mercoledì 15 gennaio 2025

Binge Drinking: L'Epidemia Silenziosa dell'Alcolismo Giovanile

 

Cos'è il Binge Drinking?

Il binge drinking è l'assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve. Secondo l'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità, esso corrisponde all'assunzione, in un'unica occasione di consumo in breve tempo, di oltre 6 Unità Alcoliche (UA) – dove una UA equivale a 12 grammi di alcol puro – di una qualsiasi bevanda alcolica.

In questa definizione non è importante il tipo di sostanza che viene ingerita né l'eventuale dipendenza alcolica: lo scopo principale di queste "abbuffate alcoliche" è l'ubriacatura immediata nonché la perdita di controllo. Spesso si associa al compimento di un reato, a volte è assunto come moda giovanile.

L'esatta consistenza dell'intossicazione varia da paese a paese. Il punto critico può essere raggiunto dopo molte ore o anche diversi giorni di assunzione. A causa degli effetti a lungo termine, il binge drinking è considerato uno dei più grandi problemi di salute al giorno d'oggi.

Al giorno d'oggi, non c'è consenso tra gli alcologi su come quantificare il binge drinking:

  • Stati Uniti: Il termine è usato spesso per indicare l'assunzione di 5 o più superalcolici in una sola volta per gli uomini, e 4 o più per le donne.

  • Inghilterra: Il binge drinking è definito come l'assunzione doppia di quanto si fa quotidianamente, cioè bere 8 superalcolici o più per i maschi e 6 o più per le femmine.

  • NIAAA (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism): Recentemente ha dichiarato che il binge drinking si verifica con una concentrazione di alcol nel sangue dello 0,08% o superiore, indipendentemente dal numero di alcolici assunti in una volta.

Rimangono una serie di controversie su come meglio definire il binge drinking, così come molte persone percepiscono la definizione ufficiale ancora imprecisa in quanto non considera i contesti nei quali avviene il consumo. Negli Stati Uniti, qualche volta il termine "etilismo estremo" è utilizzato per descrivere l'assunzione di 10 o più superalcolici in una sola volta.

Il binge drinking è molto comune tra le persone di sesso maschile e colpisce durante l'adolescenza ed in prossimità della maturità. La prima assunzione di alcol per uomini e donne avviene all'età media di 15 anni, una "età di passaggio" in cui si vuole essere indipendenti dalla famiglia e in cui si subiscono fortemente le influenze del gruppo dei pari.

Secondo una recente ricerca, i giovani bevono perché:

  • È divertente (36%)

  • Disinibisce (25%)

  • Rende felici (25%)

  • Fa dimenticare i problemi (14%)

Altri motivi comprendono la socializzazione, la suggestione e l'erotismo. I "binge drinker" bevono maggiormente cocktail, birra e vino, mentre in misura minore i liquori. Sono attenti alla moda dell'"happy hour" proposta dai pub in stile inglese, dove in ore pomeridiane viene venduta birra a prezzi inferiori rispetto alla sera.

I fattori di rischio per gli etilisti critici includono:

  • Status sociale inferiore

  • Molte disponibilità economiche

  • Suggestionabilità

  • Pessimo self-control

  • Delinquenza minorile

  • Disturbi della condotta

  • Problemi emotivi

  • Bevute di gruppo

  • Problemi in famiglia

  • Altri fattori ambientali che possono indurre al consumo critico di alcol (es. criminalità organizzata, sistema penale inefficiente, ecc.)


Il binge drinking è spesso associato a:

  • Ridotte relazioni amicali

  • Incidenti

  • Vandalismo

  • Violenza

  • Dispersione scolastica

  • Attività sessuale non protetta, con conseguenti gravidanze indesiderate e rischio di contrarre l'HIV

Secondo le statistiche:

  • Il 10% delle donne e il 19% degli uomini ha registrato un tentativo di aggressione sotto effetto di alcolici.

  • I maschi che bevono più di 35 superalcolici a settimana dichiarano di aver subito violenze fisiche, mentre il 15% ammette di aver aggredito a loro volta.

  • Circa il 16% degli etilisti critici dichiara di bere per motivi erotici.


Il binge drinking può causare diversi danni all'organismo:

  • Alterazione della omeostasi

  • Variazione del ritmo circadiano

  • Aritmia cardiaca e ischemia

  • Variazioni nella pressione del sangue

  • Scompensi delle piastrine

  • Menomazioni ormonali

  • Effetti perversi sul feto se in gravidanza

  • Danni al cervello


Effetti sul Sistema Nervoso Centrale

Scompensi nella memoria e nei modelli cognitivi possono riscontrarsi in tutti gli etilisti critici, così come l'incapacità a controllare gli impulsi, specialmente nelle ragazze. In aggiunta, la percezione delle informazioni per via orale o visuale risulta ritardata.

Gli studi compiuti sugli adolescenti dimostrano che il consumo etilico critico continuato può causare scompensi cognitivi a lungo termine. Ragazzi che regolarmente partecipano a bevute di gruppo per diversi anni mostrano, in base alle analisi radiografiche, minori dimensioni dell'ippocampo. Il consumo continuato è associato a deficit neuro-cognitivi del lobo frontale nonché problemi legati all'udito e alla memoria orale (Sindrome di Korsakoff).

Gli esperimenti sugli animali indicano che gli effetti neurodegenerativi dovuti all'abuso etilico durante l'adolescenza possono essere anche permanenti.


Binge Drinking e Gravidanza

Il binge drinking è il più importante fattore di rischio per danni arrecati al feto, in particolare sulle capacità sensoriali e sullo sviluppo psichico del fanciullo. Approssimativamente:

  • Una su cinque donne bevitrici

  • Una su venticinque donne incinte

Il binge drinking durante la gravidanza è associato alla Sindrome alcolica fetale, complicazioni alla nascita e disturbi di tipo neurologico. Il neonato dopo la nascita può soffrire di:

  • Ritardo mentale

  • Problemi di apprendimento, memoria e attenzione

  • Difficoltà di gestione e socializzazione

  • Difetti estetici, deformità scheletriche e organiche

  • Minore circonferenza del cranio

Il binge drinking durante la gravidanza è anche associato ad un aumento del rischio di aborto spontaneo.


Il binge drinking è associato a:

  • Colpo apoplettico e morte improvvisa, più frequenti nei paesi dove il consumo di alcolici è maggiore.

  • Ischemie, emorragia subaracnoidea e altre emorragie durante la fase di regressione di un episodio.

  • Ischemia miocardiaca e angina nei giovani che soffrono di scompensi cardiaci.

  • Effetti deleteri sul metabolismo, sul profilo lipidico, sulla coagulazione del sangue e sulla fibrinolisi, sulla pressione del sangue e sui fasci vascolari associati a embolia e infarto.

Il rischio più frequente nel consumare dosi elevate di superalcolici in un ristretto intervallo di tempo è l'avvelenamento ematico (overdose), che può condurre a conseguenze letali. Rimanere soffocati dal proprio vomito è altresì una causa di morte, così come cadute, combattimenti, incidenti stradali e gare su auto-motoveicoli.


Tra gli studenti americani, circa la metà dei maschi e il 39% delle femmine soffre di binge drinking. Differenze etniche sussistono tra bevitori:

  • Latino-americani: livello più alto

  • Autoctoni: livello alto

  • Afroamericani: basso livello

  • Asiatici: basso livello (in questo caso la predisposizione è dovuta alla presenza nel DNA di un gene particolare, l'aldehyde dehydrogenase gene ALDH2, che non permette di metabolizzare bene l'alcol)

    Ricerche recenti dimostrano che giovani bevitori che assumono 4/5 superalcolici in più di tre occasioni nelle ultime due settimane sono statisticamente 19 volte più propense a sviluppare una dipendenza alcolica rispetto ai non bevitori. Approssimativamente il 40% degli etilisti dichiara di averne abusato durante l'adolescenza.

