono il posto adatto a ogni tipo di palato, dal più esigente a chi cerca un semplice aperitivo o un drink dopo cena [dalle informazioni fornite].

La particolarità del locale si manifesta nella costante ricerca della qualità del prodotto, nella cura della presentazione e nella gestione maniacale dei particolari. Il ristorante offre una cucina raffinata, con piatti che cambiano secondo la stagione e utilizzano ingredienti freschi di alta qualità . Le recensioni dei clienti parlano di "piatti squisiti", "personale cordiale" e una location "tranquilla e davvero bella" .

I prezzi si attestano generalmente tra i 30 e i 40 euro a persona, un costo giustificato dalla qualità della proposta e dalla cornice storica in cui ci si trova .

Ma l'idea proposta da La Ganea non finisce qui. Con la giusta cura e attenzione alla rivalutazione del territorio e alla bellezza del posto, saranno a breve proposte mostre, eventi culturali e musicali di una certa levatura, abbinando in questo modo il buon bere, l'ottimo cibo e la compagnia alla possibilità di percorsi artistici per permettere a chiunque di poter godere appieno delle bellezze di questa parte importante del territorio [dalle informazioni fornite].


Informazioni pratiche

La Ganea – Cocktail Bar e Ristorante
Località Villagana, 25 – Villachiara (BS)


Facebook: LaGanea

Orari di apertura :

  • Chiuso lunedì e martedì

  • Mercoledì e giovedì: 12:00–14:00, 19:30–00:00

  • Venerdì e sabato: 12:00–14:00, 19:30–00:00

  • Domenica: 12:00–14:00, 19:30–00:00


Il locale offre parcheggio gratuito, tavoli all'aperto, un'ottima carta dei vini e cocktail di qualità, ed è accessibile anche a persone con disabilità . La cucina propone piatti sia vegetariani che vegani .

Quando vedo che ci sono ancora persone che ci credono, locali che vengono aperti dove il connubio tra la buona tavola e le bellezze artistiche e naturali è fonte primaria di soddisfazione, allora mi si riempie il cuore di gioia. La Ganea è esattamente questo: un luogo dove bere, mangiare e perdersi nel dolce rumore del nulla, lasciandosi cullare dai suoni della natura e dal fascino di un palazzo che ha attraversato cinque secoli di storia [dalle informazioni fornite].


mercoledì 22 gennaio 2025

Mojito all'anguria, il cocktail fresco per un'estate di passione

 

Fresco, passionale ed entusiasmante. In poche mosse possiamo preparare un cocktail perfetto per l'estate da sorseggiare in compagnia al mare, a bordo piscina oppure in una serata spensierata. Il Mojito all'anguria è una rivisitazione tropicale del classico cubano, che sostituisce l'acqua tonica con il succo di anguria per un risultato esplosivo di freschezza e colore . Se pensiamo all'estate, pensiamo all'anguria: succosa, dolce e dissetante. Se pensiamo a un cocktail, pensiamo al Mojito: fresco, aromatico e leggero. Unire queste due icone significa creare una sinfonia di sapori che conquista al primo sorso.

Il Mojito, come lo conosciamo oggi, è un cocktail cubano a base di rum bianco, zucchero di canna, lime, menta, acqua tonica e ghiaccio tritato . Una preparazione semplice ma affascinante, che ha saputo conquistare il mondo grazie alla sua fragranza e al suo equilibrio perfetto tra dolce, aspro e amaro.

La variante all'anguria, che prende il nome di Mojito de Sandía (o Watermelon Mojito), è un'evoluzione naturale di questo classico. Nasce dalla voglia di rendere il cocktail ancora più estivo, utilizzando uno dei frutti più amati della stagione. L'anguria, con la sua polpa rossa e succosa, non solo aggiunge colore e dolcezza, ma dona al drink una texture vellutata e una freschezza ineguagliabile . Da leggenda metropolitana a realtà: si dice che il Mojito all'anguria sia nato nei bar di Miami, dove la comunità cubana ha iniziato a sperimentare con i frutti locali per rivisitare il cocktail della tradizione. Ed è proprio la versatilità di questo drink che lo rende così speciale: la polpa di anguria può essere messa nello shaker per essere frantumata, oppure il succo può essere aggiunto al posto della soda .

Il Mojito all'anguria è tecnicamente un "long drink" appartenente alla famiglia degli Highball . La sua preparazione è alla portata di tutti, anche di chi non è un barman professionista . Il segreto sta nella qualità degli ingredienti e nella cura con cui si mescolano.


Ingredienti:

  • ½ lime a persona (fresco, per un succo acidulo)

  • 2 cucchiaini da caffè di zucchero di canna grezzo

  • 6/7 foglie di menta (fresca, per un aroma intenso)

  • 1 fetta d'anguria rossa e succosa

  • 2/3 more

  • 2/3 lamponi

  • 4 cl di rum chiaro

  • 2 cl di liquore al frutto della passione

  • Ghiaccio a cubetti


Tecnica: Build (preparato direttamente nel bicchiere). Bicchiere: tumbler basso.


