mercoledì 7 maggio 2025

LA GUINNESS DI PEAKY BLINDERS È UNA TRUFFA. E NON È L'UNICA.

 


Tommy Shelby entra nel pub. Si siede. Ordina una pinta. Il barman la versa, e la birra è nera, densa, con una schiuma bianca e cremosa che sembra panna montata. Tommy la guarda, la porta alle labbra, beve. E voi, spettatori, pensate: ecco, questo è il vero pub inglese degli anni Venti. Peccato che quella birra non sia mai esistita. Non nel 1919. Non nel 1926. Non in nessun anno in cui Peaky Blinders è ambientato. Quella pinta perfetta, con la cascata di bollicine e la cupola compatta, è un'invenzione del 1959. E il fatto che nessuno ve l'abbia mai detto la dice lunga su quanto le serie televisive siano disposte a mentire pur di darvi un'immagine che riconoscete.

Partiamo dai fatti. La Guinness moderna, quella che tutti conosciamo, è una nitro-stout. Deve la sua consistenza cremosa all'azoto, un gas che viene aggiunto alla birra per creare quelle bollicine minuscole e persistenti che formano la schiuma densa e la cascata tanto amata dai pubblicitari. L'azotazione è stata introdotta nel 1959. Prima di allora, la stout era naturalmente gassata, spillata da una botte di legno tramite una pompa manuale, e servita a temperatura di cantina. Era scura, sì, ma non nera. Era rosso rubino o marrone. E la schiuma, invece di essere una cupola compatta e bianca, era beige, frizzante, e si dissolveva rapidamente. In altre parole, la Guinness degli anni Venti assomigliava molto più a una birra scura qualsiasi che all'icona che oggi campeggia sui manifesti.

Ma c'è un problema ancora più grande. La Guinness non era la birra della classe operaia. Era la birra che la Guinness voleva vendere alla classe operaia. La campagna "Guinness is Good for You" è iniziata nel 1929, e ha funzionato benissimo, ma prima di allora la maggior parte degli uomini che lavoravano nelle fabbriche, nei porti, nelle fonderie, beveva mild ale. La mild era la bevanda per eccellenza del proletariato britannico tra le due guerre. Era economica, leggermente luppolata, un po' dolce, a basso contenuto alcolico, intorno al 3%. Gli uomini che facevano turni massacranti ne bevevano diverse pinte al giorno per reintegrare liquidi e calorie senza ubriacarsi troppo. Era marrone, torbida, spillata senza sgocciolare da una botte di legno. Era la birra che ti teneva in piedi. Era la birra che ti permetteva di tornare al lavoro. Era la birra che nessuno metteva nei manifesti.

E qui arriviamo al punto che nessuno vuole affrontare. Peaky Blinders non è ambientato a Londra. È ambientato a Birmingham. La domanda che mi avete fatto parla di "East End di Londra", ma la serie non si svolge lì. Si svolge a Birmingham, nelle Midlands, una città industriale dove i veri Peaky Blinders avrebbero bevuto birre prodotte da birrifici locali come Mitchells & Butlers o Ansells. Non Guinness. Non stout importata. Birra locale, spillata dalla botte, bevuta in pinte che non avevano nessuna pretesa estetica. Perché il pub degli anni Venti non era un set cinematografico. Era un luogo rumoroso, affollato, pieno di fumo, dove la birra era un mezzo, non un fine. Non c'era nessuna cascata di bollicine. Non c'era nessuna schiuma perfetta. C'era solo un liquido marrone che sapeva di pane e di luppolo, e che serviva a dimenticare la fatica di una giornata in fabbrica.

La verità è che le serie televisive usano la nitro-stout come scorciatoia visiva. Il contrasto tra la birra scura e la schiuma bianca risalta sullo schermo, segnala immediatamente un'atmosfera ruvida e storica, e permette allo spettatore di riconoscere il "pub inglese" senza doverci pensare. È un codice, non una realtà. È lo stesso motivo per cui nei film ambientati nell'antica Roma tutti indossano la stessa armatura, o per cui nei film ambientati nel Medioevo tutti sono sporchi e infelici. Non è accuratezza storica. È grammatica visiva. È il modo in cui il cinema e la televisione comunicano un'idea senza doverla spiegare.

Ma la grammatica visiva ha un costo. Il costo è che noi, spettatori, cresciamo con un'immagine falsa del passato. Crediamo che la Guinness sia sempre stata così. Crediamo che i gangster degli anni Venti bevessero stout nera. Crediamo che il pub inglese sia sempre stato un luogo dove si beve una birra scura e cremosa. E quando qualcuno ci dice che non è vero, ci arrabbiamo. Perché ci piace l'immagine. Ci piace la pinta perfetta. Ci piace la schiuma bianca. Ci piace Tommy Shelby che beve la sua Guinness e guarda il mondo con aria minacciosa. E non vogliamo che la realtà rovini la finzione.

E allora, cosa dovremmo fare? Dovremmo smettere di guardare Peaky Blinders? No. Dovremmo smettere di bere Guinness? Nemmeno. Dovremmo solo sapere che quello che vediamo sullo schermo non è la storia. È una storia. È un racconto costruito con codici visivi che hanno poco a che fare con la realtà di un pub di Birmingham nel 1919. La mild ale esisteva. Era marrone, torbida, a basso contenuto alcolico. Era la birra che i veri Peaky Blinders bevevano. Ma non era fotogenica. Non aveva la schiuma bianca. Non aveva la cascata di bollicine. E quindi è stata cancellata dalla memoria collettiva, sostituita da un'immagine che funziona meglio sullo schermo.

La prossima volta che guardate Peaky Blinders e vedete Tommy Shelby ordinare una pinta di Guinness, ricordatevi che state guardando una bugia. Una bugia bellissima, una bugia che funziona, una bugia che ha contribuito a rendere la serie un'icona. Ma pur sempre una bugia. E se volete sapere com'era davvero la birra degli anni Venti, cercate una mild ale. Cercate una birra marrone, torbida, a basso contenuto alcolico. Cercate la birra che bevevano gli uomini che costruivano il mondo. Non la birra che i pubblicitari hanno inventato per vendervelo.

Cesio Endrizzi

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