mercoledì 22 gennaio 2025

Mojito all'anguria, il cocktail fresco per un'estate di passione

 

Fresco, passionale ed entusiasmante. In poche mosse possiamo preparare un cocktail perfetto per l'estate da sorseggiare in compagnia al mare, a bordo piscina oppure in una serata spensierata. Il Mojito all'anguria è una rivisitazione tropicale del classico cubano, che sostituisce l'acqua tonica con il succo di anguria per un risultato esplosivo di freschezza e colore . Se pensiamo all'estate, pensiamo all'anguria: succosa, dolce e dissetante. Se pensiamo a un cocktail, pensiamo al Mojito: fresco, aromatico e leggero. Unire queste due icone significa creare una sinfonia di sapori che conquista al primo sorso.

Il Mojito, come lo conosciamo oggi, è un cocktail cubano a base di rum bianco, zucchero di canna, lime, menta, acqua tonica e ghiaccio tritato . Una preparazione semplice ma affascinante, che ha saputo conquistare il mondo grazie alla sua fragranza e al suo equilibrio perfetto tra dolce, aspro e amaro.

La variante all'anguria, che prende il nome di Mojito de Sandía (o Watermelon Mojito), è un'evoluzione naturale di questo classico. Nasce dalla voglia di rendere il cocktail ancora più estivo, utilizzando uno dei frutti più amati della stagione. L'anguria, con la sua polpa rossa e succosa, non solo aggiunge colore e dolcezza, ma dona al drink una texture vellutata e una freschezza ineguagliabile . Da leggenda metropolitana a realtà: si dice che il Mojito all'anguria sia nato nei bar di Miami, dove la comunità cubana ha iniziato a sperimentare con i frutti locali per rivisitare il cocktail della tradizione. Ed è proprio la versatilità di questo drink che lo rende così speciale: la polpa di anguria può essere messa nello shaker per essere frantumata, oppure il succo può essere aggiunto al posto della soda .

Il Mojito all'anguria è tecnicamente un "long drink" appartenente alla famiglia degli Highball . La sua preparazione è alla portata di tutti, anche di chi non è un barman professionista . Il segreto sta nella qualità degli ingredienti e nella cura con cui si mescolano.


Ingredienti:

  • ½ lime a persona (fresco, per un succo acidulo)

  • 2 cucchiaini da caffè di zucchero di canna grezzo

  • 6/7 foglie di menta (fresca, per un aroma intenso)

  • 1 fetta d'anguria rossa e succosa

  • 2/3 more

  • 2/3 lamponi

  • 4 cl di rum chiaro

  • 2 cl di liquore al frutto della passione

  • Ghiaccio a cubetti


Tecnica: Build (preparato direttamente nel bicchiere). Bicchiere: tumbler basso.


Procedimento:

  1. Tagliare a metà per il lungo il lime e poi ancora in quattro parti.

  2. Adagiare gli spicchi sul fondo del bicchiere e ricoprirli con lo zucchero di canna e le foglie di menta.

  3. Utilizzando il manico di un coltello o di un mattarello (se non avete a disposizione un pestello) schiacciare il tutto fino a quando non uscirà il succo dei lime e sarà ben amalgamato allo zucchero.

  4. Versare il rum chiaro e il liquore al frutto della passione. Colmare il bicchiere di ghiaccio a cubetti.

  5. Schiacciare la fetta d'anguria per estrarne il succo (circa 7/8 cl) e aggiungerlo agli altri ingredienti.

  6. Aggiungere le more e i lamponi, mescolare e servire.

Se si desidera un cocktail più leggero, si può aggiungere del seltz o dell'acqua tonica ghiacciata . Un ulteriore consiglio: per esaltare la presentazione, potete decorare il bicchiere con un rametto di menta fresca e una fettina di lime, creando un effetto scenografico che conquisterà tutti.

Il Mojito all'anguria è un cocktail che va servito freddo, per esaltare al massimo la sua freschezza e la sua capacità di dissetare. È perfetto per un aperitivo in riva al mare, per un dopo cena spensierato o per accompagnare un pomeriggio in piscina .

Per chi vuole stupire gli amici, il consiglio da barman è di prepararlo direttamente in una caraffa per servire più persone contemporaneamente. In questo caso, si spremono i lime invece di pestarli e si preparano tutti gli ingredienti nella brocca, mantenendo sempre le stesse proporzioni per le quantità.

