domenica 29 dicembre 2019

Perché nei cocktail viene aggiunto tanto ghiaccio

Ghiaccio nei cocktail: tutto ciò che devi sapere - Bar.it



In base alla leggenda metropolitana del consumatore standard più ghiaccio c’è e più si “annacqua” il drink, risposta più ridicola non esiste, rispondo a questa credenza con una domanda, ci sono due bicchieri di acqua (senza entrare nel molecolare delle sostanze alcoliche), in un bicchiere c’è un solo cubetto di ghiaccio, nel secondo c’è ghiaccio fino a riempire il bicchiere, qual'è il bicchiere
d'acqua con il ghiaccio che si scioglie più velocemente?

sabato 28 dicembre 2019

Il caffè fa male?

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Acidifica il sangue ma è acido anche a livello dello stomaco, crea problemi di circolazione e ritmo cardiaco.
Stranamente fa bene come clistere… :)
Non è una battuta, durante la guerra del 15-18 finì la morfina ed in trincea iniziarono a dare caffé. Ma siccome alcuni soldati erano in condizioni di semi-inconscienza qualche medico estroso decise di infilarglielo per clistere.
Stranamente quelli che ricevevano i clisteri guarivano molto più rapidamente.
Dopo la guerra si fecero delle ricerche e si scoprì che gli alcaloidi nel retto si infiltrano nella vena emorroidale e arrivano direttamente al fegato dove eseguono un lavaggio epatico inducendo il rilascio di bile dalla struttura dei dotti biliari e aiutando la detossificazione.
I clisteri di infuso di caffè si usarono per molti anni poi col tempo caddero in disuso.
Oggi fanno parte solo della medicina alternativa diffusa in alcuni libri tanto di moda.
Ma non li sottovaluterei perché sono un metodo efficace ed economico di disintossicazione del fegato, ma attenti alle setticemie.
Segnalo che la famiglia reale inglese usa regolarmente questo metodo di cura e prevenzione, lo ha affermato pubblicamente il Principe Carlo.
E se a questa simpatica “vecchia pazza” non la ammazza nessuno, forse è perché beve tanto caffè ma solo a testa in giù:






giovedì 26 dicembre 2019

Sangria

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La Sangria (in spagnolo Sangría) è una bevanda alcolica a base di vino, spezie e frutta, originaria della Penisola iberica.

Informazioni Generali
Della sangria esistono varie ricette, a seconda delle regioni. Comunemente la sangria viene realizzata con il vino rosso, mentre nella Catalogna viene creata con vini spumante o bianchi.

Origine
In origine questa bevanda alcolica e dolce era servita tra i contadini portoghesi, i quali la denominarono col nome sangria, dal colore portoghese sangue, sangue.

Ricetta
Ingredienti di base
  • 3 litri di vino rosso (non necessariamente di qualità).
  • Succo di arancia e di limone.
  • 200 grammi di zucchero circa (oppure altro dolcificante).
  • Frutta in quantità (arance, pesche, mela).
  • Spezie quali chiodi di garofano e/o cannella.

Preparazione
  1. Tagliare la frutta a pezzi di dimensione massima 2 cm.
  2. Mescolare tutti gli ingredienti in un recipiente adatto avendo cura che lo zucchero si sciolga bene e lasciare macerare in frigo almeno tre o quattro ore.
Consigli
  • Se si rende necessario conservare la sangria per diversi giorni è necessario togliere la frutta.
  • A piacere è possibile effettuare variazioni sulla frutta e sulle dosi del succo di arancia e limone, nonché provare altre varianti. Per una gradazione più forte è possibile aggiungere un bicchierino di brandy.
Sangría blanca
Sostituendo al vino rosso del vino bianco, meglio se fermo e dolciastro, è possibile preparare un differente tipo di sangría diffuso in Spagna come la Sangría Blanca.




mercoledì 25 dicembre 2019

Sciroppo di limone

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Lo Sciroppo di Limone è una soluzione al limone. Lo sciroppo così preparato può essere usato come bibita allungandolo con acqua, e si conserva in frigorifero per alcuni giorni.