Episodi reiterati di abuso di alcolici, specialmente in giovane età, accrescono il rischio di contrarre disturbi alcol-correlati (ICD-10, sindrome da dipendenza), specialmente per coloro che iniziano a bere prima del compimento del quindicesimo anno di età.

A causa dei rischi cui incorrono gli adolescenti, gli esperti concordano che sono necessari interventi di tipo preventivo quali:

  • Controlli periodici

  • Riabilitazione psicosociale

  • Tutor coetanei che possono ridurre il livello di consumo critico

I Centri per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione propongono di:

  • Aumentare il costo dell'alcol o delle accise

  • Inibire le modalità per ottenere una licenza per vendere alcolici

  • Attuare l'applicazione di leggi più rigorose per i minorenni

In alcuni casi si ricorre alla psicoterapia coinvolgendo i familiari del paziente. Un'efficace strategia di intervento adatta agli adolescenti è il counselling organizzato in tre o quattro sedute, anche di gruppo, ciascuna di 30-60 minuti.

Durante la terapia si cerca di valutare i modelli comportamentali associati al bere e, se non è possibile estinguere del tutto la sete, si cerca di educare al "bere responsabile". In ogni caso, chi termina con successo una terapia per la disintossicazione etilica non può più tornare a bere, pena il rischio di ricadere nella dipendenza.


Prospettive sulla Lotta al Binge Drinking

In Inghilterra

Questo problema costa alle casse del governo circa 20 miliardi di sterline l'anno, pari a:

  • 17 milioni di giorni di lavoro perduti dovuti alle patologie alcol-correlate

  • Costo sugli impiegati stimato intorno ai 6,4 miliardi

  • Costo annuale sul sistema sanitario nazionale di circa 2,7 miliardi di sterline


In Italia

Sussiste ancora una forte cultura alcolista. I giovani sono prematuramente iniziati al consumo di alcolici, anche sotto forma di dolci, con dirette ricadute sulla salute, sull'economia e sul lavoro.

Mai quanto in questo caso è richiesto un impegno di tutti i settori produttivi e politici per far fronte all'emergenza:

  • Forze di polizia: per prevenire le sofisticazioni (es. metanolo e altri additivi)

  • Agricoltura: per migliorare la qualità dei prodotti ed eliminare le partite scadenti ed invendute

  • Mass media: per limitare la pubblicità specialmente dei superalcolici

  • Ambiente: per promuovere la raccolta differenziata e il riciclo dei contenitori

Strategie Efficaci

  • Aumentare l'attenzione pubblica e diffondere informazioni sui rischi

  • Condurre inchieste dai dipartimenti di emergenza sul comportamento pericoloso

  • Persuadere i giovani ad accettare counselling individuali o di gruppo

  • Incoraggiare attività di ricreazione come discipline fisiche e competizioni sportive

  • Prevedere programmi educativi, assistenza specialistica e tutoring


Il binge drinking rappresenta una delle sfide più urgenti per la salute pubblica contemporanea, specialmente per le nuove generazioni. Non si tratta solo di un problema individuale, ma di un fenomeno sociale complesso che coinvolge famiglie, istituzioni e comunità.

La consapevolezza dei rischi, l'educazione al consumo responsabile e politiche di prevenzione efficaci sono gli strumenti principali per contrastare questa epidemia silenziosa. Come ha scritto Canevicci: "Nella terapia delle tossicomanie o dell'alcolismo si usa un de-condizionamento che prevede la somministrazione di una frustrazione sottesa alla messa in atto del comportamento non accettato (es. astinenza)" – ma la vera sfida è prevenire prima che sia necessario curare.


martedì 14 gennaio 2025

Proibizionismo: Il "Nobile Esperimento" che Cambiò l'America

 


Cos'è il Proibizionismo?

Con il termine proibizionismo s'intende per antonomasia il periodo fra il 1919 e il 1933 in cui negli Stati Uniti, tramite il XVIII emendamento e il Volstead Act, venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcol. Questo esperimento sociale, noto anche come "The Noble Experiment" ("Il Nobile Esperimento"), rappresenta uno dei capitoli più affascinanti e controversi della storia americana.

Più specificamente, oggi il termine proibizionismo viene utilizzato, nella sua accezione più comune, per indicare il regime in vigore dal 1937 sui derivati della cannabis, contestato dal movimento antiproibizionista che ne chiede la legalizzazione o la liberalizzazione. Ci si può comunque riferire con questo termine ad ogni interdizione al consumo o alla vendita di determinate sostanze definite illecite da parte di governi o enti sovranazionali come l'ONU, con il fine dichiarato di tutelare la salute pubblica e quella individuale dei cittadini.

In questa chiave, un proibizionismo è attualmente in vigore per sostanze come l'oppio, l'eroina, la cocaina, i derivati della cannabis e molte altre, a seconda della zona geografica e del contesto culturale. Può essere interpretata in questo senso anche ogni proibizione proveniente "dall'alto", come ad esempio quella in vigore sulla prostituzione.

I proibizionismi possono essere generalmente distinti in due tipologie:

  • Quelli più blandi: che proibiscono solo la vendita e il traffico della sostanza considerata illecita.

  • Quelli a regime di tolleranza zero: dove anche il semplice consumo è sanzionato, amministrativamente o penalmente.

Il proibizionismo nacque negli Stati Uniti d'America su forte pressione delle cosiddette società di temperanza, gruppi religiosi e politici caratterizzati da un forte moralismo e fondamentalismo. Alcuni dei più influenti erano:

  • Woman's Christian Temperance Union (WCTU)

  • Anti-Saloon League

  • American Temperance Society

  • Daughters of Temperance

  • Prohibition Party

  • Scientific Temperance Federation

  • New York Society for the Suppression of Vice

Quest'ultima società, tramite il fondatore Anthony Comstock, dopo anni di pressioni al Congresso riuscì a far promulgare una legge che proibiva la spedizione a mezzo posta di stampe erotiche di ogni tipo (libri, riviste, foto, giornali, perfino pubblicazioni riguardo al controllo delle nascite e testi di biologia che mostrassero rappresentazioni accurate del corpo umano) e addirittura di corrispondenza epistolare privata con accenni o riferimenti di natura sessuale. Vi fu persino un tentativo di vietare nei musei le statue e i quadri di nudo.

La prima Società di temperanza sorse nel 1789 presso una comune agricola. Il fenomeno prese piede quando, dal 1808 in poi, alcuni di questi movimenti riuscirono a trasformarsi in organizzazioni nazionali, capaci di influenzare fortemente, tramite i loro voti, la politica di Washington.

L'American Temperance Society, ad esempio, fondata nel 1826, godette del rinnovato interesse del periodo per la religione e la moralità: dopo 12 anni dalla fondazione contava più di 8.000 gruppi locali e oltre un milione e mezzo di affiliati. Nel 1839 erano stampati diciotto differenti giornali di temperanza e, nel medesimo tempo, molte chiese protestanti iniziarono a promuovere la "temperanza". Fra i numerosi scopi "religiosi" di queste società vi erano in primo piano il bando di ogni bevanda alcolica e del gioco d'azzardo, oltre a una forte castità dei costumi che contemplava temi spazianti dal sesso a pagamento alla lunghezza delle gonne (a Norphelt, nell'Arkansas, furono proibiti i rapporti sessuali "sconvenienti e lascivi" perfino tra coppie sposate, oltre al sesso pre-matrimoniale).