Ma l'effetto wow è garantito se lo si prepara direttamente all'interno di un'anguria svuotata. Il procedimento è semplice e scenografico:

  1. Scegliere un'anguria matura e dolce.

  2. Tagliare la calotta superiore e svuotare la polpa con un cucchiaio.

  3. Frullare la polpa e filtrarla per ottenere un succo omogeneo.

  4. Versare il succo di anguria all'interno della "cascia" di anguria, aggiungendo il rum, il succo di lime, lo sciroppo di zucchero e la menta.

  5. Aggiungere il ghiaccio, mescolare e servire direttamente con un mestolo o un cucchiaio di legno.

  6. Guarnire con fette di lime e rametti di menta.

Un risultato che unisce sapore e spettacolo, perfetto per ogni occasione speciale. Il Mojito all'anguria è la dimostrazione che la creatività e la passione possono trasformare un semplice drink in un'esperienza indimenticabile .



martedì 21 gennaio 2025

Brahma: il sorso carioca che ha conquistato il mondo

 

La Brahma è una birra che porta con sé tutto il calore, il ritmo e l’energia del Brasile. Nata sulle rive della baia di Guanabara, a Rio de Janeiro, ha saputo trasformarsi da piccolo sogno artigianale a gigante globale, diventando la seconda birra più consumata in Brasile e la nona al mondo . Oggi è un'icona del lifestyle brasiliano, un simbolo che si riconosce in qualsiasi angolo del pianeta.

La storia inizia nel 1885, quando l’ingegnere svizzero Joseph Villiger, ormai stabilitosi in Brasile, iniziò a produrre una birra che soddisfacesse il suo gusto personale . Il prodotto ebbe un tale successo che nel 1888 decise di fondare una propria compagnia: la "Manufactura de Cerveja Brahma Villiger & Companhia" .

Ma da dove arriva il nome "Brahma"? L'origine è incerta e avvolta in un alone di mistero. Secondo il sito ufficiale del marchio, Villiger, uomo di profonda spiritualità, si sarebbe ispirato alla divinità indù Brahma . Esiste però una versione più pratica: in portoghese brasiliano, "Brahma" può essere associato a una parola che significa "toro", evocando forza e potenza .

Nel 1894, il marchio passò nelle mani di George Maschke & Cia. e nel 1904 si fuse con la birreria Teutonia per dare vita alla Companhia Cervejaria Brahma S/A . Da quel momento, la crescita fu inarrestabile. Nel 1934 arriva il lancio della Brahma Chopp, una birra che replicava in bottiglia la freschezza della birra alla spina e che divenne un bestseller nazionale . Nel 1943 fu la volta della Brahma Extra, una lager più corposa .

Con il passare dei decenni, la Brahma si è espansa a livello internazionale e ha ampliato la sua gamma, introducendo varianti come la Malzbier, la Bock e la Light. Un punto di svolta epocale arrivò nel 1999, quando la Companhia Cervejaria Brahma si fuse con la sua storica rivale, la Companhia Antarctica Paulista, dando vita ad AmBev, il colosso brasiliano che in seguito, fondendosi con Interbrew, sarebbe entrato a far parte del gigante mondiale Anheuser-Busch InBev .

La gamma Brahma è variegata e offre diverse esperienze di gusto:

  • Brahma Chopp: è la regina incontrastata del mercato brasiliano . Una Pale Lager dal colore dorato brillante, con una schiuma bianca e compatta e un profumo delicato di cereali e malto . È la versione che conserva la freschezza e la facilità di bevuta della birra alla spina, con una gradazione alcolica di circa il 5% .

  • Brahma: lanciata nel 2004 con distribuzione globale, si basa sulla ricetta della Chopp, con un grado alcolico leggermente più basso (4,3%) e un gusto altrettanto fresco .

  • Brahma Extra: una lager dal carattere più deciso e corposo, pensata per chi cerca un sapore più intenso .

  • Brahma 0,0%: la versione analcolica, pensata per un consumo senza alcol ma con lo stesso spirito del marchio .