Informazioni Generali
Sciroppo
Lo Sciroppo è una soluzione formata da acqua e zucchero ed è caratterizzato da gusto dolce e viscosità elevata. Può contenere saccarosio ad una concentrazione di almeno il 45% p/p.
Il gusto dolce può essere ottenuto anche usando altri polioli (glicerolo, mannitolo, sorbitolo) o dolcificanti. Generalmente gli sciroppi contengono sostanze aromatiche o aromatizzanti. Possono presentarsi in forma di soluzioni, di emulsioni o di sospensioni. Ciascuna dose da un contenitore multidose viene somministrata per mezzo di un dispositivo adatto a misurare il volume prescritto. Il dispositivo è usualmente un cucchiaio per volumi di 5 ml o multipli. Quando lo sciroppo viene deglutito, solo una porzione del farmaco disciolto in esso viene a contatto delle papille gustative, mentre il resto, per la consistenza del veicolo, passa oltre senza essere apprezzato. Inoltre, nel caso degli sciroppi antitussivi, lo sciroppo denso e dolce ha anche un'azione demulcente sui tessuti irritati della gola.
La concentrazione prescritta dalla Farmacopea Italiana per lo sciroppo semplice è del 66,5% p/p (saccarosio 665g, acqua depurata 335 g). Le caratteristiche fisiche tipiche sono il peso specifico (1,32 a 20 °C) e la viscosità (201,5 mPa.s a 20 °C). Poiché la solubilità del saccarosio è di 2g in 1ml di acqua, la concentrazione dello sciroppo semplice corrisponde quasi (teorico g 67) a quella di una soluzione satura a temperatura ambiente. L'alta proporzione di zucchero conferisce anche stabilità allo sciroppo.
Lo sciroppo semplice è molto resistente alla crescita microbica a causa della scarsa quantità di acqua disponibile. Inoltre la pressione osmotica di questa soluzione è molto elevata e non adatta allo sviluppo di microrganismi. Lo sciroppo deve essere conservato evitando eccessivi sbalzi di temperatura che potrebbero innescare l'iniziale cristallizzazione dello zucchero. I primi cristalli, agendo da nucleo, possono infatti favorire la separazione di una marcata quantità di saccarosio, rendendo così lo sciroppo fortemente insaturo e quindi adatto alla crescita batterica.
Nel caso di riduzione della concentrazione di saccarosio per evitare la proliferazione di microrganismi si impiegano dei conservanti. Si possono aggiungere agli sciroppi l'acido benzoico o il benzoato di sodio, il para-idrossibenzoato di metile e di propile o loro miscele (7:3), l'acido sorbico o il sorbato di potassio in concentrazioni idonee (0,10 -0,15 per cento). Per usi particolari si preparano sciroppi in cui il saccarosio è sostituito interamente da altri zuccheri (p. es. glucosio e fruttosio), da esitoli (p. es. sorbitolo), da addensanti come la metilcellulosa o l'idrossietilcellulosa. Queste sostanze impartiscono alle preparazioni una viscosità molto simile a quella dello sciroppo semplice e l'aggiunta di un edulcorante sintetico riproduce un eccellente surrogato dello sciroppo semplice.

Preparazione dello sciroppo semplice
Scaldare all'ebollizione, per 20 minuti, una quantità sufficiente di acqua depurata; mantenendo la temperatura a 80-85 °C, sciogliervi il saccarosio, agitando bene per disciogliere completamente lo zucchero. Mescolare per omogeneizzare e filtrare subito a caldo su garza, posta in un imbuto precedentemente riscaldato. Mescolare e portare a peso con acqua depurata, precedentemente bollita per 20 min. Non bisogna riscaldare eccessivamente. Infatti il saccarosio è un disaccaride e può venire idrolizzato.

Sciroppi aromatizzati
Essi vengono ottenuti per diretta mescolanza dei corrispondenti estratti fluidi con lo sciroppo semplice. Aggiunta di 5g di estratto fluido (rapporto estratto:droga 1:1) a 95g di sciroppo semplice. I più comuni sono quelli di menta, limone, lampone, finocchio, cannella, arancia amara, arancia dolce, mandarino, zenzero.
Sciroppo di limone acido citrico monoidrato 25,0 g acqua 25,0 g tintura di limone 25,0 g sciroppo semplice 925 g Si discioglie l'acido citrico nell'acqua e si aggiungono lo sciroppo semplice e la tintura di limone.
Sciroppo di arancio tintura di corteccia di arancio dolce 50 ml acido citrico (anidro) 5 g talco 15 g saccarosio 820 g acqua purificata q.b. a 1000 ml Si tritura il talco con la tintura e l'acido citrico ed a poco a poco si aggiungono 400 ml di acqua purificata. Si filtra; si lava il mortaio ed il filtro con tanta acqua purificata da portare il filtrato a 450 ml. In questo filtrato si scioglie agitando, ma senza scaldare, il saccarosio e si aggiunge tanta acqua depurata fino a raggiungere il volume di 1000 ml. Il talco serve per distribuire l'essenza presente nella tintura di arancio e come coadiuvante la filtrazione.