Va detto che l'alcol era soggetto, specie in quel periodo, a un eccesso di consumo che aveva delle conseguenze spesso devastanti a livello sociale, in particolar modo quando unito alla povertà e alla criminalità. La causa prima del forte ascendente che le Società di Temperanza avevano soprattutto nei confronti delle donne risiedeva nel fatto che molte di loro erano costrette a subire maltrattamenti e violenze a causa di mariti o padri in stato di ubriachezza, ormai completamente dipendenti dalla sostanza. È accertato infatti che in alcuni soggetti l'assunzione di grossi quantitativi di alcol può aumentare l'aggressività, cosa su cui le Leghe fecero molto conto, riuscendo a fare proselitismi anche al di fuori dell'ambito religioso.

All'inizio del Novecento e dell'era industriale si insinuò inoltre la percezione che l'uso di alcol portasse a carenze sul lavoro, all'assenteismo, allo spendere i soldi in bevande alcoliche piuttosto che in beni generati dal sistema produttivo. Fra i nomi eccellenti che in questo periodo si dichiararono favorevoli alla proibizione totale ci sono John D. RockefellerHenry Ford e Henry Joy, i quali aderirono all'Anti-Saloon League apportando enormi quantità di denaro.

Con tali fondi a disposizione, la Anti-Saloon League ottenne in questo periodo una grande visibilità e un potere in grado di esercitare forti pressioni sulla politica nazionale. Le campagne per il regime "dry" (asciutto) iniziarono ad essere incentrate sui numeri: "I liquori sono responsabili del 25% della miseria, del 37% del depauperamento, del 45,8% della nascita di bambini deformi, del 25% delle malattie mentali, del 19,5% dei divorzi e del 50% dei crimini commessi nel nostro Paese", citano le statistiche del Congresso fornite dalla Anti-Saloon League nel 1914.

Nello stesso clima di moralismo inviso ad ogni tipo di uso, anche moderato, di qualsiasi sostanza alterante (in cui venne bandito tramite l'Harrison Narcotics Act del 1914 l'uso dell'oppio), venne sancito il bando sull'alcol tramite il Volstead Act del 1919 e il XVIII emendamento degli Stati Uniti, entrato in vigore il 16 gennaio 1920.

La sera del 15 gennaio, in tutti gli Stati Uniti, decine di migliaia di persone si riversarono nei negozi per fare rifornimento delle ultime bottiglie legalmente in vendita.

Il Senatore Andrew Volstead, che promosse la legge, dichiarò all'indomani dell'entrata in vigore: "I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell'inferno si sono chiuse per sempre".

Ma la realtà fu ben diversa.

Dal giorno successivo all'entrata in vigore, il prezzo dell'alcol schizzò alle stelle, facendo nascere il conseguente mercato nero. Già a mezzanotte e tre quarti del 15 gennaio, a Chicago, una banda armata assaltò un treno e rapinò un carico di whiskey dal valore di 100.000 dollari, dando così ufficialmente i natali al contrabbando e al mercato nero sugli alcolici.

Le prime conseguenze logiche della proibizione, di qualunque sostanza, sono infatti:

  • La sua comparsa (spesso in forma adulterata, impura e realmente pericolosa in quanto non soggetta a controlli sanitari e qualitativi) sul mercato nero.

  • Il suo aumento esponenziale di valore, in quanto la proibizione sancisce un'apparente rarità del prodotto.

  • La nascita di organizzazioni criminali che mantengono in piedi il traffico e i prezzi standardizzati.

Dopo l'istituzione del Proibizionismo, milioni di americani vollero continuare a bere e erano disposti a pagare quanto richiesto dal mercato nero per farlo. Il prezzo degli alcolici aumentava di dieci volte dopo l'acquisto all'ingrosso in paesi dov'era ancora legale, come il Canada o il Messico, e il conseguente contrabbando in territorio statunitense.

Sovente gli alcolici arrivavano con barche via mare. Altre volte, venivano direttamente istituiti laboratori clandestini, perfino nei boschi, dove si realizzavano birra o surrogati del whiskey e di altri superalcolici, chiamati generalmente "Moonshine", adulterati con vari coloranti e liquidi da taglio.

All'inizio, le bottiglie venivano vendute in negozi di generi comuni, che tenevano una modesta quantità da parte a fronte dell'elevato margine di guadagno. In seguito, iniziarono a fiorire in tutti gli Stati Uniti i cosiddetti "Speak-easy", sorte di club con ingresso tramite parola d'ordine dove si poteva bere tranquillamente. Nel 1920, anno dell'entrata in vigore del Proibizionismo, nella sola New York erano presenti 32.000 Speak-easy, contro i soli 15.000 bar legittimi di prima della proibizione.

Il Proibizionismo e i "ruggenti anni venti" furono indissolubilmente collegati alla nascita del fenomeno noto come gangsterismo, periodo la cui figura di spicco fu Al Capone. La sua fortuna, così come quella di molti altri criminali, fu raggiunta tramite i proventi del traffico di alcol, sfruttando la proibizione e la conseguente crescita esponenziale del prezzo.

All'inizio, Capone si rifornì da importatori della Florida, di New York, di Detroit o dai distillatori clandestini di Chicago, per poi rivendere gli alcolici agli Speak-easy, spesso in regime di esclusiva: questo garantiva all'esercizio commerciale prezzi più favorevoli e tagliava, a favore dell'offerente, la concorrenza di altre bande criminali. L'esclusiva, a differenza che nel mercato legale, era ottenuta con mezzi spesso coercitivi.

Fra le bande iniziarono violenti scontri a colpi di Thompson nelle strade delle città allo scopo di guadagnare territorio (esattamente come accade fra le bande di oggi legate al narcotraffico). Si trattava di un giro d'affari nell'ordine dei miliardi di dollari dell'epoca, esentasse. Capone era il numero uno del business nella città di Chicago, con un accertamento fiscale datato 1927 di oltre cento milioni di dollari.

"Ho fatto i soldi fornendo un prodotto richiesto dalla gente. Se questo è illegale, anche i miei clienti, centinaia di persone della buona società, infrangono la legge. La sola differenza fra noi è che io vendo e loro comprano. Tutti mi chiamano gangster. Io mi definisco un uomo d'affari", ebbe a dichiarare Capone durante una delle frequenti interviste che ormai rilasciava come personaggio pubblico.

Il 14 febbraio 1929, la banda di Al Capone tese un agguato per sterminare quella del concorrente Bugs Moran. Travestiti da poliziotti, i suoi uomini fecero irruzione in un garage al 2122 di North Clark Street, sede del quartier generale della North Side Gang. Allineati i sette presenti lungo un muro, come per un normale controllo di polizia, li fucilarono alla schiena. L'episodio, passato alla storia come la Strage di San Valentino, resta a tutt'oggi uno dei più cruenti regolamenti di conti della storia della malavita e destò all'epoca un forte scandalo nell'opinione pubblica.

Nel 1929, il Congresso votò un ampliamento alla legge sul Proibizionismo: ritenendo che la stessa non avesse funzionato a causa della sua blandezza, si approvò una norma che stabiliva pene detentive anche per chi consumasse alcol. La teoria era che, se si arrestava chi beveva, ci sarebbero state meno vittime dell'alcol e dei crimini correlati. Fino a quel momento, innegabilmente, gli unici che stavano traendo guadagno dalla proibizione erano coloro che l'avevano concepita e coloro che la sfruttavano per evaderla.

Venne istituito un regime di tolleranza zero: la polizia sparava in modo sensazionalistico ai barili sui camion, spaccava a manganellate le bottiglie nei locali sotto gli occhi dei media, ingaggiava frequenti conflitti a fuoco in strada con i gangster. Le vittime fra gli agenti furono molte, così come quelle fra i cittadini inermi. La Commissione Wickersham, istituita dal Presidente USA Hoover, documentò decine di casi di vittime civili.