La Brahma, con il suo profilo leggero e la sua freschezza, è una compagna ideale per molti piatti. La sua natura dissetante la rende perfetta per:

  • La cucina brasiliana: è il partner naturale della feijoada, ma anche di carne alla griglia, stufati e piatti a base di pesce.

  • Cibi piccanti e speziati: la sua freschezza aiuta a spegnere il fuoco del peperoncino, tipico di molte preparazioni del Nordest brasiliano.

  • Insalate e piatti leggeri: la sua leggerezza e la sua bassa amarezza la rendono un'ottima scelta per i piatti estivi.

  • Fritti e salatini: è l'accompagnamento perfetto per il pastel, la coxinha o semplicemente delle olive, come da tradizione carioca.

La temperatura di servizio ideale per una Brahma è intorno ai 6-8°C, per esaltare al massimo la sua piacevolezza e la sua capacità di dissetare.

Il marchio Brahma è sempre stato sinonimo di innovazione. Nel 2023, Ambev ha lanciato la Brahma in lattina di alluminio, che riproduce la qualità della birra alla spina . L'azienda ha messo a punto un processo di microfiltrazione che garantisce qualità e una schiuma super cremosa, richiedendo però l'intera catena logistica refrigerata per preservare la freschezza .

Degna di nota è anche la capacità di Brahma di legarsi alla cultura del calcio brasiliano, creando lattine a tema con i colori delle squadre . Questo connubio tra birra e sport è un altro tassello del suo profondo legame con l'identità nazionale.

Oggi Brahma è molto più di una semplice birra: è un pezzo di storia del Brasile, esportata in oltre 30 paesi e simbolo di un paese che sa come accogliere il mondo con un sorriso e un brindisi .




lunedì 20 gennaio 2025

Achel: La Piccola Trappista che ha Perso il Suo Nome

 


Achel è una birra belga con una storia affascinante, che un tempo faceva parte dell'élite delle birre trappiste e che, nonostante abbia perso il suo titolo ufficiale, continua a essere prodotta e apprezzata per il suo gusto inconfondibile .

Le radici della birra Achel affondano nel 1648, quando dei monaci olandesi costruirono una cappella ad Achel, in Belgio. La cappella divenne un'abbazia nel 1686, ma fu distrutta durante la Rivoluzione francese. Nel 1844, le rovine furono ricostruite dai monaci di Westmalle, che iniziarono a produrre la loro prima birra nel 1852 .

L'attività subì un duro colpo durante la Prima Guerra Mondiale: nel 1917, i tedeschi smantellarono il birrificio per ricavarne circa 700 kg di rame . Fu solo nel 1998 che i monaci decisero di ricominciare a produrre birra, con l'aiuto delle abbazie trappiste di Rochefort e Westmalle . Nel 2001, videro la luce le famose birre Achel 8° .

La storia della birra come prodotto "trappista" si è conclusa nel gennaio 2021, quando gli ultimi due monaci hanno lasciato l'abbazia per trasferirsi a Westmalle . Di conseguenza, Achel ha perso il diritto di fregiarsi del logo esagonale "Authentic Trappist Product" . La produzione è proseguita sotto la supervisione dell'abbazia di Westmalle . Nel 2023, l'abbazia e il birrificio sono stati venduti, decretando la fine definitiva del legame con i monaci trappisti .

La gamma delle birre Achel si distingue per il tenore alcolico e il colore, con le parole "Blond" e "Bruin" a indicare rispettivamente le versioni bionde e scure .

  • Achel Blond 8° & Bruin 8°: Le versioni più note e distribuite, con un grado alcolico dell'8% . La Blonde (8%) è descritta come una birra di stile Tripel, dal gusto dolce e dal colore biondo opalescente . La Bruin (8%), invece, è una Dubbel (doppio malto) con un profilo che richiama caramello e frutta matura .

  • Achel Blond 5° & Bruin 5°: Versione più leggera, con il 5% di alcol, disponibile principalmente alla spina presso l'abbazia .

  • Achel Extra: Una versione più potente, con un gradazione alcolica che arriva al 9,5%. È disponibile sia in versione bionda che scura .

Oggi, pur non essendo più una birra trappista, la produzione di Achel continua a mantenere vivo il suo carattere, con un sapore che, come assicurano gli esperti, è rimasto invariato .


domenica 19 gennaio 2025

Stuzzichino: Il Piccolo Grande Piacere dell'Aperitivo all'Italiana

 

Cos'è uno Stuzzichino?