Sciroppi medicati
Qualsiasi farmaco solubile o comunque disperdibile in acqua può essere veicolato con sciroppo semplice. Lo sciroppo semplice è usato per alcuni tipi di farmaci quali antitussivi, lassativi, amari, digestivi, antistaminici e chemioterapici. Per ragioni di solubilità negli sciroppi medicati, che contengono accanto al saccarosio ed alle sostanze correttive del gusto, anche dei farmaci, la concentrazione in saccarosio deve essere mantenuta notevolmente al di sotto del 65% p/pv, del limite cioè che ne assicura una lunga conservabilità.

Conservazione ed etichette
Gli sciroppi devono essere conservati in recipienti ben chiusi, a temperatura ordinaria e, se prescritto, al riparo dalla luce. Per la presenza di corpi terpenici, specie negli sciroppi contenenti oli essenziali, la luce e l'ossigeno favoriscono reazioni di resinificazione (autossidazione). Per gli sciroppi in forma di emulsioni o di sospensioni è prescritta l'indicazione "agitare prima dell'uso".

Limone
Il limone (Citrus limon (Linneo - L.) Pehr Osbeck) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rutaceae. Il nome comune limone si può riferire tanto alla pianta quanto al suo frutto.
Secondo alcuni studi genetici, il limone è un antico ibrido, probabilmente tra il pomelo e il cedro, ma da secoli è una specie autonoma, la quale si riproduce per innesto e talea.

Cenni storici
Sebbene le origini del limone siano incerte, si pensa che i primi luoghi in cui sia cresciuto siano la Cina, dove veniva coltivato già prima della Dinastia Song (960-1279 d.C.), la regione indiana dell'Assam e il nord della Birmania.
Secondo alcuni studiosi, gli antichi romani conoscevano già i limoni. Tale ipotesi è supportata dalle raffigurazioni di tali frutti presenti in alcuni mosaici a Cartagine e affreschi a Pompei, ma secondo altri studiosi è possibile che gli autori di tali opere avrebbero semplicemente importato tali agrumi o li avrebbero visti nei loro paesi di origine. Non ci sono infatti prove in ambito paleobotanico o letterario che avvalorino tale ipotesi.
Intorno al 700 d.C. il limone si diffuse in Persia, Iraq e Egitto. Dal termine persiano لیمو, che si pronuncia līmū e indica genericamente gli agrumi, deriva il termine "limone".
Le prime descrizioni letterarie del limone si hanno in scritti arabi del X e XII secolo, ad opera di Qustus al-Rumi e Ibn Jami'. Gli alberi di limoni furono utilizzati inizialmente dagli arabi come piante ornamentali.
In Europa la prima coltivazione di limoni è stata avviata in Sicilia, dopo il X secolo e più tardi a Genova (a metà del XV secolo). I limoni compaiono nelle Azzorre nello stesso periodo, nel 1493, ad opera Cristoforo Colombo, che portò i semi del limone fino all'isola di Hispaniola.
Nel 1747 il medico scozzese James Lind consigliò l'utilizzo del succo di limone come cura contro lo scorbuto.
Nel XIX secolo il limone iniziò ad essere coltivato intensivamente in Florida e California.