I più grossi finanziatori dell'Anti-Saloon League – Henry Bourne Joy della casa automobilistica Packard e il magnate del petrolio John D. Rockefeller – avevano appoggiato la Temperanza perché ritenevano che gli operai non avrebbero bevuto prima di lavorare, aumentando la produttività, e che avrebbero speso i loro soldi in beni prodotti dalle imprese, piuttosto che sperperarli nei bar.

La verità era però che:

  • Chi voleva bere, dopo l'entrata in vigore del Proibizionismo, poteva tranquillamente bere ancora.

  • I lavoratori scarsamente produttivi a causa dell'alcol lo erano ancora meno a causa dei beveroni adulterati che ingerivano (è dovuta al Proibizionismo, ad esempio, l'insorgenza dell'avvelenamento da alcol del legno).

  • Tramite la proibizione e il relativo decuplicarsi dei prezzi, i cittadini spendevano per bere molti più soldi di prima.

Joy e Rockefeller uscirono quindi dalla Anti-Saloon League e confluirono nella neonata Association Against the Prohibition Amendment. Joy ebbe a dichiarare: "Ho fatto un errore. Mi sono stupidamente sbagliato. L'America deve aprire gli occhi".

Altro motivo fondamentale per il cambio di fronte fu che il Governo degli Stati Uniti, avendo perso svariati miliardi di dollari l'anno con la cancellazione della tassazione sulle bevande alcoliche, fu costretto a istituire una nuova tassa che penalizzava le grandi imprese e i contribuenti più ricchi. Passarono così al fronte antiproibizionista anche colossi come la dirigenza di General Motors e il presidente della banca J.P. Morgan Guarantee Trust Co., Charles Hamilton Sabin.

Anche la moglie di quest'ultimo, Pauline Morton Sabin, fu una grande sostenitrice della Temperanza, affermando: "Sono favorevole pensando ai miei ragazzi. Penso che un mondo senza liquori sarebbe un bel mondo".

Dopo l'esplosione degli Speak-easy e del whiskey, molte donne iniziarono a cambiare idea. Nel maggio 1929, la Sabin organizzò un incontro a Chicago, rivolto a mogli e madri dell'alta società, dichiarando: "Non vogliamo che i nostri ragazzi crescano nell'atmosfera degli Speak-easy. Prima del proibizionismo i miei figli non avevano accesso all'alcol, ora lo trovano ovunque".

Da quell'esperienza nacque la WONPR (Women Organization for National Prohibition Reform) , lega antiproibizionista che dopo due anni contava 300.000 adesioni, dopo quattro anni un milione e mezzo. La Sabin tenne perfino un discorso al Congresso, dove venne applaudita da tutti i Parlamentari.

Il Presidente Hoover, eletto nel 1928, non volle prendersi la responsabilità di abrogare la legge, limitandosi a istituire la Commissione Wickersham per indagare sui risultati della proibizione. Si dovette aspettare Roosevelt che, nella campagna elettorale del 1932, dichiarò di voler cancellare il Proibizionismo, ottenendo l'appoggio della Sabin e di tutto l'elettorato a lei collegato.

Alle ore 17.27 (Eastern Time) di martedì 5 dicembre 1933, si sancì la fine del XVIII emendamento e del Volstead Act. Milioni di americani poterono acquistare l'alcol liberalizzato e regolarmente tassato, facendo impennare le entrate del Governo. Vennero anche creati circa un milione di posti di lavoro collegati all'industria degli alcolici.

Migliaia di affiliati a bande criminali videro andare in fumo, da un giorno all'altro, un business da miliardi di dollari. Alcuni, come Lucky Luciano, continuarono a mantenere in piedi il loro impero per decenni. Altri, come Joseph P. Kennedy, Sr. (padre del futuro Presidente John F. Kennedy), provvidero a rendere completamente legali le loro attività.

Il modello proibizionista applicato all'alcol negli anni Venti è stato successivamente esteso ad altre sostanze. Nel 1937, negli Stati Uniti venne approvato il Marijuana Tax Act, che di fatto criminalizzò la cannabis. Negli anni successivi, il proibizionismo si è esteso a oppio, eroina, cocaina e molte altre sostanze, dando vita alla cosiddetta "Guerra alla Droga" (War on Drugs), ufficialmente dichiarata dal Presidente Nixon nel 1971.

Oggi, il movimento antiproibizionista contesta questo modello, sostenendo che la proibizione:

  • Non riduce il consumo, ma lo spinge nel mercato nero.

  • Alimenta la criminalità organizzata.

  • Genera violenza e corruzione.

  • Limita la libertà individuale.

  • Impedisce un controllo sanitario e qualitativo delle sostanze.

Molti paesi stanno rivedendo le proprie politiche sulle droghe, con esempi di legalizzazione (come in Uruguay, Canada e in diversi stati americani per la cannabis) o di depenalizzazione (come in Portogallo), che hanno dimostrato risultati positivi in termini di riduzione dei danni e della criminalità.

Curiosità sul Proibizionismo

  • Il termine "bootlegger" (contrabbandiere) deriva dall'usanza di nascondere le bottiglie negli stivali (boots).

  • Il cocktail divenne popolare proprio durante il Proibizionismo, perché mescolando alcolici di bassa qualità con altri ingredienti se ne mascherava il sapore.

  • Il Presidente Warren Harding teneva un bar personale alla Casa Bianca nonostante il Proibizionismo.

  • La Canzone "America the Beautiful" fu scritta durante il periodo della Temperanza e il verso "crown thy good with brotherhood" era originariamente "crown thy good with temperance".

  • Molti dei più famosi distillatori di whisky americani, come Jack Daniel, continuarono a produrre illegalmente durante il Proibizionismo, nascondendo le loro distillerie nei boschi.

Il Proibizionismo americano rimane uno dei più grandi esperimenti sociali della storia moderna, un monito sui rischi di imporre dall'alto norme moralistiche che non tengono conto delle complessità della natura umana. Da un lato, il tentativo di proteggere la società dai danni dell'alcol era animato da sincere preoccupazioni sociali. Dall'altro, il risultato fu un'esplosione di criminalità, corruzione e violenza che dimostrò come la proibizione, lungi dal risolvere i problemi, li aggravi, spingendo il consumo nel sommerso e alimentando il potere della malavita.

La lezione del Proibizionismo risuona ancora oggi nelle politiche sulle droghe, e il dibattito tra proibizionisti e antiproibizionisti continua a essere uno dei temi più caldi del nostro tempo, con implicazioni che vanno dalla salute pubblica alla libertà individuale, dalla giustizia penale all'economia globale.


lunedì 13 gennaio 2025

Pub: Storia, Tradizioni e Cultura del Locale che ha Fatto la Storia del Regno Unito

 

Cos'è un Pub?

Una public house, comunemente nota con l'abbreviazione pub (usato in italiano al maschile), è un locale pubblico dove vengono servite bevande alcoliche – soprattutto birra – da consumarsi sul posto, generalmente comodamente seduti. I pub, che originariamente nacquero nei paesi anglosassoni (soprattutto in Irlanda e nel Regno Unito), oggi si trovano in tutto il mondo.

Nei piccoli villaggi dei paesi britannici, i pub sono il centro della vita della comunità: luoghi di ritrovo, di scambio, di socializzazione e talvolta persino di dibattito politico. Se un pub offre delle stanze per passare la notte, viene normalmente chiamato "inn" (taverna). Tradizionalmente, nei pub si praticano giochi come freccette, birilli, domino, carte e biliardo, anche se oggigiorno stanno prendendo piede giochi moderni come i videogiochi arcade o le slot machines. Alcuni pub invitano anche gruppi musicali o cantanti per intrattenere i clienti.