Lo stuzzichino è un piccolo antipasto, generalmente salato, che può essere consumato come aperitivo o fare parte di merende e buffet. Il nome stesso suggerisce la sua funzione: "stuzzicare" l'appetito, invogliare al pasto o semplicemente accompagnare un drink in modo leggero e gustoso.

Gli stuzzichini vengono serviti nei bar come accompagnamento degli aperitivi, oppure consumati in casa come antipasto o durante feste e ricevimenti. Sono l'emblema del finger food italiano: piccoli bocconi da mangiare con le mani, senza bisogno di posate, perfetti per socializzare e sorseggiare un buon bicchiere.

La caratteristica principale dello stuzzichino è la facilità di consumo. Si tratta di alimenti in formato mignon, pensati per essere mangiati in uno o due morsi. Ecco le tipologie più comuni:

  • Classici infilzati: Olive, cipolline in agrodolce, cubetti di salumi (come mortadella, prosciutto o salame), formaggi stagionati, sottaceti e sottoli, infilzati in uno stuzzicadenti o serviti con gli stuzzicadenti a parte.

  • Mini panini e tramezzini: Piccole fette di pane o pancarré farcite con salumi, formaggi, creme spalmabili o verdure.

  • Mini bruschette e crostini: Fette di pane tostato condite con pomodoro, olive, paté, funghi o altre specialità.

  • Pizzette e focaccine: Piccole basi di pizza o focaccia condite con ingredienti classici o più elaborati.

  • Mini würstel e involtini: Salsicce in miniatura avvolte nella pasta sfoglia o nella pancetta.

  • Verdure ripiene: Olive farcite, peperoncini ripieni di tonno o formaggio, datteri avvolti nel bacon.

  • Formaggi e salumi in cubetti: Serviti semplicemente con stuzzicadenti per essere infilzati al momento.

  • Patatine, noccioline e salatini: Sebbene non siano preparazioni artigianali, nel linguaggio comune e nei bar vengono spesso considerati stuzzichini da aperitivo.

Stuzzichini Dolci?

Prevalgono gli stuzzichini salati, ma talvolta si possono trovare anche varianti dolci: piccoli biscotti, tartellette alla frutta, mignon di pasticcini, o frutta secca e candita, serviti magari con un bicchiere di vino dolce o spumante.

Lo stuzzichino si fonde e si confonde con altre tradizioni regionali italiane, assumendo nomi e caratteristiche diverse:

  • Cicheti (Venezia): I celebri "cicchetti" veneziani sono l'equivalente locale dello stuzzichino: piccole fette di pane (crostini) con sopra baccalà, sarde in saor, polpette di pesce, o verdure. Sono il simbolo dell'aperitivo nella Serenissima.

  • Tapas (Spagna): Pur essendo spagnole, le tapas sono molto simili agli stuzzichini italiani: piccole porzioni di cibo servite con le bevande.

  • Antipasti vari: In molte regioni italiane, gli stuzzichini si confondono con il più ampio mondo degli antipasti, che possono essere più elaborati e abbondanti.

Nel bar italiano, gli stuzzichini sono un accompagnamento classico degli aperitivi. Spesso vengono offerti al bancone insieme a cocktail alcolici o analcolici, creando un momento di socialità e leggerezza. Nei bar, è comune trovare:

  • Olive e cipolline in salamoia.

  • Cubetti di formaggio e salumi.

  • Patatine fritte confezionate, noccioline e salatini, che nel dire comune rientrano a tutti gli effetti nella definizione di stuzzichini.

Negli ultimi anni, molti locali hanno elevato l'arte dello stuzzichino a vera e propria proposta gastronomica, offrendo buffet di aperitivi con una vasta scelta di stuzzichini caldi e freddi, trasformando l'happy hour in un momento di gusto e convivialità.

Preparare stuzzichini in casa è un'arte semplice e gratificante, perfetta per ricevere amici o per un antipasto sfizioso. Ecco alcune idee:

  • Spiedini di mozzarella e pomodorini: Alternare mozzarella ciliegina e pomodorini su uno stuzzicadenti, condire con olio, sale e origano.

  • Crostini al paté: Spalmare paté di olive o di funghi su crostini di pane tostato.