Morfologia
Il limone è un albero che raggiunge dai 3 ai 6 metri di altezza. I germogli e i petali sono bianchi e violetti.
Il frutto è giallo all'esterno e quasi incolore all'interno, di forma sferica fino ad ovale, spesso con una protuberanza all'apice e appuntito all'altra estremità. La buccia può essere da molto ruvida a liscia, più o meno foderata all'interno con una massa bianca spugnosa detta albedo. Solitamente i limoni si coltivano per la produzione di frutti ma la pianta può essere coltivata in vaso a scopo ornamentale. Per le coltivazioni in vaso è consigliata terra specifica per agrumi e il rinvaso annuale prima del ricovero invernale in serra.
In clima favorevole, il limone fiorisce e fruttifica due volte l'anno. La fioritura dura almeno due mesi e il frutto maturo può attendere altri due mesi sull'albero prima di venir colto, il che favorisce una raccolta sistematica. La fioritura primaverile produce i frutti migliori, la cui raccolta dura poi tutto l'inverno, da novembre ad aprile o maggio. La seconda fioritura, a volte forzata nelle piantagioni commerciali, avviene in agosto e settembre, i frutti si possono raccogliere da maggio in poi, subito dopo quelli invernali. In condizioni favorevoli, un albero adulto può dare da 600 a 800 frutti all'anno.

Varietà
I limoni sono coltivati in tutto il mondo in innumerevoli varietà che probabilmente neanche i botanici riescono a registrare correntemente. Le differenze tra di esse sono infatti riscontrabili prevalentemente nell'aspetto esteriore, mentre rimangono praticamente invariate sia le loro qualità alimentari che la relativa importanza economica. Il limone infatti, ben raramente viene consumato come frutto fresco, per cui cambiamenti minori di gusto non sono molto importanti. Per la lavorazione industriale vanno bene tutte le varietà, con l'esclusione forse di quelle poche che per il precoce deterioramento vengono consumate sul luogo di produzione. Sono così quasi ignote le varietà del limone rosso e del limone dolce che danno frutti sempre agri, ma nel contempo abbastanza dolci da poter essere mangiati come frutta fresca. Quando questi limoni giungono a maturazione si deteriorano nel giro di due o tre giorni, per cui logicamente vengono consumati dalla popolazione locale e rimangono sconosciuti su un mercato più vasto.
Spesso si fa distinzione tra limoni gialli e verdi, ma si tratta di una distinzione meramente commerciale, in quanto i due tipi crescono sullo stesso albero. Il limone verde è il prodotto della fioritura estiva, la quale viene spesso indotta artificialmente con l'assoluta privazione di irrigazione della pianta nei mesi di giugno e luglio. In questo modo si ottengono frutti dalla sottile buccia verde e dalla polpa molto succosa. Possono rimanere immagazzinati per lungo tempo e sopportano bene trasporti e sbalzi di temperatura, per cui vengono esportati in tutto il mondo, mentre i loro "fratelli" limoni invernali, coprono il fabbisogno dei mercati interni. Questo tipo di forzatura dell'albero ne abbrevia la vita, ma si tratta di una pratica molto vantaggiosa economicamente, per cui generalmente adottata in tutte le piantagioni.

Produzione e distribuzione geografica
Il limone viene coltivato in tutto il mondo nella fascia subtropicale, dove il clima è sufficientemente caldo ed umido ed è un importante prodotto di esportazione per molti paesi al di fuori dell'Unione Europea nel periodo "fuori stagione". Il produttore maggiore è l'India (16% della produzione mondiale di limone e lime), subito seguita da Messico (~14,5%), Argentina (~10%), Brasile (~8%) e Spagna (~7%). Altri paesi sono Cile, Uruguay, Cipro e Stati Uniti dove i limoni sono coltivati prevalentemente in Florida e California. Dalla metà degli anni ottanta tuttavia l'importanza economica della coltivazione del limone è in fase di forte decremento. In Italia il limone si coltiva a scopo produttivo principalmente nel Meridione, in particolare in Sicilia, Calabria e Campania.

Usi
In media, la buccia del limone può raggiungere il 40% del peso complessivo, un altro 3% è rappresentato dai semi. Pur trattandosi di una media il dato fa capire che il frutto non viene coltivato solo per il succo. Dalla buccia, molto apprezzata per la produzione di canditi, si estraggono anche essenze e pectina. Dai semi si estrae l'olio e gli avanzi si impiegano nell'alimentazione animale.
Con la buccia del limone si produce un liquore, il Limoncello, nato in Campania e oggi diffuso in tutto il mondo.