Nel Regno Unito ci sono circa 60.000 pub, praticamente almeno uno in ogni città, paese e villaggio. I pub sono luoghi sociali di aggregazione, basati sulla vendita e il consumo di bevande alcoliche (birra, vino, liquori e soft-drink). Molti pub sono controllati direttamente dalle case produttrici di birra e quindi questa bevanda prevale su tutte le altre. Normalmente, la birra viene spillata e servita alla spina, ma tutti i pub mettono a disposizione anche bevande non alcoliche.

Tradizionalmente, le finestre dei pub sono fatte di vetro offuscato in modo da nascondere la clientela dalla strada, creando un'atmosfera intima e protetta. Tuttavia, soprattutto negli ultimi vent'anni, nel Regno Unito si sta diffondendo la tendenza a utilizzare vetri normali per permettere di vedere dall'esterno le decorazioni interne.

Ogni pub ha generalmente la sua clientela abituale, che sceglie quel locale per i più svariati motivi:

  • Vicinanza da casa o dal posto di lavoro.

  • Particolari attrazioni personali, come la presenza dei propri amici.

  • Disponibilità di un certo tipo di birra alla spina.

  • Presenza di zone non-fumatori o, al contrario, di un posto dove fumare liberamente.

  • La presenza della propria squadra di freccette.


Le radici del pub sono antichissime e si intrecciano con la storia stessa delle isole britanniche.

Gli abitanti del Regno Unito bevono birra ad alta fermentazione dall'età del bronzo, ma fu solo con l'arrivo dell'Impero romano e la creazione della rete stradale romana che iniziarono a nascere le prime taverne dove i viaggiatori potevano trovare ristoro. La nascita dei pub come li intendiamo oggi, però, va fatta risalire all'epoca in cui i romani lasciarono le isole britanniche. I pub divennero così diffusi che nel 965 il re Edgar emanò un decreto per il quale non poteva essercene più di uno in ogni villaggio.

Il pub chiamato "Royal Standard of England", situato vicino a Beaconsfield, in Inghilterra, è tra i meglio conservati di quelli dell'epoca dei Sassoni. In questo popolo era diffusa un'usanza secondo la quale la birraia doveva esporre un'insegna verde in cima a un palo per avvertire la gente che la birra era pronta. Si produceva sia birra forte che leggera.

Nell'alto Medioevo, un viaggiatore poteva alloggiare nei monasteri per riposarsi. In seguito, però, la domanda di ostelli per la notte iniziò a crescere, di pari passo con la popolarità e il numero dei pellegrinaggi. Gli osti di Londra furono ammessi a una corporazione nel 1446, che nel 1514 divenne la Venerabile Compagnia degli Albergatori.

La tradizionale birra ale inglese è fatta esclusivamente con malto fermentato. L'usanza di aggiungere luppolo per produrre birra fu introdotta dagli olandesi all'inizio del XV secolo. Le birrerie spesso producevano da sole la birra che vendevano, e ognuna ne aveva una caratteristica; tuttavia, dalla fine del XVII secolo iniziarono ad apparire birrifici indipendenti. Entro la fine del secolo, la quasi totalità della birra era prodotta da birrifici commerciali.

Il XVIII secolo vide una smisurata crescita del numero di pub, dovuta essenzialmente all'introduzione del gin. Questo liquore fu portato in Inghilterra dagli olandesi dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1688 e iniziò a essere molto popolare dopo che il governo permise la produzione di gin senza licenza, imponendo al contempo pesanti tributi su tutti i liquori importati.

Questa operazione creò un mercato di grano di bassa qualità, che non poteva essere usato per produrre birra, e di conseguenza migliaia di gin-shop si diffusero in tutta l'Inghilterra. Nel 1740, la produzione di gin era aumentata di sei volte rispetto a quella della birra, e a causa del suo costo contenuto divenne popolare soprattutto fra i poveri. Più di metà dei 15.000 pub di Londra erano gin-shop.

Nel 1751, il "Gin Act" obbligò le distillerie a vendere il gin esclusivamente ai venditori al dettaglio autorizzati, riportando i gin-shop sotto la giurisdizione dei magistrati locali.

Nel 1393, re Riccardo II obbligò gli osti a erigere insegne all'esterno dei loro edifici. La legislazione stabiliva: "Chiunque abbia intenzione di produrre birra in città, con l'intento di venderla, dovrà appendere all'esterno un'insegna, altrimenti perderà per confisca la propria birra."

Questa legge fu emanata per rendere più riconoscibili i pub al passaggio degli ispettori, che dovevano giudicare la qualità della birra somministrata. Un altro fattore importante fu che, durante il Medioevo, la maggior parte della popolazione era analfabeta, e perciò le figure erano molto più utili delle parole per identificare un pub. Spesso non c'era motivo di scrivere il nome del locale sull'insegna, e le taverne nascevano senza un nome formalmente scritto (il nome veniva spesso derivato in seguito dalla figura che c'era sull'insegna).

Le prime insegne spesso non erano dipinte, ma consistevano di strumenti legati al processo produttivo – come mazzi di luppolo o attrezzi – che erano sospesi sopra la porta del pub. In alcuni casi venivano usati soprannomi locali, termini agricoli o giochi di parole. Nelle insegne venivano rievocati anche eventi storici locali, simboli naturali o religiosi ("Il Sole", "La Stella", "La Croce") e talvolta elementi di araldica del signore locale a cui apparteneva la terra sulla quale sorgeva il pub.

Oggi, la gran parte dei pub britannici ha ancora insegne decorate appese sopra le porte, che conservano la funzione originale di identificare il locale, portando il nome del pub rappresentato sia in parole che in figure.

Tradizionalmente, in Inghilterra i pub erano luoghi dove si consumavano bevande alcoliche e si dava poca enfasi al cibo. I tipici spuntini consistevano in pietanze della cucina britannica come cotenna di maiale e uova sott'aceto, insieme a patatine fritte e arachidi, snack salati per aumentare la sete dei clienti.

Se un pub serve dei piatti tipici, normalmente saranno di cucina tradizionale come il "pranzo del contadino" (un piatto a base di pane, formaggio, sottaceti e insalata). Nel Sud-Est dell'Inghilterra, e a Londra in particolare, fino ai giorni nostri è facile trovare vongole, molluschi e altri frutti di mare in vendita durante la serata o alla chiusura.

Oggi molti pub britannici hanno sviluppato un'offerta gastronomica di altissimo livello, trasformandosi in veri e propri gastropub dove la qualità del cibo è pari a quella di un ristorante.

Per consumare alcolici in pubblico in Inghilterra occorrono 18 anni. Dai 16 anni, accompagnati da un adulto, si può bere (ma non acquistare) birra, vino o sidro durante un pasto. Sotto i 16 anni, si può andare in un pub se accompagnati da un adulto, ma non si può consumare alcolici. Tuttavia, alcuni locali possono rifiutare l'ingresso ai minori di 16 anni.

Ci sono molte differenze tra un pub irlandese e la sua controparte britannica:

  • Facciate meno decorate e, appese sopra la porta, generalmente non ci sono insegne con il nome del pub.

  • L'uso del termine "bar" al posto di "pub" è più frequente in Irlanda che nel Regno Unito.

  • Prima degli anni Sessanta, quando si diffusero i supermercati, le drogherie erano molto diffuse nel paese, e i pub irlandesi spesso operavano anche come "drogherie di liquori", conciliando le due attività. In alcuni casi, i padroni dei pub erano anche becchini, e questa strana combinazione è tuttora comune in alcune zone. Questa attività di osti-droghieri nacque verso la metà del XVIII secolo, quando si diffuse una tendenza alla moderazione che obbligò i padroni dei pub a diversificare i loro affari.

  • A differenza dei pub inglesi, quelli irlandesi spesso prendono il nome dal proprietario (attuale o precedente), come ad esempio Murphy's o O'Connor's.