  • Involtini di melanzane: Grigliare fette di melanzana e avvolgerle con ricotta e pinoli.

  • Uova ripiene: Sbollentare uova sode, tagliarle a metà e riempire il tuorlo con maionese, senape e acciughe.

  • Frittatine mignon: Piccole frittatine di verdure o formaggi, tagliate a cubetti.

Curiosità

  • Lo stuzzicadenti: Il piccolo bastoncino di legno, spesso di betulla, è il simbolo stesso dello stuzzichino. La sua origine è antichissima, ma la produzione industriale iniziò nel XIX secolo negli Stati Uniti.

  • Il termine "stuzzichino": Deriva dal verbo "stuzzicare", che significa "provocare, stimolare". Lo stuzzichino, infatti, stuzzica l'appetito.

  • Il "giro degli stuzzichini": In molte città italiane, fare il "giro degli stuzzichini" significa andare da un bar all'altro, degustando i diversi stuzzichini offerti con l'aperitivo.

Lo stuzzichino è molto più di un semplice boccone: è un rituale sociale, un momento di condivisione, un piccolo piacere che accompagna la vita quotidiana italiana. Che sia un'oliva infilzata in uno stuzzicadenti al bancone di un bar, un crostino servito a una festa o un cicheto veneziano, lo stuzzichino rappresenta la capacità italiana di trasformare anche il gesto più semplice in un momento di gusto e convivialità.


sabato 18 gennaio 2025

Barista, Barman, Bartender: Le Professioni del Bancone

 


Il mondo del bar è molto più complesso di quanto appaia a chi si siede al bancone o al tavolo per ordinare un drink. Dietro ogni cocktail, ogni caffè, ogni servizio impeccabile, c'è una rete di figure professionali specializzate, ciascuna con competenze, responsabilità e percorsi formativi diversi. In Italia, il termine "barista" è spesso usato in modo generico, ma nel gergo professionale indica una figura ben precisa, distinta da barman, bartender e altre specializzazioni.

Il barista è la figura che opera nel bar di caffetteria, i cosiddetti "coffee shops". La sua competenza principale è la preparazione dell'espresso e di tutti i suoi derivati (cappuccino, latte macchiato, marocchino, ecc.) utilizzando la macchina per caffè espresso [dalle informazioni fornite]. Ma non è solo un esecutore: il barista deve avere una profonda conoscenza del prodotto che maneggia.

Le competenze di un barista includono:

  • Conoscere e distinguere le differenti varietà di caffè, per esaltare al meglio le peculiarità delle singole origini o della miscela [dalle informazioni fornite]

  • Conoscere le differenti tecnologie e i differenti gradi di tostatura

  • Padroneggiare l'acqua da utilizzare per le preparazioni

  • Conoscere le differenti tipologie di preparazione: caffè filtro, caffè alla turca, moka italiana, espresso, french press, aeropress [dalle informazioni fornite]

Il barman è la figura associata alla preparazione di bevande alcoliche secondo tecniche tradizionali. È colui che lavora con misurini, dosando con precisione gli ingredienti, curando la ricercatezza della ricetta, la presentazione del cocktail, i profumi e il sapore, a scapito di una minor velocità [dalle informazioni fornite].

Questa figura professionale è tipica dei Grandi Hotel, dei cocktail bar e dei lounge bar, dove l'attenzione al dettaglio e la qualità del servizio sono prioritarie.

Il bartender è il barman in chiave americana. Utilizza tecniche specifiche dell'American Bartending, basate sul freepouring, un sistema di conteggio verbale che permette di misurare gli alcolici senza misurini, e su prese multiple delle bottiglie (2-3-4-5 alla volta) che velocizzano la costruzione del singolo cocktail [dalle informazioni fornite].

Inoltre, il bartender conosce tecniche di Speed Round che gli permettono di lavorare da solo servendo molte persone. È la figura che troviamo nelle discoteche, nei pub e nei grandi eventi dove l'affluenza richiede rapidità d'esecuzione [dalle informazioni fornite].

Il Japanese Bartender è una figura alternativa, quasi filosofica, che unisce la precisione giapponese alla tradizione occidentale. I barman giapponesi sono famosi per la loro meticolosità, la cura dei dettagli e la capacità di creare un'esperienza quasi teatrale intorno alla preparazione del cocktail.

