
Sole, mare, sdraio a righe e un
bicchiere ghiacciato di Piña Colada tra le mani. Sembra l’estate
perfetta, il simbolo stesso della vacanza spensierata. Eppure, dietro
quella nuvola di cocco e ananas si nasconde un dato che potrebbe
rovinare l’idillio: un bicchiere di Piña Colada contiene 640
calorie.
Esattamente come un abbondante
piatto di lasagne.
A lanciare l’allarme, qualche anno
fa, è stata l’agenzia inglese Eventa,
che con un’infografica diventata virale ha smontato pezzo per pezzo
la leggerezza apparente dei cocktail più amati dell’estate. Il
verdetto è inequivocabile: sorseggiare un drink sul lungomare non è
poi così diverso, dal punto di vista energetico, dal sedersi a
tavola per un pasto completo.
Il podio dei cocktail più "pericolosi"
per la linea vede al primo posto un vero mostro sacro della mixology:
il Long
Island Iced Tea.
Non lasciatevi ingannare dal nome
innocuo: un bicchiere contiene ben 720
calorie.
Per capirci, un uomo adulto
dovrebbe consumare circa 2.200-2.500 calorie al giorno; una donna,
circa 1.800-2.000. Con un solo Long Island si brucia il 30%
del fabbisogno maschile e
oltre il 35%
di quello femminile.
Due bicchieri, e avete già
superato metà delle calorie consentite per l’intera giornata.
Subito dopo troviamo il Margarita,
che con 680 calorie vale quanto un piatto di roast beef con contorno
di patate arrosto. E poi la nostra protagonista: la Piña
Colada (640
kcal), alla pari delle lasagne.
Ma non finisce qui. Lo Strawberry
Daiquiri (zucchero
e frutta, penserete voi) equivale a un ciambellone glassato: circa
300 calorie. Il Mojito si
ferma a 195 calorie, come una bella fetta di pizza margherita. Più
virtuosi, ma non troppo, il Tequila
Sunrise (190
kcal) e la Sangria (173
kcal). Il meno calorico della lista? Il Cuba
Libre, ma solo a patto di usare la cola dietetica, che lo porta a
86 calorie. Un Gin Tonic standard si attesta sulle 112 calorie,
mentre il Bloody Mary, quasi un pasto liquido, ne contiene 123.
Il motivo è semplice: grassi e
zuccheri. Mentre la lasagne deve la sua densità energetica alla
besciamella, al ragù e alla pasta, la Piña Colada si regge su tre
pilastri: rum
(alcol), crema di cocco (grasso saturo) e succo d’ananas
(zuccheri).
La crema di cocco, in particolare,
è un concentrato di calorie: in 100 ml si possono superare le 300
calorie. Aggiungete lo sciroppo di zucchero che spesso si usa per
addolcire, e il gioco è fatto.
Il paragone con le lasagne non è solo
un colpo di scena mediatico. È una lezione di trasparenza: spesso
demonizziamo il cibo solido, dimenticando che le bevande –
specialmente quelle alcoliche e zuccherate – possono essere
altrettanto insidiose.
La Piña Colada, il cui nome significa
letteralmente "ananas filtrato" (da piña, ananas,
e colada, colato), ha origini contese, tutte riconducibili a
Porto Rico negli anni ’50. La versione più accreditata vede
protagonista Ramón "Monchito" Marrero,
bartender del famoso Caribe
Hilton Hotel.
Secondo la leggenda, Monchito
passò tre mesi a sperimentare fino a trovare la miscela perfetta che
catturasse l’essenza tropicale dell’isola. La ricetta originale
prevedeva rum bianco, crema di cocco e succo d’ananas naturale,
servito con ghiaccio tritato.
Altri attribuiscono la paternità
a Ricardo
Garcia del
Barrachina Restaurant, sempre a San Juan. Nel 1978, per porre fine
alla disputa, il governo portoricano dichiarò ufficialmente la Piña
Colada "bevanda
nazionale" ,
riconoscendo il merito a Monchito. Ma fu grazie al
film "Cocktail" del
1988, con Tom Cruise, che il drink conquistò il mondo, diventando il
simbolo per eccellenza delle vacanze da sogno.
Oggi la Piña Colada è amata e
criticata: amata per il suo sapore avvolgente, criticata
(giustamente) per la sua pesantezza. Ma come per le lasagne, il
segreto sta nel concedersela con consapevolezza, magari dopo una
lunga nuotata.
Per preparare una Piña Colada come si
deve, dimenticate i mix pronti. Ecco la ricetta ufficiale IBA
(International Bartenders Association).
Ingredienti:
50 ml di Rum bianco (o dorato, per
un gusto più rotondo)
50 ml di Crema di cocco (non latte
di cocco: è più densa e dolce)
150 ml di Succo d’ananas fresco
(non zuccherato)
Ghiaccio (circa 200 grammi, a
cubetti o tritato)
Fette d’ananas e ciliegina al
maraschino per decorare
Preparazione:
Mettete tutti gli ingredienti
(rum, crema di cocco, succo d’ananas e ghiaccio) in un frullatore.
Frullate a velocità massima per
15-20 secondi, fino a ottenere una consistenza liscia e cremosa,
simile a un granita morbido.
Versate in due bicchieri alti
(tipo Hurricane o Collins) o, per un effetto scenico, dentro un
ananas svuotato.
Decorate con una fetta d’ananas
e una ciliegina. Servite con cannuccia.
-
Variante light (circa 320
calorie): Sostituite
la crema di cocco con latte di cocco light e dimezzate la quantità
di rum. Aggiungete più ghiaccio e frutta fresca. Non sarà la stessa
cosa, ma il piacere resta.
Abbinamenti: con cosa (non) berla
Se avete deciso di concedervi una Piña
Colada, evitate di accompagnarla a cibi pesanti. Ricordate: state già
consumando l’equivalente di un pasto.
Abbinamenti vietati: Fritti,
formaggi stagionati, pasta al burro, carne grassa. Sarebbe un
attacco calorico frontale.
Abbinamenti ideali: La
Piña Colada è un dessert liquido. Perfetta da sola, a fine pasto,
al posto del dolce. Se proprio volete mangiare qualcosa,
scegliete crostacei
grigliati, gamberi in insalata o frutta
fresca.
L’acidità dell’ananas e la
grassezza del cocco si sposano sorprendentemente bene con
il carpaccio
di pesce spada o
le scaloppine
di pollo al lime.
Un consiglio da buongustai: se ordinate
una Piña Colada al ristorante, chiedete che venga servita prima
del pasto come
aperitivo alternativo, oppure dopo come
cocktail-digerivo. Mai durante un pasto completo a meno di non voler
saltare la corsetta del giorno dopo.
Bere una Piña Colada o mangiare un
piatto di lasagne? La scelta non è morale, ma di contesto. Entrambi
sono piaceri della vita, entrambi vanno gustati lentamente. La
differenza è che mentre le lasagne siedono a tavola e chiedono
forchetta e tovagliolo, la Piña Colada si presenta con l’inganno
della freschezza e del ghiaccio che tintinna.
L’infografica di Eventa non vuole
rovinare l’estate, ma solo ricordare un’ovvietà che spesso
dimentichiamo: l’alcol è cibo liquido. E come tale, va contato.
Quindi, la prossima volta che ordinerete "un cocktail
dissetante", sorridete al cameriere e pensate: state per bere
una lasagna con l’ombrellino.
Salute (con moderazione).