Il succo
La parte del frutto più comunemente utilizzata è il succo che rappresenta fino al 50% del suo peso, contiene 50-80 grammi/litro di acido citrico, che conferisce il tipico sapore aspro e diversi altri acidi organici tra cui l'acido malico, l'acido ascorbico o vitamina C (0,5 g/l). Il succo pastorizzato si mantiene senza conservanti per almeno un anno e viene usato come ingrediente di vari alimenti e bevande. Il succo concentrato viene invece sottoposto ad ulteriore lavorazione e consumato nell'industria conserviera. Dal succo del limone si produce la limonata, una bevanda a base di succo di limone, acqua e zucchero.

L'olio essenziale
L'olio essenziale del limone è un liquido etereo e volatile con un colore che va da giallo a verde, una volta estratto per pressione meccanica mantiene l'odore della scorza, è quasi completamente solubile in alcol etilico a 96° ed è costituito prevalentemente da limonene e pineni (beta-pinene, alfa pinene, gamma terpinene). Occorrono circa tremila limoni per ottenere almeno 1 kg di essenza, e in genere i frutti verdi ne forniscono maggiori quantità. L'olio essenziale viene industrialmente deterpenato sia per distillazione sottovuoto che con l'impiego di solventi (CO2 supercritica). È impiegato principalmente nell'industria alimentare per il suo potere aromatizzante ed in quella profumiera. Nella produzione di detersivi vengono spesso impiegati i suoi sottoprodotti (terpeni, distillati dal succo e dalle "fezze" (residui fermentati di lavorazione industriale).

Usi farmaceutici
Anche in farmacologia il limone è molto apprezzato e le sue parti utilizzate sono il succo e il pericarpo (scorza). Il suo uso come farmaco era consolidato quando ancora non si sapeva nulla delle vitamine. Innanzi tutto ne veniva apprezzato il succo quale antiemorragico, disinfettante, diminuzione consistenza di feci (diarrea) e ipoglicemizzanti (tende a far diminuire il glucosio nel sangue). Nell'aromaterapia viene indicato come rinfrescante, tonico per la circolazione, battericida, antisettico, valido per abbassare la pressione arteriosa, utile per eliminare verruche, calli, gengive infiammate, per curare artrite e reumatismi, vene varicose, raffreddore, influenza. Era reputato indispensabile nella cura dello scorbuto, cosa ben nota tra i marinai che non mancavano di approvvigionarsi di limoni prima di ogni viaggio impegnativo.
In Sicilia, dove esiste da sempre il problema dell'acqua potabile, era in voga l'uso di immettere nelle riserve d'acqua vari limoni tagliati a metà. La gente sapeva per esperienza che i limoni disinfettano l'acqua e la ricerca moderna ha dato ragione a questa antica saggezza.

Usi terapeutici
Il limone è il frutto che vanta il più vasto impiego terapeutico, e il rapporto fra limone e salute vanta una storia millenaria: dagli impieghi degli antichi Greci fino ai giorni nostri, gli esempi di applicazione del limone in medicina sono centinaia, un lungo elenco fatto anche di alcune pagine importantissime della storia della medicina, come la scoperta dello scorbuto di James Lind nel 1747, patologia dovuta alla carenza di vitamina C e curata con il succo di limoni e arance. L'elevata concentrazione di vitamina C contenuta nel limone rende questo frutto di notevole importanza per la tutela della salute. Infine, l'alto contenuto di vitamina C nel limone è utile per combattere sintomi dell'influenza.

Ricetta
Ingredienti
Per ottenere 1l circa di sciroppo:
  • 550g di zucchero.
  • 100ml di acqua.
  • 10-12 limoni.
Preparazione
  1. Lavare accuratamente la buccia dei limoni.
  2. Rimuovere con un coltello (o con un pelapatate ben affilato) la parte gialla della buccia dei limoni (il flavedo) e conservarla a parte, facendo attenzione a non lasciare parti bianche (l'albedo) che darebbero un gusto amarognolo allo sciroppo.
  3. Versare lo zucchero in una pentola, mescolandovi la parte gialla delle bucce. Coprire poi la pentola con della pellicola trasparente e lasciare riposare un'ora circa, in modo che gli oli essenziali delle bucce vengano assorbiti dallo zucchero.
  4. Spremere i limoni, filtrandone il succo con un colino.
  5. Togliere la pellicola trasparente dalla pentola, aggiungere l'acqua e portare molto lentamente ad ebollizione, in modo da ottenere uno sciroppo trasparente.
  6. Togliere la pentola dal fuoco ed aggiungere il succo dei limoni.
  7. Imbottigliare lo sciroppo passandolo con un colino, in modo da rimuovere le bucce.
Varianti
Se vi sono dubbi sul trattamento subito dalle bucce dei limoni, è possibile farne a meno e ottenere comunque un buon risultato.


martedì 24 dicembre 2019

Sgroppino

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Lo Sgroppino è una bevanda alcolica molto apprezzata nel Veneto, a base di gelato al limone.