In un bar di medio-alto livello, il personale è organizzato in una gerarchia precisa:

  • Capo Barman (o Bar Manager): ha la completa responsabilità del reparto. Deve essere dotato di ottime capacità di organizzazione e gestione, valutare la condotta dei dipendenti e, nelle grandi strutture, curare le pubbliche relazioni e la gestione della clientela [dalle informazioni fornite].

  • Primo Barman: cura l'area del banco bar e il rifornimento. I suoi principali interlocutori sono i clienti; deve quindi avere una buona cultura generale e conoscere almeno una lingua straniera [dalle informazioni fornite].

  • Secondo Barman: deve essere in grado di sostituire il primo barman, disponendo delle sue stesse competenze [dalle informazioni fornite].

  • Cameriere ai Tavoli: non è un semplice "porta bevande". Deve saper parlare almeno due lingue, avere una buona cultura generale, saper ascoltare i clienti, proporre e vendere i prodotti al tavolo [dalle informazioni fornite].

  • Barback: l'apprendista del bartender, che si occupa delle mansioni di supporto [dalle informazioni fornite].


Barchef e Molecular Mixologist: Il Futuro del Bancone

Sono i barman dell'ultima generazione. Sanno coniugare la creatività classica alla preparazione di cocktail insoliti, utilizzando tecniche moderne come spume, gelatine, capsule e sfere di bitter. Utilizzano attrezzi che fino a poco tempo fa erano appannaggio esclusivo delle cucine d'avanguardia: affumicatori, saldatori, blender [dalle informazioni fornite].


Le Figure Scomparse e quelle di Nicchia

  • Chef d'Hall: figura quasi scomparsa, un gradino inferiore al Capobarman, si occupava del servizio ai tavoli nei grandi saloni. Ora questo compito è svolto direttamente dal Capobarman o da un Secondo Barman [dalle informazioni fornite].

  • Demie Chef de Bar: qualifica quasi inesistente in Italia, ma presente in paesi come Germania e Svizzera. Si tratta di un giovane con qualche anno di esperienza, non ancora pronto per essere barman, che si occupa dell'apertura del bar al mattino [dalle informazioni fornite].

  • Flair Bartender: colui che utilizza tecniche del flair bartending, eseguendo acrobazie con bottiglie e shaker [dalle informazioni fornite].


In Italia, la formazione per queste professioni può avvenire attraverso diversi percorsi:

  • Istituti alberghieri (per il barman classico)

  • Corsi organizzati da Federazioni o Associazioni di categoria

  • Corsi organizzati da Regioni e Province

  • Corsi di American Bartending

  • Corsi di Japanese Bartending

[dalle informazioni fornite]

Il mondo del bar è quindi un universo di competenze specializzate, dove ogni figura ha un ruolo preciso e insostituibile, e dove la passione per il prodotto si unisce alla tecnica, alla velocità e all'arte del servizio.



venerdì 17 gennaio 2025

Spritz: l'aperitivo italiano che ha conquistato il mondo

 


Lo spritz è molto più di un semplice cocktail: è un rito, un simbolo, un'icona del lifestyle italiano. Questo long drink aperitivo, popolare in tutto il Triveneto e ormai diffusissimo in Italia e all'estero, è diventato negli anni il protagonista indiscusso dell'ora dell'aperitivo. Dal 2011 è anche un cocktail ufficiale della IBA, con il nome di "spritz veneziano".

Lo spritz è un long drink a base di vino bianco frizzante (solitamente prosecco), un bitter e una spruzzata di acqua frizzante o seltz. La sua formula semplice e rinfrescante lo rende perfetto per un aperitivo in compagnia, specialmente nelle calde giornate estive.

La ricetta veneziana tradizionale prevede:

  • 1/3 di vino bianco frizzante

  • 1/3 di bitter

  • 1/3 di acqua frizzante

La ricetta ufficiale IBA (Spritz Veneziano):

  • 5 cl di prosecco

  • 4 cl di Aperol

  • q.b. di soda/seltz

Per prepararlo, si versa il vino in un bicchiere old-fashioned (o un calice da vino, come suggerisce la retroetichetta dell'Aperol) contenente ghiaccio, si aggiunge il bitter, poi l'acqua frizzante e si guarnisce con mezza fetta d'arancia.