Procedimento:

  1. Tagliare a metà per il lungo il lime e poi ancora in quattro parti.

  2. Adagiare gli spicchi sul fondo del bicchiere e ricoprirli con lo zucchero di canna e le foglie di menta.

  3. Utilizzando il manico di un coltello o di un mattarello (se non avete a disposizione un pestello) schiacciare il tutto fino a quando non uscirà il succo dei lime e sarà ben amalgamato allo zucchero.

  4. Versare il rum chiaro e il liquore al frutto della passione. Colmare il bicchiere di ghiaccio a cubetti.

  5. Schiacciare la fetta d'anguria per estrarne il succo (circa 7/8 cl) e aggiungerlo agli altri ingredienti.

  6. Aggiungere le more e i lamponi, mescolare e servire.

Se si desidera un cocktail più leggero, si può aggiungere del seltz o dell'acqua tonica ghiacciata . Un ulteriore consiglio: per esaltare la presentazione, potete decorare il bicchiere con un rametto di menta fresca e una fettina di lime, creando un effetto scenografico che conquisterà tutti.

Il Mojito all'anguria è un cocktail che va servito freddo, per esaltare al massimo la sua freschezza e la sua capacità di dissetare. È perfetto per un aperitivo in riva al mare, per un dopo cena spensierato o per accompagnare un pomeriggio in piscina .

Per chi vuole stupire gli amici, il consiglio da barman è di prepararlo direttamente in una caraffa per servire più persone contemporaneamente. In questo caso, si spremono i lime invece di pestarli e si preparano tutti gli ingredienti nella brocca, mantenendo sempre le stesse proporzioni per le quantità.

Ma l'effetto wow è garantito se lo si prepara direttamente all'interno di un'anguria svuotata. Il procedimento è semplice e scenografico:

  1. Scegliere un'anguria matura e dolce.

  2. Tagliare la calotta superiore e svuotare la polpa con un cucchiaio.

  3. Frullare la polpa e filtrarla per ottenere un succo omogeneo.

  4. Versare il succo di anguria all'interno della "cascia" di anguria, aggiungendo il rum, il succo di lime, lo sciroppo di zucchero e la menta.

  5. Aggiungere il ghiaccio, mescolare e servire direttamente con un mestolo o un cucchiaio di legno.

  6. Guarnire con fette di lime e rametti di menta.

Un risultato che unisce sapore e spettacolo, perfetto per ogni occasione speciale. Il Mojito all'anguria è la dimostrazione che la creatività e la passione possono trasformare un semplice drink in un'esperienza indimenticabile .



martedì 21 gennaio 2025

Brahma: il sorso carioca che ha conquistato il mondo

 

La Brahma è una birra che porta con sé tutto il calore, il ritmo e l’energia del Brasile. Nata sulle rive della baia di Guanabara, a Rio de Janeiro, ha saputo trasformarsi da piccolo sogno artigianale a gigante globale, diventando la seconda birra più consumata in Brasile e la nona al mondo . Oggi è un'icona del lifestyle brasiliano, un simbolo che si riconosce in qualsiasi angolo del pianeta.

La storia inizia nel 1885, quando l’ingegnere svizzero Joseph Villiger, ormai stabilitosi in Brasile, iniziò a produrre una birra che soddisfacesse il suo gusto personale . Il prodotto ebbe un tale successo che nel 1888 decise di fondare una propria compagnia: la "Manufactura de Cerveja Brahma Villiger & Companhia" .

Ma da dove arriva il nome "Brahma"? L'origine è incerta e avvolta in un alone di mistero. Secondo il sito ufficiale del marchio, Villiger, uomo di profonda spiritualità, si sarebbe ispirato alla divinità indù Brahma . Esiste però una versione più pratica: in portoghese brasiliano, "Brahma" può essere associato a una parola che significa "toro", evocando forza e potenza .

Nel 1894, il marchio passò nelle mani di George Maschke & Cia. e nel 1904 si fuse con la birreria Teutonia per dare vita alla Companhia Cervejaria Brahma S/A . Da quel momento, la crescita fu inarrestabile. Nel 1934 arriva il lancio della Brahma Chopp, una birra che replicava in bottiglia la freschezza della birra alla spina e che divenne un bestseller nazionale . Nel 1943 fu la volta della Brahma Extra, una lager più corposa .

Con il passare dei decenni, la Brahma si è espansa a livello internazionale e ha ampliato la sua gamma, introducendo varianti come la Malzbier, la Bock e la Light. Un punto di svolta epocale arrivò nel 1999, quando la Companhia Cervejaria Brahma si fuse con la sua storica rivale, la Companhia Antarctica Paulista, dando vita ad AmBev, il colosso brasiliano che in seguito, fondendosi con Interbrew, sarebbe entrato a far parte del gigante mondiale Anheuser-Busch InBev .