Informazioni Generali
In origine la parola veneta Sgropìn indicava il classico sorbetto, senza latte e dal tasso alcolico più basso. Nel tempo l'antica ricetta si trasformò fino a dar luogo all'attuale sgroppino, la cui prima notizia certa risale al 1528. All'epoca era servito nelle tavole aristocratiche per ripulire il palato tra una portata e l'altra. Oggi si consuma normalmente a fine pasto come digestivo o tra il primo e il secondo piatto. A grandi linee, gli ingredienti dello sgroppino sono: gelato al limone, vodka, e prosecco. Negli ultimi anni poi sono venuti di moda altri tipi di sgroppino come quello alla fragola, al pompelmo, al mandarino, al caffè ma il più delle volte questi ultimi sono analcolici. In Sicilia lo preparano con Vodka liscia e granita al limone.

Ricetta
Ingredienti
  • Gelato al limone.
  • Prosecco.
  • Vodka al limone.

Preparazione
Sbattere a mano del gelato al limone finché l'impasto non risulti cremoso, aggiungere prosecco per circa 1/3 e 1/10 di vodka. Mescolare e servire in un contenitore freddo.



lunedì 23 dicembre 2019

Spritz

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Lo Spritz è un aperitivo alcolico italiano, popolare nel Triveneto, a base di prosecco, bitter e acqua frizzante o seltz.

Informazioni Generali
È un cocktail ufficiale della IBA, con il nome di spritz veneziano.

Storia
Le origini dello spritz sono ignote, ma sembra che l'origine sia da rintracciare nell'usanza dei soldati dell'Impero austriaco, di stanza in quella che in precedenza era la Repubblica Serenissima e poi fece parte del Regno Lombardo-Veneto, che, per stemperare l'elevata gradazione alcolica dei vini veneti, li avrebbero allungati con seltz o acqua frizzante; da qui si vuole l'origine del nome, che si vuole derivare dal verbo tedesco austriaco spritzen, che significa "spruzzare", il gesto appunto di allungare il vino con l'acqua frizzante. Di tale usanza austriaca, conservatasi pressoché inalterata a Trieste, asburgica fino al 1918, rimane eco presso la popolazione anziana di molte località del Nord-est italiano e, con il nome di "vino spruzzato", anche a Milano.
Come cocktail lo spritz nasce presumibilmente tra gli anni '20 e '30 del '900 tra Padova e Venezia, quando si pensò di unire a tale usanza l'Aperol (presentato alla Fiera di Padova nel 1919) o il Select (prodotto dai fratelli veneziani Pilla).
Acquisita un'enorme popolarità a Venezia, a Padova e nell'intero Veneto a partire dagli anni '70, lo spritz diventa un cavallo di battaglia dell'Aperol e, con la denominazione di "spritz veneziano", viene ufficializzato in tempi ancor più recenti dall'IBA.

Diffusione
Nel corso degli anni, la bevanda si è rapidamente diffusa nelle altre città del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino, dell'Istria e in tutta l'Italia centrosettentrionale.
La sua notorietà a livello nazionale è avvenuta tramite la pubblicità dell'Aperol che ad inizio 2008 ha avviato una campagna pubblicitaria inneggiante al consumo dello spritz, favorendone così la diffusione anche ad altre regioni come Lombardia ed Emilia-Romagna, e anche a città più a sud ed estere.