Le origini dello spritz sono avvolte nel mistero, ma la storia più accreditata lo lega all'occupazione austriaca del Veneto. Si racconta che i soldati dell'Impero austriaco, abituati a birre meno alcoliche, trovassero i vini veneti troppo forti e decidessero di allungarli con seltz o acqua frizzante. Da qui il nome, che deriverebbe dal verbo tedesco austriaco spritzen, che significa "spruzzare", il gesto appunto di allungare il vino con l'acqua.

Questa usanza si è conservata inalterata a Trieste (città asburgica fino al 1918) e in molte località del Nord-est, dove ancora oggi gli anziani chiamano "vin sprizato" il vino allungato con l'acqua.

Lo spritz come cocktail vero e proprio nasce presumibilmente tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, tra Padova e Venezia, quando si pensò di unire a questa tradizione l'Aperol (presentato alla Fiera di Padova nel 1919) o il Select (prodotto dai fratelli veneziani Pilla). Diventato popolarissimo a Venezia e Padova a partire dagli anni Settanta, lo spritz ha poi conquistato l'intero Veneto, per diffondersi poi nel resto del Centro-Nord.

Il bitter è l'ingrediente che caratterizza lo spritz, e la sua scelta determina il gusto e il colore del cocktail.

  • Aperol – il più famoso e diffuso in Italia e nel mondo. Di colore arancione brillante, è più dolce e meno amaro del Campari, ed è utilizzato nella ricetta ufficiale IBA dello "spritz veneziano".

  • Campari – più amaro e intenso, di colore rosso rubino, dà origine a uno spritz più secco e deciso.

  • Select – il bitter veneziano per eccellenza, utilizzato per il "Select Spritz". Di colore rosso rubino, è considerato da molti il vero bitter della tradizione veneziana.

  • Cynar – amaro a base di carciofo, per uno spritz più amarognolo e complesso.

  • China Martini – o altri amari simili, per varianti più particolari.

Per chi vuole provare la variante veneziana, le proporzioni sono:

  • 7 cl di Select

  • 7 cl di prosecco

  • una spruzzata di soda

  • ghiaccio e una grande oliva verde in guarnizione

Lo spritz si prepara nel bicchiere, senza shakerare, versando prima il bitter, poi il prosecco e infine la soda.

La notorietà dello spritz a livello nazionale è esplosa nel 2008, quando l'Aperol ha lanciato un'intensa campagna pubblicitaria inneggiante al consumo del cocktail. Da lì, la bevanda si è diffusa in Lombardia, Emilia-Romagna, e in tutto il Centro-Sud, diventando un fenomeno di costume, il simbolo dell'aperitivo italiano esportato in tutto il mondo.

Oggi lo spritz è servito in ogni angolo del globo, da New York a Londra, da Tokyo a Sydney, ed è ormai diventato un'icona del "made in Italy" insieme a pizza, pasta e caffè.


Curiosità

  • La ricetta ufficiale IBA è con Aperol, ma i veneziani conoscono anche la versione con Select, considerata la più autentica.

  • In Alto Adige e a Trieste, con "spritz" ci si riferisce ancora alla maniera originale: vino bianco e acqua frizzante. La versione con il bitter viene chiamata "veneziano".

  • Il Pirlo, il cocktail tipico bresciano, è una variante dello spritz che utilizza vino bianco fermo (invece del frizzante).

  • Il cocktail ha ispirato anche la creazione dello Spritz al Limone con limoncello e prosecco, e lo Spritz al Melograno con succo di melograno fresco.

Spritz fatto in casa

Preparare uno spritz a casa è semplice:

  1. Riempire un bicchiere con ghiaccio

  2. Versare il bitter (Aperol, Campari o Select) e il prosecco

  3. Aggiungere un goccio di soda

  4. Mescolare delicatamente

  5. Guarnire con una fetta d'arancia (per l'Aperol Spritz) o un'oliva (per il Select Spritz)

Si consiglia di servire in un calice ampio, per esaltare il perlage e gli aromi.


giovedì 16 gennaio 2025

Limoncello, il liquore campano che ha conquistato il mondo

 


Il limoncello è uno dei liquori della Campania più antichi e famosi ed esprime i profumi, i colori e i sapori di una terra felice ed ospitale, la cui tradizione enogastronomica è ricca di ricette semplici e artigianali. Un sorso di questo nettare giallo brillante significa assaporare l'essenza stessa della Costiera Amalfitana, della Penisola Sorrentina e dell'isola di Capri, terre che si contendono ancora oggi la sua paternità.