  • Tra i più famosi pub tradizionali di Dublino ricordiamo O'Donoghue's, Doheny, Nesbitt's e Brazen Head, che si vanta di essere il più antico pub d'Irlanda (onorificenza che invece spetta al Sean's Bar di Athlone).

L'immagine sentimentale che molti turisti o emigranti hanno dell'Irlanda ha influenzato le trasformazioni dei pub. Il fatto che spesso all'interno dei pub ci sia musica dal vivo è in parte un mito creato dall'industria del turismo: i "singing pub" sono del tutto assenti in zone dove il turismo non è la principale voce dell'economia locale.

Spesso i pub "turistici" servono cibo ai clienti, un fenomeno di nascita abbastanza recente (dagli anni Settanta). Prima di allora, nella grandissima maggioranza dei pub irlandesi non veniva servito cibo. Dopo l'entrata in vigore della legge antifumo in Irlanda, molti pub hanno creato per i fumatori delle aree esterne, spesso riscaldate. La legge è stata applicata anche in Irlanda del Nord dall'aprile del 2007.

Soprattutto negli anni Ottanta e Novanta sono stati aperti molti Irish pub in tutto il mondo, da Boston a Francoforte, da Johannesburg a Pechino. Questi, in molti casi, hanno molte caratteristiche in comune con i pub irlandesi autentici, ma in molti altri sono solo pallide imitazioni.

In Italia, storicamente, il ruolo dei pub è stato svolto dalle osterie, tipici luoghi di ritrovo e socializzazione popolare. Soprattutto a partire dagli anni Ottanta, sono sorti un po' ovunque degli Irish pub, sullo stile di quelli irlandesi.

Il primo pub in Italia sorge nel 1964 a Rimini ed è lo storico Rose & Crown, che ancora oggi è un punto di riferimento per gli amanti della birra e della cultura britannica.

Dal 20 gennaio 2003, anche in Italia è entrata in vigore la legge antifumo che impedisce di fumare all'interno dei locali pubblici, una misura che ha cambiato profondamente le abitudini dei frequentatori dei pub italiani.


Curiosità

  • Il pub più antico del Regno Unito è il "Ye Olde Trip to Jerusalem" a Nottingham, che risale al 1189 e si trova scavato nella roccia sotto il castello.

  • In alcuni pub britannici esiste ancora la tradizione del "lock-in": dopo l'orario di chiusura ufficiale, il proprietario chiude le porte e continua a servire i clienti abituali in un'atmosfera riservata.

  • La birra più venduta nei pub britannici è la lager (birra a bassa fermentazione), ma sta crescendo la popolarità delle real ale (birre tradizionali non filtrate e non pastorizzate).

  • Il termine "pub crawl" indica la pratica di visitare più pub in una sola serata, bevendo un drink in ognuno di essi.

Il pub è molto più di un semplice locale dove si beve birra. È un'istituzione sociale, un rifugio, un palcoscenico per storie e incontri, un pezzo di storia viva che ha attraversato secoli di trasformazioni. Dai villaggi sassoni alle metropoli moderne, il pub continua a essere il cuore pulsante della comunità britannica e irlandese, e il suo fascino ha conquistato il mondo intero. Che si chiami pub, bar o inn, l'importante è varcare quella porta e lasciarsi avvolgere dall'atmosfera unica che solo un vero pub sa offrire.


domenica 12 gennaio 2025

Happy Hour: Storia, Origini e Controversie dell'Ora Felice

 


Cos'è l'Happy Hour?

Happy hour (letteralmente "ora felice" in lingua inglese) è un'espressione di marketing anglosassone che indica un periodo di tempo in cui un pubblico esercizio – come un ristorante, un bar o un pub – offre sconti sulle bevande alcoliche, quali birra, vino e cocktail.

È una pratica di promozione delle vendite nata nei paesi anglosassoni per attirare la clientela nei pub dopo l'uscita dal lavoro, offrendo consumazioni a prezzo ridotto per una o due ore nel tardo pomeriggio, coprendo di solito l'intervallo tra le 17:00 e le 18:00.

Negli ultimi decenni, l'Happy Hour si è diffuso in tutto il mondo, diventando un appuntamento fisso per molti giovani e lavoratori che cercano un momento di socialità e relax dopo la giornata. Tuttavia, è anche oggetto di forti critiche perché incentiva il consumo di alcol, rendendolo accessibile in grandi quantità a basso prezzo e favorendo fenomeni come il binge drinking (consumo eccessivo e compulsivo di alcol in breve tempo).

Le radici dell'Happy Hour sono profonde e affascinanti, e si intrecciano con la storia militare e sociale degli Stati Uniti.

Una possibile origine del termine risale alla Marina Militare degli Stati Uniti d'America negli anni 1920. Con l'espressione happy hour si indicava un periodo di ricreazione programmato a bordo di una nave, durante il quale avevano luogo attività di intrattenimento come:

  • Boxe (anche a mani nude).

  • Lotta libera amatoriale.

  • Altri giochi e competizioni sportive.

Questo momento era una preziosa opportunità per i marinai di alleviare lo stress accumulato durante i lunghi periodi di navigazione in mare. Non era legato all'alcol, ma al semplice benessere psicofisico dell'equipaggio.

Negli Stati Uniti, l'idea di bere prima dei pasti ha invece le sue radici nell'epoca del Proibizionismo (1920-1933). Quando furono approvate il XVIII Emendamento alla Costituzione e il Volstead Act, che bandivano la produzione, la vendita e il consumo di alcol, le persone che desideravano bere dovevano farlo in segreto.

Prima di recarsi al ristorante (dove l'alcol non sarebbe stato servito), i cittadini partecipavano agli happy hour o cocktail hour presso gli speakeasy, locali clandestini che servivano alcolici illegalmente. Questi incontri diventarono un rituale sociale, un modo per sfidare il proibizionismo e ritrovare un momento di convivialità.

L'Happy Hour entrò nell'uso civile americano intorno al 1960, soprattutto dopo la pubblicazione di un articolo sul Saturday Evening Post del 1959, che raccontava la vita militare e l'uso del termine. I cocktail lounge e i bar iniziarono a proporre offerte speciali nel tardo pomeriggio, attirando i lavoratori in uscita dagli uffici.

La pratica – o semplicemente lo slogan happy hour – è stata via via adottata in altri paesi e da altre categorie di esercizi commerciali, con variazioni nelle fasce orarie e nella tipologia dei prodotti soggetti a sconto.


L'Happy Hour nel Mondo

In Italia

In Italia, l'Happy Hour nei locali che la propongono comincia in genere più tardi rispetto alla versione originaria e si prolunga nella serata, spesso fino alle 20:00 o alle 21:00. Non è raro che venga associato a un buffet di stuzzichini inclusi nel prezzo della bevanda, trasformandosi in un vero e proprio aperitivo rinforzato. Nel caso di locali notturni, gli sconti sulle consumazioni sono praticati nelle prime ore di apertura. Non mancano comunque casi di esercizi che pubblicizzano happy hour in altri momenti della giornata, come la pausa pranzo.


Nel Regno Unito

Nel maggio 2005, la British Beer and Pub Association (BBPA) – che rappresenta 32.000 pub nel Regno Unito – ha annunciato la rinuncia da parte di tutti i suoi soci all'Happy Hour e ad altre promozioni analoghe, nel tentativo di contrastare il fenomeno del binge drinking.


In Irlanda

L'Happy Hour è illegale in Irlanda fin dal 2003, ai sensi dell'Intoxicating Liquor Act, una legge che vieta qualsiasi promozione che incentivi il consumo eccessivo di alcol.


Negli Stati Uniti

  • Massachusetts è stato uno dei primi stati americani ad applicare un divieto statale alle happy hour, nel 1984. Altri stati hanno restrizioni simili, tra cui Illinois e North Carolina.