Varianti
Esistono diverse varianti geografiche dello spritz; la gradazione alcolica è quindi variabile, ma si può valutare mediamente sugli 8°.
Oltre ad Aperol, Campari e Select, altri liquori usati possono essere il Cynar o il China Martini.
Un'altra modifica alla ricetta, sempre più diffusa, è quella di usare prosecco spumante al posto di prosecco frizzante. Similmente, altre tipologie di spumante (fuori dal Veneto-Friuli) al posto di vino bianco frizzante. In questi casi può essere evitato anche l'uso del seltz o acqua gassata.
In Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia con "spritz" ci si riferisce ancora alla maniera originale austriaca, ossia con vino bianco e acqua frizzante, mentre la ricetta attuale con l'aggiunta di un bitter viene chiamata "veneziano" o viene specificato "Spritz con...[aperol/campari o altro]. In Friuli si usa anche lo Spritz con vino rosso ("Spritz cul neri" e se il vino è in minima quantità "Lilla'). La variante con aggiunta di succo di sambuco ("Ugo") non è da considerarsi spritz.
Il pirlo bresciano è un cocktail simile allo spritz, da cui si differenzia per l'uso di vino bianco fermo in luogo di quello frizzante.

Ricetta
La ricetta non è univoca, anzi si differenzia considerevolmente a seconda della città e della personalizzazione indotta dal barista. Ne consegue che ognuno è libero di procedere nel modo preferito, in particolar modo per gli alcolici da miscelare.
La preparazione deve rispettare alcune regole perché la bevanda possa chiamarsi Spritz:
  • 40% di vino bianco, 30% di acqua minerale gasata, meglio se gasatissima, evitare la gazosa.
  • Il restante 30% va preparato con una miscela di liquori il cui spettro varia dal Gin alla Crema Marsala senza disdegnare nessun tipo di alcoolico prodotto sul pianeta, purché alla fine rientri come cromatismo in un qualsivoglia "rosso". A Padova e provincia viene usato l'Aperol!
Spritz trevigiano
  • 5/10 prosecco.
  • 3/10 di Aperol o Campari.
  • 2/10 di acqua piacere.
  • Una oliva non snocciolata oppure, per i più modaioli, una fettina di arancia.
  • Servire con una ciotola di patatine e/o arachidi.
Spritz padovano
  • 1/2 prosecco.
  • 1/2 di uno (o più) alcolici tra Aperol, Bitter, Cynar, Campari, Gin, ecc..
  • Oliva non snocciolata (quindi nocciolata) oppure, per i più modaioli, una fettina di arancia.
Spritz triestino
  • 1/2 vino bianco secco.
  • 1/2 seltz o acqua minerale.
  • Una scorza di limone.
Spritz udinese
  • 1/3 Verduzzo o Friulano (Tocai).
  • 1/3 acqua minerale.
  • 1/3 Aperol o Campari.
  • Una scorza di limone.
Spritz veneziano
  • 1/3 vino bianco fermo.
  • 1/3 selz soda.
  • 1/3 alcolico tra Campari, Select o Aperol.
  • Una fettina arancia se si usa il campari (facoltativa); se si usa l'aperol una fettina d'arancia o un'oliva o entrambi tutto a parte.
  • Servito con patatine, olive o arachidi.
Pirlo (Variante bresciana dello spritz)
  • 1/3 Vino bianco fermo
  • 1/3 acqua gasata
  • 1/3 Bitter Campari o Aperol
  • Miscelare direttamnte all'interno di un bicchiere alto con stelo, con abbondante ghiaccio


domenica 22 dicembre 2019

Vin brulé

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Il Vin Brulé (anche noto come Glühwein, dal tedesco, Vin Chaud in francese, Mulled Wine in inglese) è una bevanda calda a base di vino (tradizionalmente vino rosso), zucchero e spezie aromatiche, diffusa in numerosi paesi e semplice da preparare.

Informazioni Generali
In Europa centrale si consuma vin brulé soprattutto nel periodo dell'Avvento. In Italia, soprattutto settentrionale, si trova nei mercatini di Natale, o, più in generale, preparato artigianalmente in pentole o thermos e distribuito al pubblico durante le feste popolari del periodo invernale, compreso Carnevale. In alcuni casi si trova anche in vendita già pronto imbottigliato, quindi solamente da scaldare.

Storia
Il predecessore del vin brulé è il conditum paradoxum dell'antichità.
Nel Medioevo invece si consumavano vini speziati freddi, come l'Ipocras (sinonimo di ippocrasso), e che somigliavano al moderno vin brulé per le spezie usate e per il sapore.
Il costume di bere del vino cotto si diffuse soprattutto tra le popolazioni alpine o comunque dei paesi europei freddi. Successivamente, si diffuse positivamente in tutto il mondo, laddove occorre affrontare gelide giornate con una gradevole e confortante bevanda calda.