La storia del limoncello è avvolta in un alone di mistero. La versione più accreditata racconta che il liquore sia nato agli inizi del Novecento in una pensione di Capri, dove la signora Maria Antonia Farace deliziava i suoi ospiti con un liquore al limone fatto in casa, che in dialetto caprese chiamavano limonillo. Il nipote, Massimo Canale, ne brevettò poi il marchio nel 1988, fondando la Limoncello di Capri S.r.l.

Tuttavia, anche Sorrento e Amalfi rivendicano con orgoglio la nascita di questo liquore. A Sorrento, si racconta che le grandi famiglie locali, già agli inizi del Novecento, servissero il limoncello come fine pasto. Ad Amalfi, invece, c'è chi sostiene che venisse già utilizzato da pescatori e contadini per combattere il freddo ai tempi dell'invasione dei Saraceni. Indipendentemente da quale sia la versione vera, il limoncello affonda le sue radici nelle tradizioni agrarie di questa costa, rappresentando un rito di ospitalità e convivialità che unisce le persone.

La ricetta del limoncello è di una semplicità estrema, ma richiede tempo, pazienza e, soprattutto, materie prime di altissima qualità. La bontà del risultato finale dipende quasi esclusivamente dai limoni utilizzati, che devono essere biologici e, secondo i tradizionalisti, devono essere esclusivamente il Limone di Sorrento IGP (chiamato anche "ovale di Sorrento") o il Limone Sfusato Amalfitano IGP.

Queste varietà, protette dal marchio IGP, sono le sole che permettono di ottenere il vero limoncello, perché crescono in un territorio unico al mondo, nutrendosi della terra vulcanica e delle brezze marine del Golfo di Napoli. La loro buccia spessa, rugosa e ricca di oli essenziali conferisce al liquore il suo aroma deciso e il suo gusto intenso e inconfondibile.

Per la versione fatta in casa, gli ingredienti sono i seguenti:

  • 10 limoni non trattati (meglio se IGP di Sorrento o Amalfi)

  • 1 litro di alcol etilico puro (gradazione 90-95°)

  • 600-700 grammi di zucchero

  • 1 litro di acqua

Il procedimento è tramandato di generazione in generazione. Dopo aver lavato e asciugato i limoni, si sbucciano con un pelapatate, avendo cura di prelevare solo la parte gialla superficiale (il flavedo) e lasciando intatta la parte bianca e amara (l'albedo). Le scorze vengono quindi messe a macerare nell'alcol per un periodo che varia da una settimana a un mese in un luogo buio e fresco. Trascorso il tempo, si prepara uno sciroppo con acqua e zucchero, lo si lascia raffreddare, lo si unisce all'alcol filtrato e si lascia riposare il tutto per qualche altro giorno prima di imbottigliare.

Il limoncello non è mai fuori posto su nessuna tavola. Può essere servito come aperitivo, ma è come digestivo dopo i pasti che esprime tutto il suo carattere. La tradizione vuole che venga servito freddo, quasi ghiacciato, direttamente dal freezer, in piccoli bicchieri di ceramica o di vetro[5][6][9].

La sua versatilità, però, non si ferma qui. Nelle calde giornate estive, poche gocce di limoncello versate in un bicchiere di acqua fresca creano una bevanda dissetante e leggermente alcolica. Viene anche utilizzato per aromatizzare dolci, come la celebre Delizia al limone, o per creare cocktail e granite.

La sua fama ha varcato i confini nazionali, conquistando in particolare il mercato statunitense, dove viene prodotto anche con i limoni della California. A contribuire a questo successo è stato in modo determinante l'attore Danny DeVito, che in un'intervista televisiva del 2006 dichiarò il suo amore per il limoncello, definendolo "un bicchiere di sole liquido", e contribuendo a farne impennare la popolarità in tutto il mondo. Oggi il limoncello è un simbolo del made in Italy, esportato e apprezzato in ogni continente.


 
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