Il Paper Plane nasce nel 2007-2008 dalla creatività del bartender australiano-americano Sam Ross, una delle figure più importanti della moderna cocktail culture newyorkese. Ross lavorava a Milk & Honey a New York, ma il drink venne concepito per il menu estivo del Violet Hour di Chicago, su richiesta di Toby Maloney. L'idea di partenza era quella di realizzare una variazione moderna del Last Word, altro cocktail costruito con quattro ingredienti in parti uguali.
Il Last Word originale è una combinazione di gin, succo di lime, liquore al maraschino e Chartreuse verde. Ross prese quella struttura e decise di cambiarne completamente la personalità. Al posto del gin mise il bourbon, sostituì il lime con il limone e introdusse l'Amaro Nonino. Per la componente amara inizialmente scelse il Campari. Sulla carta funzionava: bourbon, amaro italiano, bitter e agrume. Nella pratica, però, il risultato era decisamente più aggressivo. L'accoppiata tra Campari e Nonino produceva un cocktail troppo amaro rispetto all'equilibrio che Ross cercava.
La soluzione fu semplice e, come spesso accade nella miscelazione, decisiva: sostituire il Campari con l'Aperol. Il cambiamento può sembrare minimo, ma trasforma completamente il risultato. L'Aperol è meno amaro e più morbido, con una componente agrumata e fruttata che permette al bourbon e al Nonino di emergere senza essere schiacciati dalla parte bitter. Nasce così il Paper Plane nella forma che conosciamo oggi.
Anche il nome ha una storia musicale. Ross lo chiamò Paper Plane, prendendo ispirazione dal brano “Paper Planes” di M.I.A., una canzone che ascoltava ripetutamente mentre lavorava alla creazione del cocktail. È interessante anche la differenza tra il titolo della canzone, al plurale, e quello del drink, al singolare: Paper Planes è la canzone, Paper Plane è il cocktail.
La ricetta è una delle cose più belle del Paper Plane proprio perché è quasi impossibile dimenticarla. Non servono proporzioni complicate: una parte di bourbon, una parte di Amaro Nonino, una parte di Aperol e una parte di succo di limone fresco. La misura classica è ¾ di oncia per ingrediente, cioè circa 22 ml ciascuno. Quattro ingredienti, quattro parti uguali.
Per una preparazione domestica possiamo quindi utilizzare 22,5 ml di bourbon, 22,5 ml di Amaro Nonino Quintessentia, 22,5 ml di Aperol e 22,5 ml di succo di limone fresco. Il limone deve essere fresco: qui non è un dettaglio secondario, perché l'acidità è uno dei pilastri dell'equilibrio del cocktail. Il bourbon dovrebbe avere sufficiente struttura da non scomparire dietro gli altri ingredienti; Sam Ross ha più volte indicato la preferenza per bourbon con una gradazione intorno al 43-46% vol., perché una maggiore struttura aiuta il drink a mantenere corpo.
La preparazione è altrettanto semplice. Si versano bourbon, Amaro Nonino, Aperol e succo di limone nello shaker pieno di ghiaccio e si agita energicamente fino a raffreddare bene il cocktail e ottenere la giusta diluizione. Non serve complicare la tecnica: il Paper Plane è uno di quei drink nei quali la precisione delle proporzioni conta più della spettacolarità del bartender.
Si filtra quindi il cocktail in una coupe ben fredda oppure in una Nick & Nora. Il Paper Plane viene normalmente servito senza ghiaccio, quindi il raffreddamento avviene interamente nello shaker. Per la decorazione esistono diverse interpretazioni: la versione più essenziale non richiede garnish, mentre una scorza di limone può aggiungere una componente aromatica interessante. E naturalmente, per giocare con il nome, nulla impedisce di mettere sul bicchiere un piccolo aeroplanino di carta.
Il risultato è un cocktail che riesce a tenere insieme quattro personalità molto diverse. Il bourbon porta vaniglia, legno, spezie e struttura. L'Amaro Nonino aggiunge erbe, note alpine, agrumi e una componente amaricante elegante. L'Aperol porta colore, arancia e una dolcezza amaricante più morbida. Il limone entra come elemento di equilibrio, con la sua acidità capace di impedire che il cocktail diventi pesante.
Ed è proprio qui che il Paper Plane diventa interessante. Nessun ingrediente dovrebbe dominare completamente gli altri. Non deve sapere semplicemente di Aperol, non deve trasformarsi in un bourbon sour e non deve diventare una degustazione di Amaro Nonino. Il suo fascino nasce dall'equilibrio tra dolce, amaro, acido, erbaceo e alcolico.