Preparazione
Il vin brulé si prepara riscaldando vino rosso (nella versione tradizionale) o vino bianco, aggiungendo quindi zucchero a piacere e diverse spezie, di base cannella e chiodi di garofano. In alcuni casi vi si aggiungono facoltativamente delle scorze di limone, anice stellato, mela e/o qualche spicchio di mandarino.
Durante la lunga bollitura del vino, l'alcool etilico evapora a 83 °C. Tuttavia spezie e zuccheri dovrebbero essere aggiunti dopo, in fase di raffreddamento della bevanda, poiché eccessive temperature formerebbero un prodotto di decomposizione degli zuccheri, l'idrossimetilfurfurale (HMF), il quale è sospettato di cancerogeneità. Dunque, per mantenere il vino caldo nel tempo durante, ad esempio, una festa, sarebbe opportuna una fonte di calore sempre minima e costantemente controllata.
I vin brulé economici pronti in commercio vengono spesso preparati con dei vini di scarsa qualità e fortemente dolcificati per mascherarla. Un vin brulé di qualità superiore è fatto da vini rossi da tavola corposi, con l'aggiunta soltanto di poche spezie e di poco zucchero.
I vini utilizzati variano nelle diverse regioni. In Germania si utilizza di solito vino rosso, nell'Italia settentrionale e alcune province tedesche anche il vino bianco, in Austria tutti e due.
In Italia esistono differenti varianti. Ad esempio, il vinbruè è il vin brulé in Veneto ed è preparato di solito con vino Chardonnay o con vino Pinot bianco con l'aggiunta di cannella, mela e chiodi di garofano, viene consumato soprattutto durante il pan e vin assieme alla pinza e il bisò è il vin brulé in versione romagnola, preparato con Sangiovese speziato e servito molto caldo. Nella città di Faenza, la sera del 5 gennaio si celebra la Nott de bisò, manifestazione legata al palio del Niballo. Il nome "bisò" è tradizionalmente fatto derivare dalla frase dialettale bì sò! ("bevete, su!"), ma si tratterebbe di una paretimologia: l'origine del nome andrebbe fatta risalire al tedesco Bischoff (o inglese bishop), parola che, oltre che "vescovo", significa appunto "vino rosso caldo", per via del colore che richiama appunto l'abito vescovile.
Le varianti invece che contengono il rum, l'acquavite o liquori come l'amaretto in realtà non sono delle varianti di vin brulé ma piuttosto di punch.

Alcolicità
La gradazione alcolica dipende ovviamente dal vino utilizzato, di solito dagli 11 ai 14 gradi alcolici. Tuttavia sopra gli 80 °C l'etanolo del vino evapora, pertanto la gradazione alcolica del vin brulè è molto variabile e diminuisce in base al tempo (lungo) ed il modo (fiamma bassa) di cottura dello stesso.

Ricetta
Ingredienti
Ecco cosa occorre:
  • 1 litro di vino rosso scuro e corposo.
  • 2 stecche di cannella.
  • Noce moscata.
  • 200 grammi di zucchero.
  • 8 chiodi di garofano.
  • 1 arancia.
  • 1 limone.
  • 1 mela.
Preparazione
Iniziate a sbucciare in superficie il limone e l'arancia, la buccia deve essere il più possibile priva del bianco, che renderebbe amaro il prodotto finale. Poi, in una pentola (non deve essere antiaderente e possibilmente avere le sponde basse) mettere un po' di vino e scaldarlo a fuoco lento, aggiungere la cannella, la noce moscata e lo zucchero, poi la buccia dell'arancia e del limone e infine la mela a spicchi con infilzati i chiodi di garofano. Mescolare in modo tale che lo zucchero si sciolga un po', e portare ad ebollizione per circa 10/15 minuti, ricordandosi di mescolare di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Infine bruciare con un fiammifero la superficie del vino in modo di togliere l'alcool. filtrare con un colino e bere.

Consigli
Attendete qualche minuto prima di servire. È consigliabile filtrare il Vin Brulè con un colino. Prima e durante le Feste di Natale, intrattenete i vostri ospiti con questa bevanda, semplice da fare, ma originale.


 
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