Ci sono uomini che entrano in un bar e ordinano un whisky torbato di cui conoscono a memoria la provenienza, l'età e probabilmente anche l'albero genealogico. Altri chiedono un Martini con l'aria di chi sta per ricevere informazioni riservate dall'MI6. E poi ci sono quelli che scelgono un cocktail con il nome di Ernest Hemingway, uno degli scrittori più famosi del Novecento, e si godono la serata senza dover dimostrare niente a nessuno.
Perché diciamolo: se vuoi ordinare qualcosa di elegante, non devi necessariamente chiedere un cocktail complicato, servito in un bicchiere che sembra uscito da un museo del design. A volte basta un buon Daiquiri. E se vuoi aggiungerci un pizzico di storia letteraria, puoi scegliere la versione legata a Hemingway.
Il suo nome è Hemingway Daiquiri, conosciuto anche come Papa Doble. La ricetta tradizionalmente associata allo scrittore prevede rum bianco, succo di lime, succo di pompelmo e maraschino. Niente panna, ombrellini colorati o decorazioni grandi quanto un lampadario. Solo ingredienti essenziali, sapori decisi e un risultato fresco, agrumato, con una nota amarognola e un tocco di ciliegia.
Ecco come prepararlo a casa, oppure come chiedere al barman di farlo per te.
La ricetta dell'Hemingway Daiquiri
Ingredienti per un cocktail:
- 60 ml di rum bianco
- 15 ml di succo di lime fresco
- 15 ml di succo di pompelmo fresco
- 10 ml di liquore maraschino
- Ghiaccio
La preparazione è semplice. Versa il rum, il succo di lime, quello di pompelmo e il maraschino in uno shaker pieno di ghiaccio. Agita energicamente per circa 10-15 secondi, poi filtra il cocktail in una coppetta ben fredda. Se vuoi, puoi aggiungere una sottile scorza di pompelmo come decorazione.
La ricetta può variare da un bar all'altro: alcune versioni sono più secche, altre leggermente più morbide. La versione classica non è particolarmente dolce, quindi se ami i cocktail zuccherini potrebbe sorprenderti. Ma è proprio questo il bello: non cerca di piacere a tutti a ogni costo.
E se preferisci qualcosa di più morbido e fruttato, c'è il Bellini, preparato con prosecco e purea di pesca bianca. Non è una creazione di Hemingway, naturalmente, ma se qualcuno ti propone un improbabile «Bellini alla Hemingway», puoi almeno sorridere: nel mondo dei cocktail, attribuire un nome famoso a una bevanda è un modo piuttosto efficace per farla sembrare immediatamente più interessante.
La cosa divertente è che Hemingway non aveva bisogno di inventarsi un personaggio da duro. Era un uomo pieno di contraddizioni, con una vita intensa e una personalità tutt'altro che semplice. La sua fama, i suoi viaggi e la sua scrittura hanno contribuito a costruire quell'immagine di uomo avventuroso che ancora oggi viene associata al suo nome. Ma non serve imitarne gli eccessi, né trasformare il consumo di alcol in una prova di virilità.
In fondo, la vera eleganza al bar è molto meno complicata di quanto certi esperti di bicchieri e distillati vogliano farci credere. Conoscere quello che si ordina è piacevole; saperlo apprezzare è ancora meglio. Ma ordinare un cocktail soltanto per impressionare gli altri è un po' come comprare un libro per metterlo in bella vista sullo scaffale senza leggerlo mai.
Quindi, la prossima volta che sei al bancone, puoi chiedere un Hemingway Daiquiri. Se il barman lo conosce, bene. Se non lo conosce, puoi spiegargli gli ingredienti oppure scegliere un altro cocktail. E se qualcuno al tavolo ti domanda perché hai ordinato proprio quello, puoi rispondere semplicemente che ti andava di provarlo.
Non devi convincere nessuno di essere un uomo interessante. E, soprattutto, non devi bere per dimostrarlo.
Cesio Endrizzi
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