domenica 23 marzo 2025

QUALE VINO SI USA PER LA SANGRIA? NON QUELLO CHE PENSATE

 


C'è un modo molto semplice per rovinare una bottiglia di vino eccellente: versarla in una brocca insieme a zucchero, arance, limoni, pesche, spezie, ghiaccio e, se la ricetta lo prevede, anche brandy. La sangria non è nata per celebrare un grande vino. È nata, più prosaicamente, per trasformare il vino in una bevanda diversa, aromatica, fresca e conviviale. Ma da qui a dire che la sangria sia semplicemente il modo spagnolo di riciclare vino scadente ce ne passa.

La risposta alla domanda, quindi, è molto meno romantica e molto più pratica: per una sangria rossa si usa generalmente un vino rosso giovane, secco, fruttato e abbastanza fresco, non un vino pregiato destinato a essere apprezzato da solo. Garnacha e Tempranillo sono scelte perfettamente coerenti con la tradizione spagnola; anche il Parador de Molina de Aragón, in una ricetta pubblicata nell'agosto 2026, indica esplicitamente un vino rosso locale giovane come base, insieme a arancia, limone, pesca, brandy, zucchero o miele e spezie.

La distinzione è importante. Un Barolo, un Brunello o un grande Rioja invecchiato possiedono complessità, profumi e struttura che hanno senso nel bicchiere così come sono stati concepiti. Se li sommergiamo di zucchero, agrumi e brandy, gran parte di quelle caratteristiche viene coperta. Non è un delitto: è semplicemente un uso poco sensato di un prodotto costoso.

Ma c'è anche l'errore opposto: pensare che, siccome la sangria contiene frutta e zucchero, il vino debba essere pessimo. Non funziona neppure così. Un vino veramente difettoso rimane difettoso anche dentro una brocca. La frutta può modificare il profilo aromatico, lo zucchero può correggere l'acidità percepita e il freddo può rendere la bevanda più facile da bere, ma non può trasformare un vino cattivo in un grande vino. Una buona guida alla sangria suggerisce infatti un rosso secco, relativamente acido, poco tannico e con una componente fruttata evidente.

La sangria, del resto, non possiede una ricetta unica e immutabile. Esistono numerose varianti regionali e familiari. La versione più conosciuta è quella a base di vino rosso, frutta e zucchero, spesso con brandy, spezie e una componente gassata. In Catalogna, per esempio, è diffusa anche la sangria de cava, preparata con vino spumante. Esistono inoltre versioni bianche e rosé.

E soprattutto la sua storia è più interessante della leggenda secondo cui sarebbe nata semplicemente per “nobilitare il vino scadente”. L'abitudine di mescolare il vino con miele, zucchero, spezie, erbe e altri ingredienti è antichissima e precede di molti secoli la sangria moderna. Nella Penisola Iberica esistevano preparazioni come la limonada de vino, a base di vino, agrumi, zucchero e spezie, che appartengono alla stessa famiglia culturale della bevanda moderna. L'origine esatta della sangria, tuttavia, non è ricostruibile come una singola invenzione attribuibile a una persona o a una data precisa.

Perfino la definizione commerciale spagnola racconta qualcosa. Una regolamentazione del 1974 definiva la sangría come una bevanda derivata dal vino composta da vino rosso, acqua naturale o gassata e componenti ottenuti dagli agrumi, con eventuale aggiunta di zucchero. La normativa distingueva inoltre la sangría-zurra, che poteva contenere anche distillati o liquori.

Quindi quale bottiglia bisogna comprare?

Una bottiglia spagnola giovane, semplice, asciutta e fruttata. Garnacha o Tempranillo sono scelte naturali. Non serve spendere una fortuna e non serve neppure cercare il vino più economico dello scaffale. La regola è la stessa che vale per quasi tutte le preparazioni: l'ingrediente deve essere abbastanza buono da non portare difetti, ma non così prezioso da rendere insensato il suo impiego.

La sangria non è dunque il cimitero dei vini falliti. È un'altra cosa: un modo di utilizzare il vino come materia prima per costruire una bevanda nella quale il vino non deve necessariamente essere protagonista assoluto. Deve convivere con la frutta, l'acidità, la dolcezza, le spezie e, talvolta, il distillato.

Perciò sì: usare una bottiglia da centinaia di euro per fare la sangria è probabilmente uno spreco. Ma usare un vino imbevibile pensando che zucchero e arance facciano miracoli è un errore altrettanto grande.

Cesio Endrizzi

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