Nel 2024 il Pornstar Martini arrivò addirittura al primo posto nella classifica delle ricette più cercate su Google secondo i dati del Year in Search riportati dalla stampa. Una popolarità enorme per un drink relativamente giovane, soprattutto se confrontato con cocktail centenari come Martini, Negroni o Manhattan. Ma dietro quel nome non c'è una storia vecchia di un secolo: il Pornstar Martini nasce nella Londra dei primi anni Duemila, dalla creatività di Douglas Ankrah, bartender e imprenditore originario del Ghana che aveva contribuito alla crescita della cultura del cocktail londinese attraverso il LAB, la London Academy of Bartending.
Ankrah aveva fondato il LAB nel 1996 come scuola di bartending; nel 1999 il progetto diventò anche un locale a Soho e contribuì a formare una generazione di bartender nella Londra della nuova cocktail culture. Nel 2002 Ankrah aprì il Townhouse a Knightsbridge e fu proprio lavorando al menu di quel locale che sviluppò il drink destinato a diventare la sua creazione più famosa. Ankrah stesso avrebbe poi chiarito che il cocktail non nacque al LAB, come spesso viene raccontato, ma al Townhouse.
La storia del nome è ancora più interessante della ricetta. In origine il cocktail si chiamava Maverick Martini, dal nome di un locale che Ankrah aveva frequentato a Città del Capo mentre lavorava al suo libro Shaken & Stirred. Tornato a Londra, però, decise di cercare un nome più provocatorio e memorabile. In una testimonianza dello stesso Ankrah, il drink doveva essere qualcosa di “un po' naughty”, qualcosa che avrebbe potuto ordinare una porn star. Il nome rimase. E, considerato quello che è successo dopo, è difficile sostenere che la scelta sia stata sbagliata dal punto di vista della memoria collettiva.
Bisogna però mettere subito una cosa in chiaro: il Pornstar Martini non è un Martini classico. Non contiene gin, vermouth e neppure una struttura riconducibile al Martini tradizionale. La parola “Martini” appartiene soprattutto alla cultura dei cocktail degli anni Novanta e dei primi Duemila, quando moltissimi drink serviti in coppetta venivano identificati con quel suffisso. Qui siamo davanti a un'altra famiglia: vodka, frutto della passione, vaniglia e un elemento agrumato, con uno spumante servito separatamente. È quindi più corretto considerarlo un modern classic che un'evoluzione del Martini classico.
Il cuore del cocktail è l'incontro fra vaniglia e passion fruit. La prima porta dolcezza aromatica, morbidezza e una sensazione quasi pasticcera; il secondo introduce profumo tropicale, acidità e freschezza. È proprio questo contrasto a impedire, almeno nelle versioni ben costruite, che il drink diventi semplicemente una caramella alcolica. Se invece si esagera con gli zuccheri, con una vodka aromatizzata troppo dolce o con prodotti industriali poco equilibrati, il risultato può diventare rapidamente stucchevole. Il Pornstar Martini è infatti molto meno semplice di quanto il suo aspetto giocoso potrebbe far pensare.
La ricetta originale di Ankrah è anch'essa interessante perché non coincide perfettamente con tutte le versioni moderne che troviamo nei cocktail bar. Una delle testimonianze più dettagliate attribuite direttamente al bartender indica 40 ml di vodka alla vaniglia, 15–20 ml di liquore al frutto della passione e due bar spoon di zucchero alla vaniglia. Il cocktail viene shakerato e filtrato in una coppetta molto fredda, guarnito con mezzo frutto della passione e accompagnato da 60 ml di Champagne freddo.
Nelle versioni contemporanee si trovano invece frequentemente 50–45 ml di vodka alla vaniglia, circa 15 ml di liquore al passion fruit, 30 ml di purea di frutto della passione, 10–15 ml di sciroppo alla vaniglia e, secondo la ricetta, una piccola quantità di succo di lime. Le proporzioni cambiano, ma la struttura rimane riconoscibile: vodka alla vaniglia, passion fruit, vaniglia e bollicine servite a parte.
Per una preparazione domestica equilibrata possiamo quindi utilizzare 50 ml di vodka alla vaniglia, 15 ml di liquore al frutto della passione, 30 ml di purea di passion fruit, 15 ml di sciroppo alla vaniglia e, se desiderato, 10–15 ml di succo di lime fresco. Il lime non deve diventare protagonista: serve a dare una spinta acida che impedisca alla dolcezza di prendere il controllo. Se si vuole avvicinarsi maggiormente alla ricetta storica di Ankrah, invece, si può eliminare il lime e utilizzare lo zucchero alla vaniglia.