  • Nel 1984, anche l'esercito americano ha abolito le happy hour nei club delle basi militari.

  • Nel 2011, il Parlamento dello Utah ha approvato una legge che proibisce le happy hour, in vigore dal 1º gennaio 2012.

  • Nel luglio 2011, la Pennsylvania ha esteso il periodo precedentemente regolamentato per l'Happy Hour da due a quattro ore.

  • Nel giugno 2012, l'Happy Hour è diventata legale in Kansas dopo un periodo di proibizione durato 26 anni.

In Canada

  • La provincia dell'Alberta ha imposto restrizioni alle happy hour, effettive da agosto 2008: tutte le promozioni devono terminare entro le 20:00 e i prezzi delle bevande devono essere conformi al prezzo minimo assoluto stabilito dalla Alberta Gaming and Liquor Commission.

  • Nell'Ontario, i locali possono variare i prezzi dei liquori ma non possono mai vendere a un prezzo inferiore a quello stabilito dalla Alcohol and Gaming Commission of Ontario. Inoltre, non possono promuovere le loro offerte "in una maniera che promuove il consumo di alcol esagerato". L'espressione happy hour non può essere usata nella pubblicità delle promozioni.

Nei Paesi Bassi

La Koninklijke Horeca Nederland, una catena locale di bar e caffè, ha deciso con i suoi affiliati di sospendere le happy hour per ostacolare la pratica del binge drinking da parte dei giovani, nella speranza di evitare che il parlamento olandese votasse l'innalzamento dell'età minima legale per bere alcolici da 16 a 18 anni. Nel marzo 2013, la legge che innalza questa età a 18 anni è stata approvata.


Critiche e Controversie

L'Happy Hour è oggetto di numerose critiche per diversi motivi:

  • Incentivo al consumo di alcol: offrire alcolici a prezzi ridotti incoraggia le persone a bere di più, spesso in poco tempo.

  • Binge drinking: la pratica di consumare grandi quantità di alcol in breve tempo è particolarmente diffusa tra i giovani e può portare a gravi conseguenze per la salute, come intossicazioni etiliche, incidenti stradali e comportamenti a rischio.

  • Impatto sociale: l'eccessivo consumo di alcol è associato a violenza, criminalità e problemi familiari.

  • Salute pubblica: i costi sanitari legati all'abuso di alcol sono enormi e gravano sui sistemi sanitari nazionali.


Per questi motivi, molti governi e associazioni di categoria hanno scelto di limitare o vietare del tutto questa pratica.


Curiosità

  • L'Happy Hour è spesso associato all'aperitivo italiano, ma con una differenza fondamentale: mentre l'aperitivo italiano è un momento di socialità che accompagna un drink con stuzzichini, l'Happy Hour anglosassone è prevalentemente focalizzato sull'offerta di alcol a basso prezzo.

  • In alcuni paesi, come il Giappone, l'Happy Hour è chiamato "nomi-hodai" (飲み放題), che significa "bevande illimitate" e viene spesso offerto a prezzo fisso per un determinato periodo di tempo.

  • L'Happy Hour ha ispirato anche il mondo del cinema e della letteratura: il film Happy Hour (2015) del regista giapponese Ryūsuke Hamaguchi esplora le dinamiche relazionali di un gruppo di amiche, usando proprio il momento dell'aperitivo come metafora della vita sociale.

L'Happy Hour è un fenomeno culturale e commerciale che ha attraversato oltre un secolo di storia, trasformandosi da momento di svago per marinai a strategia di marketing globale. Oggi, tra divieti, regolamentazioni e critiche, resta un appuntamento fisso per milioni di persone in tutto il mondo, simbolo di un desiderio universale di socialità, relax e… "un'ora felice" dopo una lunga giornata. Tuttavia, la crescente attenzione alla salute pubblica e alla lotta contro l'abuso di alcol sta spingendo sempre più paesi a ripensare questa pratica, bilanciando il piacere del bere con la responsabilità sociale.


sabato 11 gennaio 2025

Caffè Le Giubbe Rosse: Il Salotto Letterario che Ha Fatto la Storia di Firenze

 


Nel cuore pulsante di Firenze, in piazza della Repubblica, si trova un luogo che non è solo un caffè, ma un vero e proprio monumento alla cultura italiana. Il Caffè Le Giubbe Rosse, con la sua storia lunga oltre un secolo, è stato il palcoscenico di alcune delle pagine più vivaci e controverse della vita intellettuale del Novecento. Oggi, dopo una recente e attesa rinascita, torna a essere un punto di riferimento per chi cerca l'atmosfera di un'epoca in cui l'arte e la letteratura si mescolavano alla vita quotidiana.

Il locale apre i battenti nel 1897 per volontà dei fratelli Reininghaus, produttori di birra di origine tedesca . Inizialmente chiamato "birreria Reininghaus", il caffè si distingueva subito per un particolare ispirato alla moda viennese: i camerieri indossavano eleganti giubbe rosse . I fiorentini, che trovavano difficile pronunciare il nome tedesco, cominciarono a dire "andiamo da quelli delle giubbe rosse" . Il nome, nato per scherzo, divenne presto ufficiale e il locale si trasformò nel Gran Caffè Giubbe Rosse.

È nei primi anni del Novecento che le Giubbe Rosse diventano un centro nevralgico della cultura italiana. Dal 1913, il caffè è il ritrovo fisso dei futuristi fiorentini, tra cui spiccano Giovanni Papini e Ardengo Soffici . Proprio qui, attorno alle riviste La Voce e Lacerba, si respirava il fermento di un'arte che voleva rompere con il passato.

Il locale fu anche teatro di episodi leggendari, come la famosa rissa tra i futuristi milanesi di Filippo Tommaso Marinetti e il gruppo fiorentino. La scintilla scoccò quando Soffici pubblicò sulle pagine de La Voce un articolo che criticava i rivali, scatenando un acceso confronto fisico nei locali del caffè .

Per decenni, passare alle Giubbe Rosse è stato un rito per chiunque contasse nel mondo dell'arte e della letteratura. La lista dei suoi illustri frequentatori è lunghissima e comprende nomi che hanno fatto la storia:

  • Letteratura: Eugenio Montale, Elio Vittorini, Dino Campana, Tommaso Landolfi, Aldo Palazzeschi, Umberto Saba, Carlo Emilio Gadda, Vasco Pratolini .

  • Arte: Ottone Rosai e Primo Conti .

Si racconta che, tra una partita a scacchi e l'altra, anche un giovane Vladimir Lenin abbia frequentato il locale .

Come molti luoghi storici, anche Le Giubbe Rosse hanno attraversato momenti di crisi. Nel 2018, la società che lo gestiva è stata dichiarata fallita, mettendo a rischio la sopravvivenza del caffè . Dopo un'asta, nel 2019 è stato acquistato dal gruppo Scudieri International, che ha avviato un lungo e accurato restauro .

La riapertura, inizialmente prevista per il 2020, è stata posticipata a causa della pandemia, e il caffè ha riaperto i battenti solo nel giugno 2024 . Oggi, Le Giubbe Rosse si presentano come un raffinato locale che unisce la sua storica vocazione letteraria a una nuova offerta gastronomica contemporanea, sotto la guida dello chef Giuseppe Lo Presti .

Riaperto dopo un lungo restauro, il caffè è stato premiato con il People's Choice Award ai TheFork Awards 2024, segno che la sua leggenda è destinata a continuare .


venerdì 10 gennaio 2025

Birra Gruit: Il Caos Erbaceo che Ha Preceduto il Luppolo



Oggi la birra è principalmente luppolo, malto, acqua e lievito. Ma per secoli, prima che il luppolo diventasse l'ingrediente dominante, i birrai europei aromatizzavano e conservavano la loro bevanda utilizzando una miscela proprietaria di erbe locali nota come gruit. Ortiche, mirto palustre, achillea, rosmarino selvatico e persino mele erano ingredienti comuni che trasformavano la birra in qualcosa di radicalmente diverso da quello che conosciamo oggi.

