venerdì 9 maggio 2025

CHI HA INVENTATO LA LINGUETTA DELLE LATTINE? DA ERMAL FRAZE A DANIEL CUDZIK: LA STORIA DI UN'INVENZIONE CHE HA CAMBIATO IL MODO DI BERE

 


La linguetta che solleviamo con un dito per aprire una lattina sembra uno degli oggetti più semplici del mondo. Eppure, dietro quel piccolo pezzo di metallo si nasconde una storia industriale fatta di intuizioni, brevetti, problemi ambientali e controversie commerciali. La linguetta moderna, quella che rimane attaccata alla lattina dopo l'apertura, è il risultato del lavoro di due inventori che hanno risolto problemi differenti: Ermal Cleon Fraze, ideatore del sistema a strappo, e Daniel F. Cudzik, l'ingegnere che contribuì a sviluppare il meccanismo ancora utilizzato oggi.

La prima svolta arrivò nel 1959. Fraze, nato nell'Indiana nel 1913 e trasferitosi successivamente nell'Ohio, era un tecnico specializzato nella lavorazione dei metalli e fondatore della Dayton Reliable Tool & Manufacturing Company. Durante un picnic con la famiglia si accorse di aver dimenticato il tradizionale apriscatole, chiamato church key. Per riuscire ad aprire una lattina di birra dovette arrangiarsi utilizzando il paraurti della propria automobile.

L'episodio è diventato parte della storia dell'invenzione, anche se il contributo di Fraze non consistette semplicemente nell'idea di una linguetta da tirare. Da decenni gli ingegneri cercavano un sistema per aprire le lattine senza ricorrere a un utensile separato. La difficoltà consisteva nel realizzare un coperchio abbastanza resistente da sopportare la pressione e le sollecitazioni della produzione e del trasporto, ma contemporaneamente facile da aprire per il consumatore.

La soluzione di Fraze fu un coperchio metallico con una linea di incisione predisposta e un anello fissato alla superficie mediante un sistema di rivettatura. Sollevando e tirando l'anello, il consumatore provocava la rottura della parte incisa e poteva staccare una porzione del coperchio, creando l'apertura necessaria per bere.

La sua invenzione arrivò sul mercato nei primi anni Sessanta. La Pittsburgh Brewing Company fu tra le prime aziende a utilizzare il sistema sulle lattine della birra Iron City, introdotte nel 1962. Il successo fu rapidissimo: le aziende produttrici di bevande compresero che eliminare l'apriscatole significava rendere il prodotto più pratico, aumentare la comodità del consumo e modificare profondamente il rapporto tra confezione e cliente.

Fraze ottenne i suoi brevetti nei primi anni Sessanta, ma la cronologia viene spesso semplificata nelle ricostruzioni divulgative. Una delle sue protezioni fondamentali riguardava il sistema di fabbricazione e fissaggio della linguetta, non l'idea astratta di qualsiasi apertura facilitata. Il brevetto statunitense US 3.191.564, relativo a un metodo di fabbricazione di un giunto metallico, fu depositato nel 1963 e concesso nel 1965. Il suo lavoro, inoltre, non riguardava soltanto il prodotto finale: Dayton Reliable Tool sviluppò anche i macchinari necessari per fabbricare industrialmente i coperchi.

La diffusione fu impressionante. Nel giro di pochi anni la linguetta staccabile si impose negli Stati Uniti e successivamente in numerosi altri mercati. Secondo le ricostruzioni storiche, già nel 1965 circa tre quarti dei birrifici statunitensi avevano adottato il sistema. La lattina non aveva più bisogno di un apriscatole e poteva essere aperta praticamente ovunque.

Ma il successo aveva un prezzo. La linguetta si staccava completamente e diventava un rifiuto metallico che finiva frequentemente nei parchi, sulle spiagge, nei prati e lungo le strade. I bordi taglienti potevano provocare ferite ai piedi e alle mani. Alcuni consumatori, inoltre, avevano l'abitudine di gettare l'anello all'interno della lattina prima di bere, creando un rischio di ingestione accidentale.

Non era soltanto un problema di educazione dei consumatori. Era un difetto strutturale del prodotto: ogni apertura generava un pezzo di metallo separato dalla confezione. La comodità introdotta da Fraze aveva prodotto una nuova forma di inquinamento quotidiano, tanto evidente da spingere diverse amministrazioni a prendere in considerazione restrizioni e divieti per le linguette staccabili.

La seconda rivoluzione arrivò negli anni Settanta. Nel 1971 la Reynolds Metals Company affidò a un proprio dipendente, l'ingegnere Daniel F. Cudzik, il compito di sviluppare un sistema di apertura nel quale la linguetta non venisse più separata dal coperchio. L'obiettivo era eliminare il rifiuto metallico senza rinunciare alla praticità conquistata nel decennio precedente.