La preparazione è semplice, ma richiede qualche attenzione. Tutti gli ingredienti del cocktail, escluso lo spumante, vanno versati nello shaker con ghiaccio e agitati energicamente fino a raffreddare bene il composto. Non bisogna avere paura di shakerare: la temperatura è fondamentale e la diluizione prodotta dal ghiaccio contribuisce all'equilibrio finale. Il cocktail viene poi filtrato, idealmente con una doppia filtrazione se la purea contiene molti semi, e versato in una coppetta o in una coupe ben fredda.
A questo punto arriva il dettaglio che ha trasformato il Pornstar Martini in un cocktail immediatamente riconoscibile: lo spumante servito a parte. Non viene necessariamente versato dentro il cocktail. Viene portato al cliente in un piccolo bicchiere, tradizionalmente con Champagne, anche se nelle versioni più accessibili vengono utilizzati Prosecco o altri spumanti brut. Questa scelta non è un semplice vezzo estetico. Ankrah volle che il cliente avesse due esperienze complementari: il cocktail aromatico e tropicale da una parte, le bollicine secche dall'altra.
Anche il mezzo frutto della passione non è soltanto una decorazione. Nella concezione originale di Ankrah il cliente poteva raccogliere la polpa con un cucchiaino, alternando il frutto, il cocktail e lo Champagne. Il Pornstar Martini diventava così quasi una piccola esperienza gastronomica oltre che un drink. Non si beveva semplicemente: si giocava con consistenze, profumi, acidità, dolcezza e bollicine.
Ed è proprio questa caratteristica a renderlo interessante anche a tavola. Il Pornstar Martini funziona particolarmente bene come aperitivo con preparazioni fresche e speziate, cucina asiatica, piatti agrodolci, crostacei, ceviche e antipasti caratterizzati da componenti aromatiche. La sua acidità e il frutto della passione possono contrastare piatti leggermente grassi, mentre la componente dolce e vanigliata dialoga bene con preparazioni piccanti. Bisogna però evitare piatti troppo delicati: il profumo del cocktail è abbastanza intenso da coprire facilmente sapori sottili.
Anche alcuni dessert possono trovare un compagno interessante nel Pornstar Martini. Frutta tropicale, cheesecake, dessert alla vaniglia, cioccolato bianco e preparazioni al passion fruit possono riprendere gli stessi aromi presenti nel bicchiere. In questo caso, però, occorre stare attenti alla quantità di zucchero: accompagnare un cocktail già morbido con un dessert estremamente dolce rischia di trasformare tutto in una gara a chi resiste più a lungo.
Il successo del Pornstar Martini, comunque, non si spiega soltanto con il gusto. È uno di quei cocktail che possiedono una perfetta identità visiva e narrativa. Il colore giallo-arancio, il mezzo passion fruit, la coppetta gelata, il piccolo bicchiere di bollicine e soprattutto quel nome fanno sì che il cliente sappia immediatamente di trovarsi davanti a qualcosa di diverso. Il drink è nato proprio nell'epoca in cui il cocktail cominciava a diventare anche un oggetto fotografico e sociale, molto prima che Instagram trasformasse il bancone del bar in un set permanente.
Douglas Ankrah è morto nel 2021, a 51 anni, ma la sua creazione ha continuato a vivere molto oltre il suo autore. Il LAB è rimasto nella memoria della bartending culture londinese e il Pornstar Martini è diventato uno dei modern classic più riconoscibili della sua generazione. Difford's Guide lo considera una delle creazioni che hanno definito la carriera di Ankrah e ricorda come il cocktail sia stato immediatamente accolto dal pubblico del Townhouse.
Alla fine, forse il vero colpo di genio di Ankrah non è stato soltanto mettere insieme vodka, vaniglia e passion fruit. È stato capire che un cocktail può essere anche un'esperienza. Può avere un nome che fa sorridere, una presentazione che incuriosisce, un profumo riconoscibile e una modalità di consumo che invita il cliente a partecipare. Il Pornstar Martini non vuole essere austero, non vuole sembrare un reperto archeologico della miscelazione e certamente non pretende di essere un Martini.
È figlio della sua epoca, e proprio per questo è diventato un classico moderno. Un cocktail nato a Londra, passato attraverso un nome inizialmente molto più innocente, costruito intorno alla vaniglia e al frutto della passione e completato da un piccolo bicchiere di bollicine. Un drink che può piacere o non piacere, può scandalizzare o divertire, può sembrare raffinato o volutamente sfacciato.
Ma una cosa è certa: difficilmente passa inosservato.
E forse Douglas Ankrah, quando decise di chiamarlo Pornstar Martini, aveva capito una regola fondamentale del bartending: prima ancora di assaggiare un cocktail, il cliente deve avere voglia di ordinarlo.
Cesio Endrizzi
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