La differenza tra una tequila silver, una reposado e una añejo non riguarda soltanto il tempo trascorso in bottiglia o il colore del distillato. È soprattutto una questione di lavorazione, maturazione e profilo aromatico. Ma c'è un aspetto meno conosciuto che merita attenzione: la normativa messicana consente ai produttori di intervenire sul gusto e sull'aspetto della tequila attraverso l'impiego di determinati ingredienti. Una possibilità legale che apre una domanda interessante: quanto possiamo dedurre dalla sola etichetta?
La prima distinzione da chiarire riguarda le categorie. La tequila viene prodotta utilizzando l'agave blu Weber, ma non tutte le bottiglie contengono esclusivamente zuccheri provenienti da questa pianta. La normativa messicana distingue infatti tra tequila «100% de agave» e tequila appartenente alla categoria generale «Tequila». In quest'ultima, fino al 49% degli zuccheri fermentabili può provenire da altre fonti, come la canna da zucchero. Non si tratta di una contraffazione: è una categoria riconosciuta dalla legge, ma il consumatore deve sapere che le due diciture non sono equivalenti.
La tequila silver, chiamata anche blanco o plata, è generalmente la versione più vicina al carattere originario del distillato. È trasparente e non viene sottoposta a un vero processo di maturazione in botte, anche se la normativa ammette un periodo inferiore a due mesi in contenitori di rovere o leccio. Non contiene gli ingredienti utilizzati per il cosiddetto abocado, il procedimento destinato ad ammorbidire il sapore. Il suo profilo aromatico tende quindi a conservare maggiormente le caratteristiche dell'agave cotta, con note vegetali, erbacee, agrumate e talvolta speziate. È spesso la scelta preferita da chi vuole riconoscere più direttamente la materia prima e il lavoro del distillatore.
La reposado, letteralmente «riposata», deve invece trascorrere almeno due mesi a contatto diretto con il legno di rovere o leccio. Il periodo di maturazione può arrivare fino a un anno: oltre questa soglia si entra nella categoria añejo. Il legno modifica progressivamente il profilo aromatico, introducendo note che possono ricordare vaniglia, spezie, miele e tostatura. L'agave, tuttavia, non scompare necessariamente: in una reposado ben realizzata può mantenere una presenza riconoscibile, affiancata dalle caratteristiche acquisite durante il riposo in botte.
La tequila añejo deve maturare almeno un anno in contenitori di rovere o leccio con una capacità massima di 600 litri. Il contatto più prolungato con il legno può accentuare le note di vaniglia, caramello, spezie, frutta secca e cacao. Il risultato dipende però da numerosi fattori: tipo di legno, dimensioni e precedente utilizzo della botte, condizioni ambientali e caratteristiche del distillato di partenza. Un periodo più lungo non produce automaticamente un risultato migliore. Può dare maggiore complessità, ma può anche coprire eccessivamente le caratteristiche dell'agave.
Fin qui si parla di maturazione naturale. Il discorso diventa più interessante quando si esamina la normativa messicana NOM-006-SCFI-2012. Questa disciplina riconosce una procedura chiamata abocado, utilizzata per ammorbidire il gusto della tequila mediante l'aggiunta di uno o più ingredienti: colorante al caramello, estratto naturale di rovere o leccio, glicerina e sciroppo a base di zucchero.
La norma stabilisce che l'impiego di questi ingredienti non può superare l'1% del peso totale della tequila prima dell'imbottigliamento e prevede la registrazione delle materie prime utilizzate. Reposado e añejo sono classificazioni che possono ammettere questo trattamento. Il consumatore, dunque, può acquistare una tequila invecchiata che presenti caratteristiche aromatiche e una morbidezza ottenute non soltanto attraverso il contatto con il legno, ma anche mediante interventi successivi.
È importante non confondere questa possibilità con l'affermazione che tutte le tequila invecchiate siano adulterate. Non è così. L'abocado è una pratica consentita dalla normativa, non un obbligo per il produttore. Inoltre, la norma contempla anche altre disposizioni sugli ingredienti autorizzati per intensificare colore, aroma e sapore. La distinzione tecnica tra abocado e altre aggiunte previste dalla disciplina non deve essere cancellata per semplificare il discorso.
C'è poi un altro elemento che spesso viene trascurato: l'invecchiamento non certifica la qualità della materia prima. Una tequila mediocre non diventa automaticamente eccellente dopo dodici mesi in botte. Il legno può modificare il profilo del distillato, attenuare alcune sensazioni e introdurre nuovi aromi, ma non cancella i limiti della produzione originaria. Allo stesso modo, una buona blanco può essere più interessante e complessa di una añejo costosa.
Per orientarsi, la dicitura «100% de agave» rappresenta un primo criterio importante. Significa che gli zuccheri utilizzati per la produzione provengono esclusivamente dall'agave blu Weber. Non garantisce, da sola, che il distillato sia eccellente, ma permette di distinguere questa categoria da quella che ammette l'impiego di altri zuccheri fino al limite previsto dalla normativa.
La scelta tra silver, reposado e añejo resta quindi una questione di gusto personale, ma anche di trasparenza produttiva. La prima valorizza generalmente le caratteristiche dell'agave, la seconda cerca un equilibrio tra pianta e legno, la terza sviluppa un profilo più influenzato dalla maturazione. Nessuna delle tre classi possiede un primato qualitativo automatico.
Il punto, alla fine, è semplice: pagare di più per una tequila più scura e invecchiata non significa necessariamente acquistare un distillato migliore. E se il colore, la morbidezza e gli aromi possono essere influenzati da interventi consentiti dalla legge, quanto conosce davvero il consumatore di ciò che sta versando nel bicchiere?
Cesio Endrizzi