La gamma Brahma è variegata e offre diverse esperienze di gusto:

  • Brahma Chopp: è la regina incontrastata del mercato brasiliano . Una Pale Lager dal colore dorato brillante, con una schiuma bianca e compatta e un profumo delicato di cereali e malto . È la versione che conserva la freschezza e la facilità di bevuta della birra alla spina, con una gradazione alcolica di circa il 5% .

  • Brahma: lanciata nel 2004 con distribuzione globale, si basa sulla ricetta della Chopp, con un grado alcolico leggermente più basso (4,3%) e un gusto altrettanto fresco .

  • Brahma Extra: una lager dal carattere più deciso e corposo, pensata per chi cerca un sapore più intenso .

  • Brahma 0,0%: la versione analcolica, pensata per un consumo senza alcol ma con lo stesso spirito del marchio .


La Brahma, con il suo profilo leggero e la sua freschezza, è una compagna ideale per molti piatti. La sua natura dissetante la rende perfetta per:

  • La cucina brasiliana: è il partner naturale della feijoada, ma anche di carne alla griglia, stufati e piatti a base di pesce.

  • Cibi piccanti e speziati: la sua freschezza aiuta a spegnere il fuoco del peperoncino, tipico di molte preparazioni del Nordest brasiliano.

  • Insalate e piatti leggeri: la sua leggerezza e la sua bassa amarezza la rendono un'ottima scelta per i piatti estivi.

  • Fritti e salatini: è l'accompagnamento perfetto per il pastel, la coxinha o semplicemente delle olive, come da tradizione carioca.

La temperatura di servizio ideale per una Brahma è intorno ai 6-8°C, per esaltare al massimo la sua piacevolezza e la sua capacità di dissetare.

Il marchio Brahma è sempre stato sinonimo di innovazione. Nel 2023, Ambev ha lanciato la Brahma in lattina di alluminio, che riproduce la qualità della birra alla spina . L'azienda ha messo a punto un processo di microfiltrazione che garantisce qualità e una schiuma super cremosa, richiedendo però l'intera catena logistica refrigerata per preservare la freschezza .

Degna di nota è anche la capacità di Brahma di legarsi alla cultura del calcio brasiliano, creando lattine a tema con i colori delle squadre . Questo connubio tra birra e sport è un altro tassello del suo profondo legame con l'identità nazionale.

Oggi Brahma è molto più di una semplice birra: è un pezzo di storia del Brasile, esportata in oltre 30 paesi e simbolo di un paese che sa come accogliere il mondo con un sorriso e un brindisi .




lunedì 20 gennaio 2025

Achel: La Piccola Trappista che ha Perso il Suo Nome

 


Achel è una birra belga con una storia affascinante, che un tempo faceva parte dell'élite delle birre trappiste e che, nonostante abbia perso il suo titolo ufficiale, continua a essere prodotta e apprezzata per il suo gusto inconfondibile .

Le radici della birra Achel affondano nel 1648, quando dei monaci olandesi costruirono una cappella ad Achel, in Belgio. La cappella divenne un'abbazia nel 1686, ma fu distrutta durante la Rivoluzione francese. Nel 1844, le rovine furono ricostruite dai monaci di Westmalle, che iniziarono a produrre la loro prima birra nel 1852 .

L'attività subì un duro colpo durante la Prima Guerra Mondiale: nel 1917, i tedeschi smantellarono il birrificio per ricavarne circa 700 kg di rame . Fu solo nel 1998 che i monaci decisero di ricominciare a produrre birra, con l'aiuto delle abbazie trappiste di Rochefort e Westmalle . Nel 2001, videro la luce le famose birre Achel 8° .

La storia della birra come prodotto "trappista" si è conclusa nel gennaio 2021, quando gli ultimi due monaci hanno lasciato l'abbazia per trasferirsi a Westmalle . Di conseguenza, Achel ha perso il diritto di fregiarsi del logo esagonale "Authentic Trappist Product" . La produzione è proseguita sotto la supervisione dell'abbazia di Westmalle . Nel 2023, l'abbazia e il birrificio sono stati venduti, decretando la fine definitiva del legame con i monaci trappisti .

La gamma delle birre Achel si distingue per il tenore alcolico e il colore, con le parole "Blond" e "Bruin" a indicare rispettivamente le versioni bionde e scure .

  • Achel Blond 8° & Bruin 8°: Le versioni più note e distribuite, con un grado alcolico dell'8% . La Blonde (8%) è descritta come una birra di stile Tripel, dal gusto dolce e dal colore biondo opalescente . La Bruin (8%), invece, è una Dubbel (doppio malto) con un profilo che richiama caramello e frutta matura .

  • Achel Blond 5° & Bruin 5°: Versione più leggera, con il 5% di alcol, disponibile principalmente alla spina presso l'abbazia .

  • Achel Extra: Una versione più potente, con un gradazione alcolica che arriva al 9,5%. È disponibile sia in versione bionda che scura .

Oggi, pur non essendo più una birra trappista, la produzione di Achel continua a mantenere vivo il suo carattere, con un sapore che, come assicurano gli esperti, è rimasto invariato .


 
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