Il risultato fu il sistema conosciuto come Stay-On-Tab, letteralmente linguetta che rimane attaccata. Il principio era differente rispetto a quello originale. Sollevando l'anello, il consumatore non strappava via una porzione del coperchio: la linguetta funzionava come una leva e spingeva verso l'interno una sezione metallica delimitata da una linea di incisione. La parte abbassata rimaneva collegata alla lattina attraverso una porzione non incisa, mentre l'anello restava fissato al coperchio.

Il brevetto statunitense US 3.967.752, intestato a Daniel F. Cudzik e assegnato alla Reynolds Metals Company, venne concesso il 6 luglio 1976. La nuova tecnologia risolse uno dei problemi più evidenti del sistema precedente e divenne progressivamente lo standard dell'industria delle bevande.

Anche Fraze lavorò successivamente a sistemi alternativi, cercando di sviluppare aperture più sicure e compatibili con le nuove esigenze ambientali. La competizione tecnologica non si concluse con il brevetto di Cudzik: seguirono ulteriori modifiche, varianti e controversie sui diritti di proprietà industriale. La storia della linguetta moderna non è quindi quella di un singolo brevetto che ha eliminato tutti gli altri, ma di una successione di miglioramenti e rivendicazioni.

Arriviamo alla domanda economica: questi inventori ricevono ancora royalty?

La risposta richiede una distinzione. Fraze riuscì certamente a ottenere importanti benefici economici dalla propria invenzione. La sua azienda sviluppò una notevole attività industriale e stipulò accordi di licenza con grandi operatori del settore. Un accordo particolarmente importante coinvolse Alcoa, alla quale venne riconosciuto un ruolo esclusivo nella concessione delle licenze per la tecnologia ai produttori di lattine e confezioni. La crescita del mercato rese il sistema estremamente redditizio.

Una ricostruzione pubblicata dal Los Angeles Times in occasione della morte di Fraze, nel 1989, riportava che la sua società riceveva royalty dalle linguette prodotte da Alcoa. Non è quindi corretto sostenere che l'inventore non abbia mai guadagnato nulla dalla propria creazione. Al contrario, la sua attività imprenditoriale beneficiò direttamente della diffusione dell'invenzione.

Per Cudzik, la situazione era differente. Il brevetto fondamentale dello Stay-On-Tab fu assegnato alla Reynolds Metals Company, suo datore di lavoro. La società deteneva quindi i diritti economici derivanti da quella specifica protezione brevettuale. Non significa necessariamente che l'ingegnere non abbia ricevuto alcun riconoscimento o compenso professionale, ma non risulta che abbia continuato a incassare royalty personali su ogni lattina prodotta nel mondo.

C'è poi un dettaglio giuridico fondamentale: i brevetti non garantiscono diritti economici perpetui. Negli Stati Uniti, per i brevetti di utilità depositati prima dell'8 giugno 1995, la durata ordinaria era generalmente di 17 anni dalla concessione. La disciplina successiva ha introdotto il criterio dei 20 anni dalla data di deposito, con alcune condizioni e possibili eccezioni. I brevetti fondamentali di Fraze e Cudzik sono dunque scaduti da decenni.

Questo significa che oggi un produttore può utilizzare liberamente i principi tecnici protetti da quei vecchi brevetti, senza dover pagare una royalty ai loro titolari originari. Naturalmente, un particolare modello di linguetta potrebbe essere coperto da brevetti successivi ancora validi, ma non esiste un diritto perpetuo sulle invenzioni storiche che hanno reso possibile il sistema.

Ermal Fraze morì il 26 ottobre 1989, all'età di 76 anni. Daniel Cudzik rimane legato a una delle innovazioni industriali più diffuse del Novecento, anche se il suo nome è molto meno conosciuto rispetto a quello del primo inventore.

La prossima volta che apriremo una lattina, probabilmente non penseremo a nessuno dei due. Eppure, quel piccolo gesto racchiude due generazioni di ingegneria: prima la soluzione che eliminò la necessità dell'apriscatole, poi quella che eliminò il rifiuto metallico prodotto dalla prima invenzione.

La linguetta non è diventata un oggetto universale perché fosse particolarmente sofisticata. È diventata universale perché ha risolto un problema concreto, è stata perfezionata quando ha generato nuove conseguenze e ha potuto essere prodotta su scala industriale. È questa la vera storia dietro uno degli oggetti più comuni che utilizziamo ogni giorno.

Cesio Endrizzi

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