Il primo sorso può sorprendere chi non conosce il cocktail. L'Aperol arriva immediatamente con la sua componente agrumata e amaricante, ma quasi contemporaneamente il bourbon porta profondità e calore. Il limone taglia la dolcezza e l'Amaro Nonino allunga il finale con le sue note erbacee e speziate. Il risultato è fresco ma non leggero, complesso ma non difficile.
Ed è proprio questa facilità di lettura uno dei motivi per cui il Paper Plane è diventato un moderno classico. La ricetta è semplice da ricordare, gli ingredienti sono relativamente facili da reperire e non richiede tecniche particolari. Sam Ross ha spiegato proprio come la semplicità della formula e la facilità nel reperire gli ingredienti abbiano contribuito al suo successo.
Ma il Paper Plane ha avuto anche un effetto importante sulla percezione dell'amaro italiano nella cocktail culture internazionale. L'Amaro Nonino non è più soltanto qualcosa da bere dopo cena. In questo cocktail diventa uno degli elementi centrali della struttura, capace di dialogare con il bourbon e con un aperitivo come l'Aperol. È una dimostrazione perfetta di come un ingrediente tradizionale possa trovare una seconda vita quando viene inserito in una costruzione moderna.
Anche gli abbinamenti gastronomici possono sfruttare questa caratteristica. Il Paper Plane funziona bene come aperitivo con salumi, formaggi di media stagionatura, focacce, tartare e piatti caratterizzati da una componente grassa che possa essere bilanciata dall'acidità del limone. Può accompagnare anche carni bianche e preparazioni leggermente speziate, mentre la componente agrumata permette di avvicinarlo a piatti con elementi mediterranei.
Con i formaggi, in particolare, l'amaro e l'acidità possono creare un contrasto interessante con la parte grassa e sapida. Con un tagliere di salumi e formaggi il cocktail diventa quasi naturale: il bourbon aggiunge struttura, il Nonino porta la parte erbacea e l'Aperol introduce quella nota aranciata che impedisce all'insieme di diventare troppo pesante.
Può funzionare anche con dessert non eccessivamente dolci, soprattutto quelli a base di agrumi, cioccolato fondente o frutta. Meglio evitare invece dolci molto zuccherini: il cocktail possiede già una componente morbida e aromatica e rischierebbe di risultare meno equilibrato accanto a un dessert troppo ricco.
E naturalmente esiste la possibilità di provare la versione più audace: sostituire l'Aperol con il Campari. Non è un'invenzione moderna: è proprio la strada che Ross aveva seguito nella fase iniziale della creazione. Il risultato diventa più secco, più amaro e decisamente meno accomodante. È una versione interessante per chi ama gli amari e vuole capire da dove sia partito il processo creativo del cocktail. Ma il Paper Plane che ha conquistato il mondo è quello con l'Aperol.
Ed è curioso pensare che un cocktail nato come variazione di un classico del passato sia diventato, a sua volta, un punto di riferimento per la nuova generazione della miscelazione. Nel 2020 il Paper Plane è entrato nella lista dei cocktail ufficiali dell'International Bartenders Association come cocktail della “New Era”, un riconoscimento che fotografa bene il suo passaggio da creazione contemporanea a modern classic.
Il Paper Plane, alla fine, è proprio come il suo nome: leggero, immediato e apparentemente semplice. Ma basta guardarlo meglio per capire che dietro quella superficie arancione c'è un piccolo esercizio di ingegneria del gusto. Quattro ingredienti in parti uguali, nessun ingrediente superfluo e un equilibrio costruito correggendo un'amarezza iniziale che rischiava di essere eccessiva.
Sam Ross partì dal Last Word, provò bourbon, limone, Nonino e Campari, capì che qualcosa non funzionava e sostituì il bitter con Aperol. Da quella correzione nacque un cocktail che oggi si trova nei bar di mezzo mondo.
E forse è proprio questa la parte più bella della storia: il Paper Plane non è nato dalla ricerca ossessiva della perfezione. È nato da una serie di prove, da un'idea semplice e dalla capacità di riconoscere quando un ingrediente deve essere sostituito.
Alla fine, bastano quattro bottiglie e un limone.
Poi si mette tutto nello shaker, si chiudono gli occhi, si agita e si lascia decollare.
Cesio Endrizzi