Perché servivano altri ingredienti?

La risposta è semplice: da sola, la birra primitiva aveva un problema. L'orzo maltato, che fornisce gli zuccheri per la fermentazione, lascia un retrogusto di dolcezza piuttosto intensa, quasi stucchevole. I birrai avevano bisogno di qualcosa di aspro, terroso e amaro per contrastare quel profilo maltato e rendere la bevanda gradevole al palato. Senza erbe amaricanti, la birra medievale aveva il sapore di una zuppa alcolica troppo dolce.

Il gruit era una miscela di erbe selvatiche locali, la cui ricetta variava a seconda della regione, della stagione e della tradizione familiare. Era un segreto gelosamente custodito, paragonabile alle ricette segrete delle bibite moderne.


Gli ingredienti principali

  • Ortiche: erano un ingrediente fondamentale perché abbondanti, facili da raccogliere e ricche di vitamine. La loro presenza rendeva la birra più nutriente.

  • Mirto palustre: probabilmente l'erba aromatica più comune nel gruit, conferiva un forte sapore amaro e resinoso.

  • Mele e altra frutta: venivano talvolta aggiunte al mosto per introdurre i lieviti selvatici presenti sulla buccia, stimolando la fermentazione e apportando zuccheri naturali e acidità.

  • Achillea, rosmarino selvatico e giusquiamo: erbe aromatiche che contribuivano al profilo gustativo e, in alcuni casi, agli effetti euforici della bevanda.

Non solo sapore: conservazione e effetti

Conservanti naturali

Queste erbe aromatiche fungevano anche da conservanti. Molte possedevano lievi proprietà antimicrobiche che contribuivano a rallentare l'inevitabile deterioramento della birra, in un'epoca ben precedente all'invenzione della refrigerazione.


Effetti psicotropi

Ma c'era un altro aspetto che rendeva il gruit affascinante. Erbe come il giusquiamo, l'achillea e il rosmarino selvatico modificavano gli effetti dell'alcol, rendendo la sensazione più narcotizzante o stimolante a seconda della generosità del mastro birraio. Offrivano qualcosa che il luppolo moderno non ha: un leggero effetto allucinogeno.

Il termine "gruit" deriva probabilmente da una radice che significa "erba" o "verde", ma alcuni storici suggeriscono un collegamento con il termine olandese "gruit" che significa "grani" o "erbe amare".

Perché è stato abbandonato?

Allora, aveva un sapore migliore? Secondo gli standard moderni, probabilmente no. Le birre gruit erano notoriamente imprevedibili. Una partita poteva avere un sapore meravigliosamente complesso e simile al gin una settimana, e quella successiva sapeva di acqua stagnante e resinosa di palude.

Quando il luppolo si diffuse finalmente in tutta Europa tra il XIV e il XVI secolo, offrì:

  1. Un'amarezza più pulita e croccante

  2. Qualità di conservazione di gran lunga superiori

  3. Standardizzazione del sapore

  4. Una maggiore durata di conservazione

Il luppolo causò il declino del "caos selvaggio ed erbaceo" delle birre gruit, portando a una birra più uniforme e prevedibile.

Oggi, alcuni birrifici artigianali hanno riportato in auge questo stile ancestrale. In Europa e negli Stati Uniti, un numero crescente di microbirrifici produce versioni moderne di birre gruit, reinterpretando le antiche ricette con ingredienti come erica, achillea, rosmarino, timo e persino ginestra. Queste birre offrono l'opportunità di assaporare le radici terrose e resinose della birra medievale senza dover andare a raccogliere le ortiche da soli, regalando un viaggio nel tempo attraverso i sapori di un'epoca in cui la birra era tanto varia e selvaggia quanto la natura che la circondava.


giovedì 9 gennaio 2025

La Birra Piccola: Il Pane Liquido che Ha Cresciuto Generazioni

 


Prima dell'avvento dei moderni sistemi di depurazione delle acque, era perfettamente normale dare a un bambino di cinque anni una pinta di birra a colazione. I genitori non stavano "sedando" i loro figli: quella "birra piccola" li teneva letteralmente in vita. Oggi questa usanza può sembrare folle, ma nella realtà del mondo preindustriale si trattava di una scelta di sopravvivenza, igiene e nutrizione.

Cos'era esattamente la birra piccola?

La birra piccola (small beer in inglese) era esattamente ciò che il nome suggerisce: una birra debole e a basso contenuto alcolico. Mentre una birra standard poteva avere una gradazione alcolica compresa tra il 4% e il 6%, la birra piccola si attestava solitamente tra lo 0,5% e il 2,5%. Era talmente leggera che non causava alcun effetto ebbro, nemmeno nei bambini.

La birra piccola era il risultato di una tecnica di birrificazione chiamata "parti-gyle". I birrai, per non sprecare il costoso malto d'orzo dopo aver prodotto una cotta di birra forte per i ricchi, immergevano lo stesso malto una seconda o una terza volta in acqua calda per estrarre gli zuccheri rimanenti, ormai diluiti. Il liquido risultante veniva fermentato in una birra economica e leggera, accessibile a tutti.

Perché tutti la bevevano?

La birra piccola svolgeva tre funzioni fondamentali per la classe operaia:

1. Era sicura da bere

Il mito storico secondo cui "l'acqua era troppo sporca per essere bevuta, quindi tutti bevevano birra" è una leggera esagerazione: la gente beveva molta acqua da sorgenti pulite e pozzi profondi. Ma nelle città in espansione o durante le campagne militari, dove l'acqua stagnante rappresentava un rischio reale, la birra artigianale era una vera e propria ancora di salvezza.

Il processo di produzione prevedeva la bollitura del mosto, che uccideva i patogeni presenti nell'acqua ben prima che si conoscesse la teoria dei germi. L'aggiunta di luppolo e di una piccola quantità di alcol fungeva inoltre da conservante naturale.

2. Era una fonte vitale di calorie

La birra piccola era come pane liquido. Conservava carboidrati, minerali e vitamine del gruppo B derivati dai cereali. Un operaio che falciava per dodici ore al giorno aveva bisogno di un elevato apporto calorico, e bere diverse pinte di birra leggera durante il turno gli forniva energia continua.

3. Permetteva di idratarsi senza ubriacarsi

Il basso contenuto alcolico permetteva di bere tutto il giorno rimanendo perfettamente lucidi. Braccianti agricoli, domestici e bambini potevano consumarla continuamente senza alcun effetto collaterale.


La birra piccola era una parte così essenziale della vita quotidiana che veniva spesso inserita nei contratti di lavoro. I domestici si aspettavano una piccola quantità di birra al giorno come parte del loro salario. George Washington insistette persino affinché alle sue truppe venisse fornito un litro di birra al giorno per mantenerle sane ed energiche.

Il regno della birra piccola terminò solo quando la Rivoluzione Industriale rese popolare l'ebollizione dell'acqua per il tè e il caffè, offrendo al mondo un'alternativa sicura e ricca di caffeina che alla fine sostituì la pinta mattutina. Con l'avvento dei moderni sistemi di depurazione delle acque e la diffusione di bevande calde igienizzate, la birra piccola perse la sua funzione primaria di idratazione sicura, diventando un semplice retaggio del passato.

Oggi, in un'epoca in cui l'acqua potabile scorre dai rubinetti di casa, la birra piccola è quasi completamente scomparsa, sostituita da alternative analcoliche che ne ricordano la funzione ma non il ruolo sociale e nutrizionale che ha avuto per secoli nelle vite di milioni di persone.


 
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